Archivio per science fiction

Esce NeXT Iterazione 18: I, Next

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 gennaio 2014 by Michele Nigro

Riprendo in toto la notizia pubblicata da Zoon sul blog connettivista Hyperhouse riguardante l’uscita dell’iterazione 18 della rivista NeXT e contenente anche il mio articolo, firmato con il consueto nickname connettivista Dottore in Niente, intitolato Il “Telesio” olografico di Franco Battiato e la teoria dell’universo-ologramma.

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Iterazione di NeXT carica di riferimenti, questa, e di rimandi sottili a gran parte dello scibile umano e all’immaginario fantastico, uniti verso nuove consapevolezze che tutti, da queste parti, amiamo in ogni declinazione. L’accerchiamento di questo numero al concetto stesso che tutto è uno e che uno è tutto, che i connettivisti promulgano da tempo, è potente, senza frontiere e – so, non dovrei essere io a dirlo – con questo fascicolo di NeXT la pulsione verso un nuovo unito diviene evidente, lampante, conclamata.

Voglio essere breve con questo editoriale, che prelude a nuovi cambiamenti futuri e che vuole illustrare la corposità di questo numero 18, espressione dell’attuale stato di forma del Movimento e dei continuum che stiamo esplorando sempre più approfonditamente, sempre più lontani dal nucleo originario.

Permettetemi di ringraziare, in primis, Francesco D’Isa, che torna a illustrare le attività dei connettivisti con una selezione della sua graphic novel I., uscita nel novembre 2011 e che tanto successo ha avuto; il ringraziamento va esteso, ovviamente, all’editore Nottetempo che ha permesso quest’operazione il cui senso è ben evidente, ma le cui implicazioni scivolano sottili, come lapislazzuli, verso gli angoli estremi dell’attenzione. Cos’è I.? Dal sito dell’editore, eccovi la quarta:

Chi è I.? Chi si nasconde dietro alle tante e diverse incarnazioni che assume di tavola in tavola? Lui stesso se lo chiede e chiamando in causa le stelle e i saggi, l’amore e il sesso, la poetica e la scienza si fa seguire passo passo nella sua ricerca per cercare risposta al “quesito che lo pungola fino alla follia”, ovvero “chi – o cosa sono?”.

Se l’ispirazione di questo libro illustrato risale ai romanzi filosofici del XVIII secolo, la scelta delle immagini, dalle provenienze e dagli stili piú diversi, è affidata a un brillante montaggio di materiali grafici di pubblico dominio, cui i brevi testi a fumetto danno voce con sapiente ironia.

Vi segnalo nuovi ingressi nella line-up redazionale: voglio dare il benvenuto a Marco Rossi LeccePier Luigi Manieri e Salvatore Proietti, che curano rubriche di approfondimenti sul Futurismo, sul mondo esterno al Connettivismo e sugli autori significativi della SF italica che, purtroppo, non sono più tra noi; si parla quindi delle testimonianze degli ultimi futuristi viventi alla fine dei ‘70, di Christopher Nolan e di Lino Aldani. Facendo riferimento a quest’ultimo articolo ci riallacciamo a un gran lavoro che ha suddiviso in due parti (la prossima puntata sull’iterazione 19) intitolata, esplicativamente, Mappa del futuro – SF dal 1984 a oggi, pezzo inquadrato in un ulteriore nuovo spazio chiamato Distance. X continua anche a curare la rubrica Tempi moderni, con ulteriori approfondimenti sul mondo olografico.

7di9 ha scandagliato il continuum recente alla ricerca di significative guglie di comprensione estratte dalla quotidianità, connettivista ed esterna al Movimento, e ce ne parla in Frame e in Interazioni, e Lukha B. Kremo in Bit_Mood ci fa conoscere, o ci spiega meglio, i Throbbing Gristle, storica formazione musicale di frontiera che ha sperimentato l’esoterismo, il genere Industrial, il noise e manciate di altre discipline tutt’altro che pop.

Kosmos in HolYsTolk indaga sulle connessioni tra Connettivismo e Crespuscolarismo mentre Manex ci parla, nell’ambito dell’editoria a fumetti, di Crowdfunding e di altre facezieDottore in Niente discute amabilmente con noi su Il “Telesio” olografico di Franco Battiato e la teoria dell’universo-ologramma, e Logos nella sua consueta e poderosa Ermetica Ermeneutica ci racconta de La Soglia e l’Oltre nella poesia di Lars GustafssonPeja nel Postarchitectural Research esamina la necessità della postarchitettura di usare nella ricerca e nelle costruzioni L’antidoto immaginarioGalessio, in Avant-Garde, prende in esame il nuovo Movimento artistico denominato Loverismo, mentre in Ex-Cell Black M Antonio Syxty (che ci onoriamo di ospitare in queste pagine, grazie ancora) analizzano Cosmopolis, il film che tante implicazioni cerebrali ha comportato nell’immaginario collettivo.

