Archivio per rivoluzione industriale

Analogico

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 marzo 2017 by Michele Nigro

Una rinnovata

infanzia analogica

ho sognato,

racconti a corto raggio

sapienze locali

su panchine sconnesse,

un segnale scorticato

come acqua piovana

riscopre terreni ignoranti.

 

Parole dette in faccia

saliva schizzata e

contatti umani,

segugi fiutano fatti

domande da strada

e notizie lente

che vanno a vapore

metro dopo metro,

a rivivere

velocità preindustriali,

fantasie forzate

dal non visto luminoso

al di là della collina.

 

Ritornerà il mistero perduto

e avrà il sapore ingenuo

delle dolci sere di primavera

sprecate in provincia.

immagine:

Martin Lewis (1881-1962),

Relics (Speakeasy Corner)

(M.74) Drypoint, 1928

La pizza secondo Ikea

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 marzo 2017 by Michele Nigro

… idea proposta da Nigricante al colosso svedese…

Trainspotter

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 aprile 2015 by Michele Nigro

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Strana invenzione

legata a ricordi infantili

notturni occhi di drago sbuffante

su parallele metalliche, forse infinite

auscultate da orecchie indiane

riverbero moderno

di vaporici entusiasmi.

Bizzarro e pesante

l’andare verso mete invisibili

rivelate da quelle presenze binarie

estensioni di un desiderio, lucenti e bullonate

in attesa di transiti fra l’erba selvaggia e i sassi

odoranti di piscio viaggiatore,

sognate tra miraggi

di ferri estivi roventi

per passione e sole

preannunciate da vene elettriche

sospese in cielo

compagne mute e vibranti di riflessioni

che precedono partenze.

Mannaggia ‘a Marina

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , on 5 ottobre 2013 by Michele Nigro

I Comitati delle Due Sicilie rendono disponibile alla lettura on line e al download il fascicolo Mannaggia ‘a Marina” che Vincenzo Tortorella ha preparato coadiuvato da Antonio Cimmino di Castellammare di Stabia (che ha fornito le schede della flotta) sui principali navigli della Real Armata di Mare duosiciliana prodotti nel Real Cantiere Navale di Castellammare di Stabia.

Nel fascicolo sono inoltre presenti cenni storici sulla Real Armata di Mare, sul Real Cantiere Navale di Castellammare.

Tutte le schede sono state elaborate da Antonio Cimmino, esperto di storia navale antica e contemporanea a cui vanno i nostri ringraziamenti per l’eccellente lavoro svolto alla diffusione della nostra storia identitaria.

Per visualizzare il fascicolo ed eventualmente scaricarlo cliccare sul seguente link: armatadimare

Pagine 115 – dimensione 13.3 Mb

(fonte della notizia qui)

armatadimare di Vincenzo Tortorella 1

 

IIF: Italian Institute for the Future

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 settembre 2013 by Michele Nigro

Ricevo dall’instancabile Roberto Paura e con piacere diffondo questa notizia interessante…

PROSPETTO ILLUSTRATIVO in PDF: IIF Italian Institute for the Future

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Lo Zen e l’arte della raccolta differenziata dei rifiuti

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 5 agosto 2013 by Michele Nigro