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GUIDA ALLA LETTERATURA DI FANTASCIENZA

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , on 2 ottobre 2013 by Michele Nigro

Copertina Guida SF Odoya

GUIDA ALLA LETTERATURA
DI FANTASCIENZA
A cura di Carlo Bordoni
VOLUME ILLUSTRATO
Edizioni Odoya 2013, pp. 672, euro 26.00 

Una summa ragionata che non ha precedenti in Italia
Un’enciclopedia tematica per lemmi dall’Ottocento a oggi
Una raccolta degli autori più significativi di sempre
Una guida agli autori italiani
Curiosità, approfondimenti, incursioni nel cinema e altri media

La fantascienza ha cambiato il mondo. A partire dalla fine dell’Ottocento, quando i primi scrittori hanno cominciato a immaginare un futuro dominato dalla macchina, dalle scoperte scientifiche, da vettori capaci di vincere la gravità e viaggiare nello spazio, questa narrativa ha contribuito a costruire il futuro dell’uomo nell’era della tecnica, anticipando invenzioni, scoperte, e mettendo in guardia contro i rischi della meccanizzazione.
Ma anche la fantascienza è cambiata. Si è fatta adulta: dai “pulp magazine” da pochi centesimi, attraverso la narrativa d’intrattenimento è approdata alla “Letteratura ufficiale”, quella con la “L” maiuscola, entrando a pieno titolo nelle scuole, nelle università, nelle biblioteche e nelle cineteche; rappresentando, al pari di altre opere della creatività, l’intuizione e la complessità del pensiero umano. Oggi la fantascienza non è solo divertimento, ma anche occasione di conoscenza, critica sociale, riflessione sul futuro dell’uomo.
Per avvicinarci a questa innovativa opportunità di “vedere” la realtà con occhi nuovi, consapevoli della sua rilevanza, è necessario andare alle sue radici, non tanto scrivendone la storia, quanto presentandone i temi fondamentali e i luoghi topici sui quali si sono esercitati gli scrittori di fantascienza fino a oggi.
Ogni “voce” è autoconclusiva e si legge come un racconto a se stante, aprendo, nel collegamento con altri lemmi, una rete del sapere e dell’immaginario, con un effetto di rimandi e citazioni che incuriosisce e sorprende. A questo volume si è dedicato un gruppo di critici e studiosi, tra i maggiori esperti del settore, raccolti attorno alla rivista IF (Insolito e Fantastico) e coordinati da Carlo Bordoni.

Testi di: Claudio Asciuti, Carlo Bordoni, Domenico Gallo, Riccardo Gramantieri, Giuseppe Panella, Gian Filippo Pizzo.

Risveglio (incipit transumano)

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 5 luglio 2013 by Michele Nigro

singpict1Vedo! Sento! Penso!

Nuove scene appaiono sullo schermo della mia rinascita. L’oscurità che avvolgeva il tempo e lo spazio ha ceduto il passo alla vittoria tecnologica dell’uomo sulla morte.

Non ho più un corpo, la malattia ha compiuto il proprio dovere fino in fondo. Ma il ricordo di Valeria è nitido come un cielo spazzato dal vento che lascia intravedere particolari minuti lungo i pendii di montagne lontane. È la prova che il “trasferimento” ideato dal dottor Kurzweil ha avuto successo.

Tento, adoperando la mia nuova strana volontà, di far ruotare gli strumenti che nei prossimi mesi o anni sostituiranno quegli organi che nell’altra vita chiamavo ‘occhi’.

La cerco, ma non c’è.

La Fantareligione di IF

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , on 30 maggio 2013 by Michele Nigro

RACCONTI INEDITI PER IF “INSOLITO E FANTASTICO”

Bando di concorso

1. La rivista IF “Insolito e Fantastico” bandisce un concorso di narrativa a cadenza trimestrale per racconti di fantascienza e fantastico da pubblicare nei prossimi numeri.

2. I racconti devono essere inediti e a tema, in riferimento all’argomento monografico trattato dalla rivista.

3. Ogni autore può mandare al massimo due racconti per ogni tema.

4. La lunghezza non deve essere superiore alle 30.000 battute (spazi compresi), e vanno inviati all’indirizzo mail: rivistaif@yahoo.it

5. Il tema del primo appuntamento è FANTARELIGIONE, con scadenza il 15 settembre 2013. Saranno presi in esame solo i testi che perverranno per posta elettronica entro tale data.

6. La partecipazione al concorso è gratuita e i migliori racconti, scelti da un comitato di lettura, saranno pubblicati sul numero 15 di IF.

7. Gli autori selezionati riceveranno in premio un abbonamento omaggio alla rivista.

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Ottocento Fantastico

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 maggio 2013 by Michele Nigro

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E’ in preparazione il n. 13 di IF (Giugno 2013), dedicato all’OTTOCENTO FANTASTICO. 
La rivista ha 128 pagine, costa solo € 8 ed è acquistabile presso l’editore Solfanelli (Chieti) o in abbonamento postale (€ 30 per quattro numeri).

In questo numero un omaggio a E.T.A. Hoffmann e i seguenti interventi:

Maria Teresa ChialantIl ritratto e la cornice
Riccardo VallaIl viaggio spaziale nella prima fantascienza
Marco Lauri“Io avrò fatto l’uomo”: Nievo tra i precursori della SF
Giuseppe PanellaMaupassant. La fascinazione dell’altrove
Romolo RunciniL’irrazionalismo fantastico nel dottor Jekyll di Stevenson
Michele MartinelliFantastico e avventuroso in Emilio Salgari
Gianfranco de TurrisTradizione o tentazione fantastica italiana?
Morena CorradiIl fantastico nelle riviste milanesi dell’Italia post-unitaria
Errico PassaroTre collane storiche specializzate nell’Ottocento fantastico
Walter Catalano“Bitter” Bierce. Da solo in cattiva compagnia
Max MilnerIl vampiro di Nodier dal romazo al melodramma
Carlo MenzingerL’evoluzione del vampiro ottocentesco
Carlo BordoniDonne vampiro. Le sorelline di Carmilla

Le rassegne:   
Claudio AsciutiPikadon. Emergenze nucleari in Giappone
Arielle SaiberI dischi volanti non sbarcano a Lucca. Storia della SF italiana
Valerio EvangelistiSinistre presenze. Nuove mappe dell’orrore
e le consuete recensioni…

IF Rivista dell’Insolito del Fantastico, diretta da Carlo Bordoni:

direzioneif@hotmail.com

Cineforum “La Macchia 2.0”: fantascienza all’Università di Salerno

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , on 8 aprile 2013 by Michele Nigro

Cineforum “La Macchia 2.0”

Data evento: 9 aprile 2013 – 30 aprile 2013

“Un pensiero è libero finché ha la libertà di movimento, di espansione e di stravolgimento. Un pensiero o un’idea fermi in un solo punto sono già vecchi ed anacronistici. Noi puntiamo al rovesciamento dei pensieri e alla mescolanza di essi su di un grande foglio bianco. Pensieri che a macchia d’olio riempiono un bianco che non sa di nulla.”

L’associazione socio-culturale Asinu è lieta di presentare il Cineforum “La Macchia 2.0”: nato dagli studenti per gli studenti, vuole creare una serie di appuntamenti che mostrino come i temi, dunque i pensieri, nel cinema si siano estesi a macchia d’olio.
Nulla è più reale della fantascienza. Il cineforum quest’anno tratterà ed analizzerà lo stretto contatto fra la società contemporanea e i temi fantascientifici. Lo scopo sarà quello di mettere in evidenza opere che hanno trattato argomenti “proibiti” come l’omologazione, i sistemi di potere, l’inserimento nella società del sistema consumistico ed altri ancora, relazionandoli alla struttura fantascientifica. Come esprimere ciò che potrebbe apparire troppo estremo? Qui entra in gioco il cinema fantascientifico con le sue metafore e i suoi più o meno sottili riferimenti al rapporto fra l’uomo ed il pianeta che vive; un modo di fare cinema che negli anni ha spesso “pronosticato” l’evoluzione del modo di vivere, dei sistemi di controllo, dell’alienazione e dell’omologazione al tessuto sociale. Nothing is real like a Sci-Fi.
Gli appuntamenti avranno luogo nell’Aula del Consiglio di Scienze Politiche e qui di seguito trovate la programmazione completa dei film che verranno proiettati:

– 9 Aprile ore 14.30: Blade runner (1982) di Ridley Scott:
Nella Los Angeles del 2019, 6 androidi fuggono dalla colonia marziana per andare sulla Terra con lo scopo di modificare la loro “data di termine”. Questo atto proibito è punito con il “ritiro” e ad attuare questo sporco compito è Rick Deckard un cacciatore di replicanti ribelli. Durante la caccia Deckard verrà sedotto da Rachel un androide che, attraverso la sua sviluppata sensibilità, renderà sempre più labile il confine tra un essere umano ed una macchina.
Blade Runner è liberamente tratto al famoso romanzo fantascientifico di Philip Dick “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”.

Con la partecipazione di:
Alfonso Amendola: Docente di Sociologia degli Audiovisivi Sperimentali.
Mario Tirino: Dott.re di Ricerca in Scienze della Comunicazione.

– 16 Aprile ore 14.30: A scanner darkly (2006) di Richard Linklater:
In un imprecisato futuro la sostanza M spopola tra la gente e gli agenti della narcotici hanno il compito di debellare questa piaga. Un viaggio allucinante dove Fred/Bob ci presenterà una società piegata dalla dipendenza e, dunque, dal bisogno maniacale di consumare la sostanza M. Infiltrato all’interno di un gruppo di tossici, Fred/Bob subirà disturbi di personalità che lo porteranno a ritrovarsi dinanzi i tasselli ricongiunti di una sistema che “dà piacere e lo tramuta in dipendenza”. Ma forse sarà troppo tardi.

Con la partecipazione del Docente di Sociologia dei Processi Comunicativi Fabrizio Denunzio.

23 Aprile ore 14.30: Gattaca – La porta dell’universo (1997) di Andrew Niccol
In un prossimo futuro si vedono contrapposti individui nati in provetta e geneticamente perfetti ed esseri umani concepiti secondo il caso naturale. Il “non valido” Vincent sfida il nuovo ordine sociale, avendo come scopo quello di realizzare il suo sogno e non rassegnarsi ad una vita da comprimario, predestinata da una scienza padrona.
Con la partecipazione della Dott.ssa di Ricerca in Storia Mariangela Palmieri.

– 30 Aprile ore 14.30: eXistenZ (1999) di David Cronenberg:
Una società informatica riesce a produrre un nuovo prototipo di videogioco che s’innesta direttamente nel cervello umano sfruttandone l’elettricità. Questo gioco riesce a ricreare una perfetta realtà virtuale dove tutti i giocatori possono interagire tra di loro. Alcune persone vengono scelte per provarlo ma altre s’intrometteranno nella partita poiché contrarie a questo tipo di sperimentazione. In un intricato succedersi di atti di spionaggio e vendette, eXistenZ genera un solo dubbio in chi lo guarda (e in chi gioca): quando inizia il gioco e quando finisce la realtà?

Con la partecipazione del Docente di Reti di calcolatori Massimo De Santo.

In contemporanea alla prima e ultima proiezione sarà possibile visitare la mostra dell’Osservatorio Comunicazione Partecipazione Culture Giovanili (OCPG) che patrocinerà l’evento. Ogni opera è prodotta dagli artisti del progetto regionale “Chiamata alle arti” e contribuirà a stimolare la curiosità sul genere fantascientifico:
– 9 Aprile: Maria Saggese e Ivan Resciniti.
– 30 Aprile: Annalisa Benvenuto, Rachele Montoro e Roberto Cavalieri.