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Il consumismo e la crescente complessità delle fasi produttive a partire dalla rivoluzione industriale hanno imposto alle nostre abitudini l’utilizzo e l’accumulo di oggetti: materiali eterogenei attraversano la quotidianità dell’uomo moderno anche se la maggior parte di essi è del tutto superflua e caratterizzata da una vita effimera. Le norme igienico-sanitarie e le leggi riguardanti l’etichettatura hanno fornito un alibi alle industrie che producono involucri e imballaggi di varia natura per sommergere i nostri gesti naturali sotto cumuli di potenziali rifiuti. Per riuscire a mettere le mani (e la bocca) su un alimento spesso dobbiamo prima attraversare una giungla stratificata di materiali confezionanti. Questa massa informe di “materiali di servizio” sosta nelle nostre vite per pochi minuti, ore o nella migliore delle ipotesi giorni e settimane. Non si tratta di oggetti destinati a persistere nel bagaglio sentimentale e culturale delle famiglie (anche se la cultura pop ama spesso soffermarsi sull’influenza simbolica che questi oggetti hanno nel caratterizzare un’epoca: il tetrapak piramidale del latte, ad esempio, ha segnato in modo originale un preciso periodo storico-commerciale così come successo molti secoli prima, facendo le dovute differenze, con l’utilizzo di anfore per il trasporto di olio, vino e profumi) ma il loro passaggio è veloce e accolto da un alone di inconsapevolezza e di disinteresse tendente all’ignoranza: scartiamo, stracciamo, stappiamo, “apriscatoliamo”, come se tutto questo materiale muto e servizievole esistesse nell’universo da sempre, come se si trattasse di creta che ritorna naturalmente alla terra. Ignari delle sue origini e della sua complessa storia industriale, lo separiamo da ciò che c’interessa, dall’oggetto nutriente contenuto al suo interno. Il suo destino non c’interessa, una volta raggiunto lo scopo.

La cosiddetta raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani ha decisamente interrotto, almeno in parte, questo processo mentale distratto e automatico, frutto post-industriale di una società che non conosce più, a differenza che in passato, la genesi degli oggetti, le motivazioni dei loro creatori e i passaggi tecnologici necessari alla loro creazione. La raccolta differenziata è strettamente correlata a quel tipo di esperienza sensoriale che ha come obiettivo la comprensione della realtà: toccare gli oggetti divenuti rifiuti, osservarli, sperimentarne la consistenza, andare al cuore delle cose, sezionarle, capire la loro natura fisica e chimica, e quindi stabilire quale sia la più appropriata collocazione nella piramide non alimentare dell’oggettistica moderna, significa imparare a essere consapevoli della materia che ci circonda, del suo destino, del suo valore e della sua diversità fisico-chimica, come se fossimo impegnati in una catalogazione floro-faunistica in piena regola; significa risvegliarsi da un’ignoranza tecnologica e merceologica, e liberarsi da un appiattimento sensoriale che ha reso il mondo in cui viviamo inumanamente omogeneo e indifferente. La raccolta differenziata è un esercizio mentale che ci educa all’ordine universale partendo dalle cose a noi più vicine; un modo per partecipare al miglioramento del mondo iniziando dalla propria pattumiera. Contribuiamo a diminuire il caos energetico esistente tra i materiali eterogenei, cominciando a compattare quelli simili tra loro. E schiacciandoli, prima di riporli negli appositi contenitori, partecipiamo alla riconquista ordinata del nostro spazio, interiore ed esteriore. Fare la differenza, e quindi la differenziata, significa allenare la propria intelligenza a distinguere prima di agire, a fermare l’azione indistinta per dare spazio al giudizio selettivo che pigramente sonnecchia in noi; significa “rendersi conto” della realtà delle cose per partecipare attivamente al mondo anche dal punto di vista materiale. Al di là delle teorie filosofiche, concretamente. Quanto più sottile e chirurgica sarà la differenziazione da noi realizzata, tanto maggiore sarà la risposta positiva su di noi. Differenziare è rilassante perché è un’operazione naturale: l’unione di materiali differenti tra di loro per soddisfare le sciocche esigenze dell’uomo metropolitano è invece innaturale. Dall’osservazione del carattere impermanente degli oggetti che ci circondano possiamo trarre una lezione sulla realtà incondizionata e trascendente: se una certa esistenza materiale è di passaggio, è perché ne esiste un’altra che è permanente e beata. Liberarsi consapevolmente della materia impermanente è un modo per scoprire e restare in contatto con il nucleo pieno e permanente del nostro Io. L’identità transitoria ed effimera degli oggetti materiali riciclabili c’insegna che tutto è vacuità: non esiste una forma stabile a cui aggrapparsi. Tutto è trasformabile e riciclabile. Anche noi riciclatori siamo caratterizzati da vacuità come gli oggetti che differenziamo: un giorno, dopo la nostra morte, i vari componenti chimici di cui siamo costituiti seguiranno il loro destino e la natura, senza lasciarsi intimorire dalle barriere funebri che altri costruiranno intorno al nostro corpo spento, si riprenderà, differenziandola, la materia che ha dato in prestito all’esistenza.