Link trailer → http://www.youtube.com/watch?v=HEqUTwn2Bz0
Evento facebook → http://www.facebook.com/events/515036901893665/?ref=ts&fref=ts

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FONTE: http://www.unisa.it/news/index/idStructure/1/id/9409

LA SF SOCIOLOGICA E LE PAURE SOCIALI DEL FANTASTICO

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , on 11 marzo 2013 by Michele Nigro

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E’ in preparazione il n. 12 di IF dedicato alla “SF Sociologica”. La rivista ha 128 pagine, costa solo € 8 ed è acquistabile presso l’editore Solfanelli o in abbonamento postale.

L’Editoriale di questo numero:
LA SF SOCIOLOGICA E LE PAURE SOCIALI DEL FANTASTICO
C’era una volta la SF sociologica. Attorno agli anni Sessanta, prima della svolta politica del ’68 e della conseguente “pausa di riflessione”, alcuni scrittori presero a misurarsi con temi più immediatamente vicini alla società del tempo. Segno di disagio o di una rinnovata coscienza civile, ma anche di un’improvvisa stanchezza per la narrativa tradizionale, con i suoi razzi, i viaggi interplanetari, le invasioni aliene e le colonizzazioni galattiche. Finito il tempo della guerra fredda, che aveva contrassegnato gli anni ’50 con la paura dell’invasione comunista, metaforizzata nelle Starship Troopers (1959) di Heinlein e nei baccelli dei Body Snatchers (1954) di Jack Finney, la SF torna ad occuparsi del futuro imminente.
La definiscono SF sociologica per sfumare la sua componente scientifica e mettere in risalto la sua vocazione critica nei confronti di una società postbellica che sta cambiando rapidamente, affrettandosi verso un futuro che non sembra poi così lontano. A differenza dei romanzi distopici di Wells, Orwell e Huxley, la SF sociologica è più leggera, pervasa di una trasparente ironia. Critica il presente con occhio divertito, mettendo in guardia contro la diversità possibile senza eccessivo pessimismo. La sua componente ottimistica, tipica del modello americano, non le impedisce di trattare con mano ferrea problemi sociali di grande rilevanza, certe volte anticipandone il verificarsi: si veda il caso di Pohl e Kornbluth (The Space Merchants, 1952) e dell’invadenza della pubblicità. Ma il timore sociale più avvertito in quel periodo di crescita economica, di benessere generalizzato e di fiducia nel progresso, che Bauman ha definito “i gloriosi trenta”, è la sovrappopolazione.
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Postmoderno e fantascienza oggi: intervista a Michele Nigro

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 febbraio 2013 by Michele Nigro

Ho avuto il piacere di rispondere (o, almeno, c’ho provato!) alle domande dello scrittore neofuturista Roberto Guerra sul quotidiano online EccolaNotiziaQuotidiana.it intorno a vari argomenti interessanti: letteratura, avanguardie, connettivismo, fantascienza… Mi sono divertito!

PER LEGGERE L’INTERVISTA:

Postmoderno e fantascienza oggi, intervista a Michele Nigro

Questo è solo un primo “lotto” di domande: prossimamente risponderò ad altre domande di Roby Guerra riguardanti la pubblicazione del mio racconto “Call Center”.

Stay tuned!

Eccovi intanto uno stralcio:

(Roberto Guerra) Per Marvin Minsky (padre dell’AI) e Shapiro, futurologo, la fantascienza (anche cinematografica) è l’autentica Letteratura dell’età informatica, concordi?

(Michele Nigro) Sì! In passato la fantascienza rappresentava la visione spinta di un futuro che sembrava ancora molto lontano da raggiungere. Oggi viviamo in un mondo fantascientifico e di conseguenza la letteratura fantascientifica è diventata la chiave di lettura del presente più che del futuro. Con questo non voglio dire che gli argomenti per nuove audaci visioni siano esauriti, anzi: come cercavo di dimostrare in una delle precedenti risposte di argomenti nuovi ce ne sono in gran quantità e si discostano da quelli classici utilizzati dalla fantascienza a cui siamo abituati, ma il fatto di vivere in una società in cui molti degli obiettivi descritti nei libri di fantascienza di alcuni anni fa sono stati non solo raggiunti ma in alcuni casi superati, spinge gli scrittori di genere verso nuovi punti di vista, nuovi campi da analizzare, adottando nuovi tipi di scansione della condizione umana. Non è più sufficiente stupire il lettore con effetti speciali: occorre fare anche questo e occorre farlo in maniera scientificamente e tecnologicamente ineccepibile, ma soprattutto c’è bisogno di calarsi nello spazio interiore dell’essere umano per capire che cosa gli sta realmente accadendo. Il fatto che un genere s’imponga sugli altri per mezzo della sua naturale predisposizione nel saper raccontare le trasformazioni in atto, impone a maggior ragione una sua contaminazione con altri generi: i confini sono caduti perché è il tipo di società che annulla questi confini. Il testo non è un dogma. La letteratura deve poter utilizzare tutti gli strumenti di cui ha bisogno: lo stesso concetto di ‘fantascienza’ è limitativo.

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Post apocalittico

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 dicembre 2012 by Michele Nigro

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Anche dopo aver conquistato l’inebriante compagnia della folla e il calore amicale della carne, bisognerebbe avere il coraggio di chiedere a se stessi se i sorrisi della comitiva, che per una sera c’hanno distratto dalla solitudine e dalle fatiche dell’esistere quotidiano, rappresentino la qualità finale di un’evoluzione di cui non conosciamo la profondità o solo uno stadio intermedio e acerbo verso la realizzazione di un rapporto interpersonale più solido e scarnificato. Anche dopo aver soddisfatto il corpo con scariche endorfiniche causate da non durature felicità sportive e sessuali bisognerebbe domandarsi se quel senso di appagamento emotivo e fisico non sia in realtà solo uno dei gradini più bassi della scala verso il miglioramento del sé. La fidelizzazione attuata dal marketing offusca le menti nate ignoranti e che non nutrono speranze di livelli che non conoscono. Siamo soli anche stando in compagnia; siamo ancora a metà strada anche dopo un cammino solo all’apparenza soddisfacente. La faccenda dell’uomo sociale nasce dall’esigenza di educarsi reciprocamente in vista di un bene comune, ma la vera natura umana viene forgiata dal silenzio della solitudine. Viviamo, o crediamo di vivere, in rapporto al contesto che circonda il nostro movimento sociale e culturale. Gli “altri” sono il nostro metro di valutazione forzato e accettato: ogni passo, ogni decisione, ogni richiesta, tutto viene filtrato da un tessuto sociale che ci educa o ci indispettisce, ci blocca o ci dà la giusta energia per andare avanti. Di notte si scrive meglio perché si pensa meglio e i tipici impedimenti sociali accompagnati dalla luce solare scompaiono nell’oscurità. L’apocalisse azzera le misurazioni effimere dell’io saturo di sovrastrutture: gli spazi aumentano e gli ostacoli diminuiscono. Nel mondo post apocalittico siamo più veri e naturali, come quando di notte il flusso narrativo si mescola al sogno e non sentiamo il bisogno di separare quello che è ormai inseparabile. Gli abbellimenti musicali imposti dal sistema lasciano il posto al silenzio dell’esistere puro. I non luoghi di Marc Augè non hanno più ragione di esistere perché tutto ridiventa luogo. Forse è per questo che alcuni di noi, stanchi di un traffico creato dall’inutilità del vivere civile, sono affascinati dagli scenari post apocalittici: la perdita della memoria storica indotta dalla sciagura mondiale rende inutile una complessità creata dallo stadio evolutivo sociale e culturale raggiunto prima dell’anno zero. Noi lettori siamo lieti di regredire insieme ai personaggi delle storie post apocalittiche inventate da scrittori visionari: ne approfittiamo per capire finalmente, al di là della mancanza di traffico e di finto calore umano in un mondo più vuoto e silenzioso, cosa conta veramente anche nella nostra esistenza pre-apocalittica e chiassosa. Sfruttiamo quella storia per metterci alla prova, per sapere in anticipo quale potrebbe essere la nostra futura reazione a una solitudine forzata e per gustare la strana gioia nell’esserci ancora mista a un senso di morte che impregna la nuova storia. La devastazione e la tendenza all’estinzionismo come filosofie draconiane per ricercare la verità su noi stessi e sul perché del nostro esistere. <<L’essenziale è invisibile agli occhi>> e allora lo scenario abituale che c’è davanti ai nostri occhi deve cambiare drasticamente per permettere all’essenziale di essere scorto dai sensi assuefatti dal superfluo, per ripristinare il grado evolutivo più basso, quello basato sugli istinti, e raggiungere il nucleo arcaico dell’esistenza. Il mistico abbandona il mondo per riscoprire il divino; l’uomo post apocalittico è abbandonato dal mondo al quale apparteneva e scopre finalmente il divino che è in sé. <<Solo quando ci siamo perduti, in altre parole, solo quando abbiamo perduto il mondo, cominciamo a trovare noi stessi, e a capire dove siamo, e l’infinita ampiezza delle nostre relazioni>> scrisse Henry David Thoreau nel suo Walden ovvero Vita nei boschi. Ci pensano il tempo e la naturale corruzione della materia a cancellare le tracce del passato: gli oggetti del successo di ieri diventano i reperti archeologici di un mondo quasi disabitato e senza archeologia. L’utensile sgraziato ma funzionale riconquista l’antica posizione nel creato umano; il riciclaggio assume un nuovo significato. Mutano la poetica e la nostalgia, le priorità e il senso della vita, il valore dell’altro divenuto raro. La decisione del singolo contrasta con l’antica stupidità collettiva; l’immaginario comune e mediatico si depotenzia nel corso dei secoli per dare spazio al sistema limbico e archetipico. La decostruzione dona all’uomo nuovo l’essenzialità perduta.

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Aetnacon SF Convention 2012

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , on 11 dicembre 2012 by Michele Nigro

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Sarà possibile seguire l’intera convention in streaming al seguente link
http://www.cutgana.it/it/media/web-tv

Ecco il programma:18129_306720142771707_199692257_n

E’ USCITO “MAINSTREAM”, N. 11 di IF

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , on 18 novembre 2012 by Michele Nigro

(dal sito di IF)
Perché un numero speciale di IF dedicato al “Mainstream”? Perché il “Mainstream”, termine tecnico usato dagli addetti ai lavori, è la “corrente principale” della letteratura, quella produzione alta o colta, dalla quale, per un antico pregiudizio, la fantascienza è generalmente esclusa. Eppure esistono legami, influenze, riferimenti, quasi contaminazioni, verrebbe voglia di dire, che dimostrano come tra la letteratura colta e la letteratura di consumo ci sia una stretta parentela. Anzi, che in  fin dei conti si tratti di un grande oceano, dove la differenza la fa la qualità della scrittura. Non il soggetto e, tantomeno, il supporto cartaceo utilizzato.
Mainstream” è nato quasi da una scommessa. Pochi e rari sembravano essere i possibili accostamenti; tanto lontani da ogni influenza di genere apparivano i nostri scrittori più importanti. Invece, contrariamente alle previsioni, il materiale rinvenuto è stato talmente imponente che non è stato possibile raccogliere tutti i suggerimenti e ci siamo dovuti limitare a quelli meno scontati e più interessanti. Perché c’è molto di “genere” nella narrativa italiana, con insolite e sorprendenti presenze, da quelle di Fenoglio a Bassani, da Soldati a Alvaro, da Bacchelli a Malaparte.