l'origine della munnezza

P.S. L’ORIGINE DELL’IMMONDIZIA? E’ presto spiegata… Il problema dei rifiuti è a monte: non è solo un fatto d’inciviltà dei cittadini e di incompetenza dei nostri amministratori. Il problema è anche nel rapporto malsano esistente tra consumismo e imballaggi. Ieri ho acquistato una “stronzata” che serve per il wireless bluetooth di 1 cm (vedi foto a destra) imballata con una quantità inimmaginabile di materiali (cartone e plastica, vedi foto a sinistra) come se si trattasse di un microchip della NASA… Per colpa di chi deve speculare sulla produzione degli imballaggi noi siamo costretti a morire soffocati sotto i nostri rifiuti!

Surplus

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 27 ottobre 2011 by Michele Nigro

<<Anche il mondo del libro viene in tal modo colpito dalla stessa patologia che ha già interessato altri settori del mondo civilizzato e industrializzato: l’avanzamento inesorabile del progresso non è confortato da un parallelo sviluppo delle coscienze. La sproporzione esistente tra produzione editoriale e numero di lettori reali è solo uno dei sintomi della crisi. Il Sistema alla fine è riuscito a introdurre i propri tentacoli anche in quell’ultimo baluardo che avrebbe dovuto assicurare un brandello di autonomia mentale: dietro l’offerta di una vasta scelta travestita da finta libertà, si nasconde una “diminuzione del desiderio”. Dinanzi ai corpi nudi e sessualmente disponibili, in libreria, si materializza l’impotenza di un essere umano incapace di vivere una propria ‘libido’ in qualità di lettore. Durante i difficili periodi storici caratterizzati da proibizioni ideologiche e scarsità di mezzi, il desiderio aumenta e la necessità di essere liberi diventa palese e drammaticamente necessaria. La “matrice” in cui viviamo oggi, invece, ha congelato il nostro impeto: occorrono, pertanto, nuovi livelli di ricerca, nuovi stadi di consapevolezza, differenti obiettivi interiori non individuabili dai sondaggi di mercato, nuove scelte di vita difficili da scannerizzare. I libri ‘scelti in sordina’ e la giusta distanza dalle cose diventano così i primi veri strumenti del decelerazionismo.>>

(da “La bistecca di Matrix”, pag. 29-30)

Consumare per essere!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , on 29 settembre 2011 by Michele Nigro

<<… La corsa per il mantenimento di uno status quo estetico e tecnologico diventa l’imperativo diffuso da un Sistema che ci vuole sempre più produttori-consumatori: “lavorare per consumare” è diventato in tal modo il motto della Terza Rivoluzione Industriale, quella morbida e psicotropa; quella che, pur avendo eliminato certe pratiche coercitive dalle fabbriche, indica a tutti noi, gentilmente ma inesorabilmente (usando una soave musica in filodiffusione), il decalogo per essere dei “consumatori vincenti e benvoluti”, troppo spesso destinati a una “morte bianca” sui luoghi di lavoro.
Così come l’isterico inno “Consumare per essere!” rappresenterà l’epitaffio dell’Occidente.
Gli sfacciati anti-individualismi sovietico e nazifascista diventano così ben poca cosa se messi a confronto con l’attuale dittatura dolce delle nazioni liberiste che riescono a nascondere dietro un’edulcorata e fasulla personalizzazione delle esigenze del consumatore, la più ipocrita massificazione mai attuata nella storia su un piano non solo economico ma prima di tutto sociale e ideologico. Come a voler dire “… puoi fare tutto ciò che vuoi, ma se fai quello che facciamo noi… è meglio!”
Non c’è libertà più pericolosa della libertà apparente: la disponibilità di movimento richiede una dose maggiore di consapevolezza, corroborata da un giusto flusso informativo. Poter scegliere tra elementi non compresi nell’elenco stilato dai potenti è la vera libertà, non la possibilità della scelta in se…>>