Ma l’occasione di questo numero speciale interamente dedicato alla critica è anche adatto a realizzare un piccolo riassetto della nostra rivista, che ha superato il quarto anno di vita e sta raccogliendo sempre maggiori consensi, anche all’estero, oltre che ad aumentare il numero di collaboratori qualificati. Il nuovo assetto prevede l’eliminazione della sezione narrativa, che sarà dirottata su iniziative specifiche all’interno della casa editrice Solfanelli. L’intera paginazione sarà così riservata alla saggistica, agli interventi critici, alle rassegne e alle recensioni. Nella speranza che questo riassetto incontri il gradimento dei lettori, che in IF cercano soprattutto un riferimento critico di qualità, ci prepariamo a confezionare il prossimo numero 12, che vedrà in primo piano la SFSociologica, in cui interverranno collaboratori d’eccezione, ma sarà anche un modo per ricordare Harry Harrison (1925-2012), lo scrittore che in Make Room! Make Room! (1966) ci ha regalato uno straordinario esempio di SF sociologica sui rischi della sovrappopolazione. Un numero, come sempre, da non perdere.

La morte ai tempi del postumano

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 ottobre 2012 by Michele Nigro

“I’ve seen things you people wouldn’t believe.
Attack ships on fire off the shoulder of Orion.
I watched C-beams glitter in the dark near the Tannhauser gate.
All those moments will be lost in time, like tears in rain.
Time to die.”

Roy Batty

La morte ai tempi del postumano

“… E tutti quei momenti

andranno perduti nel tempo

come lacrime nella pioggia…”

(dal film Blade Runner)

Perché moriamo? Da sempre gli esseri umani, andando al di là del semplice vivere fisiologico, si sono posti questa domanda scomoda, ancora oggi orfana di una risposta esaustiva. La consapevolezza della propria esistenza è un fardello evolutivo toccato in eredità all’Homo Sapiens: tutte le esperienze della vita, la musica ascoltata, i libri letti, i panorami che hanno riempito i nostri occhi, i tramonti che hanno suscitato riflessioni, i luoghi geografici esplorati e quelli visitati con la fantasia, i ricordi erotici, gli infiniti territori dell’inner space, sono informazioni destinate all’oblio.

Non sono mai riuscito a individuare il senso logico della morte nel contesto generale dell’economia universale: la semplice esigenza di “fare spazio” non regge dinanzi all’ingiustificato spreco di esperienza causato dalla Grande Equalizzatrice; esperienza che potrebbe risultare utile nel tempo, realizzando un’eredità diretta e non più differita. Deve esserci una ragione materialistica decisamente meno nobile, di tipo filontogenetico, a cui abbiamo attribuito passivamente un carattere di naturalità: impedire all’essere umano di esprimere la propria divinità nel corso dell’esistenza. L’unico momento di ‘gloria’ è quello rappresentato dal crossing over: dobbiamo morire, ma prima di farlo siamo invitati a dare una mescolatina ai ‘dadi genetici’ in vista di un nuovo essere che ci succeda, sperando in un possibile miglioramento dell’umanità. Da qui l’assillo della riproduzione e delle ingenue speranze familiari: la vita in fin dei conti è sinonimo di speranza nella varietà. Esclama Eduardo De Filippo nella commedia intitolata “Mia famiglia”, interpretando il personaggio di Alberto Stigliano nel momento in cui viene a conoscenza della paternità che lo renderà a suo dire immortale: “… io nun mor cchiù!” (trad.: io non muoio più!)

La morte, quando non è prematura, interviene sempre in concomitanza con il massimo grado di consapevolezza raggiunto dall’individuo: si tratta di un sistema di sicurezza interno, di un relè temporizzato installato nel meccanismo della vita per bloccare una eventuale fuga di notizie verso l’infinito. Per ritornare a capire, per gareggiare di nuovo e vincere finalmente il premio in palio rappresentato dal senso della vita, bisognerebbe ricominciare a vivere per re-imparare, con la speranza di aver conservato la memoria delle vite precedenti. Ma purtroppo non funziona così.

Il corpo invecchiato non può più sostenere l’azione derivante dalla consapevolezza. Il corpo giovane, al contrario, usa la propria energia intatta per imparare ciò che non avrà il tempo di mettere in pratica. Perché questa corsa illogica? Che senso ha questa ciclicità che nella maggior parte dei casi non lascia tracce nella storia? Il concetto di impermanenza ci consola, ma non risolve la delusione derivante dall’abbandono imminente di ciò che abbiamo raccolto con tanta pazienza nel corso dell’esistenza. La reincarnazione immemore è solo un altro modo per spiegare il ciclo del carbonio.

Vitalità e inesperienza; vecchiaia e saggezza. Invertire la posizione degli addendi è un lusso che l’universo sembra non volerci concedere: il segreto per attuare l’inversione è troppo prezioso per lasciarlo nelle mani di alcuni miliardi di scimmie evolute. C’è solo un breve lasso di tempo intermedio – nel mezzo del cammin di nostra vita – durante il quale vitalità e saggezza sembrano sfiorarsi: in quel periodo ci viene concessa una serie striminzita di occasioni che, una volta sprecate, lasciano nell’essere umano il sapore amaro di una lotteria non vincente e irripetibile.

Per gabbare questa fallimentare condizione ‘naturale’ l’umanità ha inventato i graffiti rupestri, le religioni, l’architettura cimiteriale, l’autobiografismo e la letteratura, la dagherrotipia, il cinema, il proletariato e l’immortalismo dei poveri, le storie di paese, i filmini della prima comunione e delle vacanze, le teche televisive, i supporti mnemonici esterni, i videotestamenti. Fino ad arrivare ai profili sui social network come extension dell’anima: la singolarità informativa avanza inesorabile. Il pensiero biologico s’innesta sui fiumi elettrici della solitudine ipertestuale. “A cosa stai pensando?” – chiede in maniera fredda e utilitaristica il social network simulando una finta empatia. E noi giù a confessare emozioni, speranze, sospetti, sentimenti; a condividere idee, immagini, progetti, azioni. Sperando così di non morire.

L’obiettivo è un’immortalità grossolana e inefficace che segue le mode e le tecnologie dell’epoca: il desiderio di consegnarsi all’eternità ha origini antiche e non avrà mai fine.

La soluzione transumanista

La morte secondo il transumanesimo non è rappresentata dalla morte fisica propriamente detta ma dal tentativo di superare la caducità del corpo in quanto tale: paradossalmente il movimento transumanista utilizza l’eliminazione del concetto assolutistico di corpo umano per combattere la morte. Morire per non morire.

Alcuni rabbrividiscono dinanzi alle ipotesi fantascientifiche illustrate nel transumanesimo, ma il dato più affascinante e paradossale è che i transumanisti avversano la fantascienza fine a se stessa. Il pregio-difetto della fantascienza è quello di possedere il potere di proporre scenari futuri già pronti e digeriti: questo potere a volte spaventa chi non ha gli strumenti adatti per decodificare il messaggio fantascientifico. Avevo bisogno di questa premessa per affermare che il transumanesimo non è la descrizione di ciò che potrebbe avvenire in futuro ma rappresenta una scelta culturale già in atto da centinaia di anni, da quando l’uomo ha cominciato a utilizzare la tecnologia per migliorare la propria vita. Ripenso alle proto-forme di transumanesimo incontrate finora nella mia vita di uomo nato nel ventesimo secolo: le lenti a contatto di mia sorella, la dentiera di mia zia, il pacemaker, gli apparecchi acustici, le protesi all’anca, la farmacologia anti-aging, la trapiantistica… Quello che sembrava avveniristico un tempo, oggi è diventato ‘normale’. I confini tra ciò che è già stato sperimentato e ciò che domani potrebbe diventare realtà non sono netti: l’uso terapeutico delle cellule staminali ne è una prova.

I transumanisti sono gli eretici del terzo millennio: superato, non senza sacrifici ed evitando roghi, l’antropo-geocentrismo e dopo aver ricevuto conferma persino da parte della Specola Vaticana che è la Terra a girare intorno al Sole e non il contrario, ora i nuovi eretici si apprestano a scardinare un altro tipo di antropocentrismo: quello organico.

L’obiettivo del transumanesimo non è solo quello, già di per sé importante, di migliorare qualitativamente e allungare la vita dell’essere umano (ending aging), ma di abbandonare sul ciglio della strada la corruttibilità del corpo in vista di un’evoluzione postumana e di tendere all’immortalità. L’incontro tra scienza medica e transumanesimo ha creato una ‘medicina estrema’ che non si occupa più in maniera passiva degli effetti della malattia quando questa si presenta, o nella migliore delle ipotesi facendo prevenzione, ma affrontando la morte in maniera drastica eliminando il corruttibile. Tuttavia l’immortalità, all’interno del movimento transumanista, non viene vissuta come un presuntuoso obiettivo su cui intestardirsi forzando i tempi, ma come la conseguenza naturale di un miglioramento da conquistare passo dopo passo. Afferma l’estropista Max More: <<… io preferisco il termine “vita estesa” (o “vita di durata indeterminata” o “senza età”) al termine “immortalità fisica”, in quanto sono tutt’altro che sicuro che l’immortalità vera e propria – cioè una vita che duri, letteralmente, per sempre – sia possibile. […] sostengo che l’immortalità non è veramente l’obiettivo per la maggior parte di noi transumanisti. L’obiettivo sono le aspettative di vita senza limiti. Il nostro obiettivo è di migliorare continuamente noi stessi e di migliorare le nostre capacità, il che rende il decadimento tipico dell’invecchiamento e la morte involontaria nostri nemici mortali. Vogliamo vivere sia ora che in un futuro indefinito. Ma non possiamo essere sicuri che vorremo continuare a vivere in un lontano futuro. Forse, dopo secoli o millenni, sceglieremo di ripristinare il processo di invecchiamento e di permettere che la nostra vita fisica raggiunga la sua fine…>> Quindi la morte come casualità o come scelta, non più la morte come epilogo scontato di un processo biologico naturale. Anche nel manifesto dell’AIT (Associazione Italiana Transumanisti) ritroviamo lo stesso tipo di sottolineatura: <<… i transumanisti italiani si impegnano a limitare drasticamente l’uso della parola ‘immortalità’. Noi non promettiamo l’immortalità, né la indichiamo come nostro obiettivo programmatico…>>

Vivendo più a lungo e meglio, il postumano avrà a disposizione più tempo per combattere l’annichilimento esperienziale, per migliorare se stesso anche da un punto di vista psicologico e finalmente donare con serenità il peso dei propri anni agli altri, senza l’opprimente presenza di una morte imminente che si nasconde dietro l’angolo.