(da “La bistecca di Matrix”, pag. 10-11)

Consumatori… consumate!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 ottobre 2010 by Michele Nigro

“Il Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo – 1901

Noi, Proletari-Consumatori della Terza Rivoluzione Industriale.

Siamo bestiame!

Le nostre funzioni fisiologiche (bere, mangiare, fare la cacca, fare la pipì, avere le mestruazioni, fare sesso, fare figli…) sono state “istituzionalizzate” e rese inodori dal filtro della madre istigatrice di tutti i pensieri: la Pubblicità. Siamo come delle “fornaci” in cui bruciare i prodotti provenienti dall’immensa macchina industriale e nonostante ciò ci sentiamo stupidamente unici, speciali mentre compriamo la carta igienica a fiori o l’acqua minerale che fa dimagrire. Abbiamo mai veramente riflettuto su quante persone utilizzano la nostra stessa carta igienica? Milioni, miliardi! Siamo unici, forse, per altre cose.

All’inizio (mi riferisco alla Prima e alla Seconda Rivoluzione Industriale) non era così: il lavoratore era lavoratore e basta. Ogni diritto veniva affogato in ore di lavoro da “schiavi delle piramidi” e… altro che Sindacati! I sindacati, quelli seri, sono venuti dopo. Per poi scomparire con l’avvento dell'”era della flessibilità del lavoro” e del cosiddetto “lavoro parasubordinato”: schiacciati da un neocapitalismo prepotente e incoraggiato da leggi statali assolutamente sbagliate.

Poi un bel dì un industriale geniale, o chissà chi per lui, scoprì (sorpresa immensa nel mondo scientifico ufficiale) che anche il lavoratore possedeva un rispettabile e operoso buco del culo!

Tutti gli industriali, gli economisti, gli anatomisti e altri capoccioni la cui professione finiva con –isti, si riunirono per discutere della scoperta. Qualche spregiudicato avanzò addirittura un’ipotesi: “… ma allora se hanno un ano, vuol dire che cagano?” E tutti, nel brusio generale, si lasciarono trasportare a personali considerazioni col vicino… “Ma è meraviglioso!” – si lasciò sfuggire il più lungimirante del gruppo – “Se cagano, vuol dire che CONSUMANO!” Ed ancora: “… facciamoli diventare lavoratori-consumatori! Così risolviamo in un sol colpo il problema della produzione e del consumo…!”

Ma lo scetticismo non mancò e infatti i più anziani manifestarono alcune perplessità: “… ma se fino a ieri li abbiamo trattati male, prendendoli a calci nelle gengive, come possono sentirsi motivati nel consumare ciò che producono? È come per il cane che si morde la coda!”

Improvvisamente, tra la folla di scienziati e industriali, si alzò il trisavolo di Giorgio Mastrota che disse senza mezzi termini : “… ignoranti che non siete altro: inventiamo la PUBBLICITA’!” E tutti in coro: “… ma cos’è!?” E il vegliardo con serafica pazienza illustrò alcuni “grafici” agli intervenuti e concluse: “… la pubblicità serve a farti sentire amato mentre lo stai prendendo nel culo!” E tutti, in un isterico tripudio di massa, plaudirono all’idea e all’ideatore.

Nacque così la Terza Rivoluzione Industriale: quando il lavoratore divenne Consumatore.

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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