Immortalità mentale

<<Che cosa resterà di me? Del transito terrestre? Di tutte le impressioni che ho avuto in questa vita?>> si chiedeva Franco Battiato nel brano “Mesopotamia”. Non esiste solo l’immortalità del corpo. E poi, che cosa significa ‘corpo’? L’involucro organico che adoperiamo nello spazio e nel tempo non è immutabile: non mi riferisco agli evidenti cambiamenti morfologici che inevitabilmente avvengono nel corso degli anni ma alla graduale sostituzione, a livello cellulare, del nostro intero organismo con uno identico. Ciò è possibile perché le direttive genetiche rinchiuse nelle nostre cellule sotto forma di DNA ripropongono ai ‘manovali’ sempre lo stesso progetto: anche se invecchiamo e i lavori di manutenzione diminuiscono, rimaniamo sostanzialmente fedeli allo schema iniziale e il naturale turnover cellulare non ci fa diventare qualcun altro. Siamo sempre noi, ma in un corpo sostituito: quindi possiamo affermare che una sorta di “transumanesimo naturale” già avviene da migliaia di anni.

Afferma il filosofo greco Eraclito nel suo trattato Sulla natura: <<Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va.>> Panta rhei os potamòs (πάντα ες ποταμός): tutto scorre come un fiume. Gli antichi pensatori avevano percepito qualcosa grazie alla loro infinita e genuina saggezza, ma non possedevano gli strumenti scientifici per dimostrarlo: moriamo e rinasciamo più volte nel corso della nostra esistenza. Perché non farlo per divenire postumani?

Ma che significa essere se stessi? Le cellule dell’organismo subiscono un processo di sostituzione programmato e dopo un certo periodo di tempo il nostro corpo è quasi totalmente ‘nuovo’. Il ‘quasi’ è d’obbligo perché in realtà alcuni tipi di cellule, in primis quelle nervose, sono costanti nel corso della vita e non vengono sostituite. Questa ‘esclusione’, dal restyling periodico, delle cellule del sistema nervoso spiega il perché della conservazione della memoria, il perdurare di ciò che definiamo personalità, compresi certi difetti caratteriali. E questo dato fisiologico è anche la prova indiretta che la ‘mente’ o ‘anima’ (rispettando l’approccio di tipo rispettivamente cognitivo o spirituale che ognuno di noi può avere nei confronti di tale argomento) è allocata nel nostro cervello. Un paziente lobotomizzato rimane ‘se stesso’? E un individuo che subisce un trauma cranico irreversibile? O un paziente colpito da encefalite letargica o dal morbo di Parkinson?

È vero, anche i ‘pensieri’ mutano con il tempo nelle persone sane: i ricordi che definiamo ‘vividi’ in realtà sono solo le ombre di una realtà vissuta, riduzioni psico-cinematografiche della verità; gli errori cognitivi infestano anche a distanza di anni le nostre presunte certezze sensoriali. Crediamo di aver visto; crediamo di aver udito; crediamo di aver capito… Nonostante tutto, il fatto di ‘essere noi stessi’ è legato principalmente alla permanenza nel tempo delle nostre capacità cognitive e al contrario non è per niente minacciato dalla ciclica sostituzione degli epatociti del nostro fegato.

Alla luce di questa premessa appare chiaro l’impegno di quei transumanisti che sostengono la causa dell’immortalità mentale, l’unica che conta, per mezzo della tecnica del mind uploading. L’immortalità del corpo sembrerebbe quasi passare in secondo piano: per sopravvivere, per conservare la propria ‘essenza’ e rimanere se stessi in eterno, occorre trasferire la ‘mente’ dal cervello biologico a un supporto inorganico capace di ospitarla. Fare uno ‘scanning’ della struttura sinaptica del proprio cervello, però, non è sufficiente: per restare se stessi ‘altrove’ è necessario far sopravvivere anche tutte le informazioni che ci rendono unici e che sono rese possibili nel corso dell’esistenza organica proprio grazie alla suddetta struttura sinaptica: valori, idee, emozioni, ricordi, predisposizioni, sensazioni, obiettivi… Conservarsi con il mind uploading significa archiviare anche errori cognitivi, illusioni, fantasmi sensoriali, sogni e incubi. Per continuare a essere ‘originali’. E soprattutto è necessario riuscire a far interagire questa massa di dati con il mondo esterno anche dopo la morte del corpo fisico: se vogliamo che il mind uploading non sia solo uno backup statico, un mero ‘disco di ripristino’ congelato nell’attimo dello scanning.

Dualismo cartesiano, addio!

La tecnica del mind uploading sarebbe irrealizzabile senza il convinto superamento, filosofico e tecnico-scientifico, del dualismo cartesiano. La ‘mente’ o ‘anima’ è il prodotto più nobile della nostra attività cerebrale: quando il nostro corpo muore, termina anche ogni attività mentale cognitiva. Questo è dovuto alla stretta e scientificamente provata interdipendenza esistente tra il mondo delle idee e il cervello che le produce. Cartesio, pur sostenendo la tesi dell’eterogeneità della res cogitans rispetto alla res extensa, ovvero della distinzione netta tra anima e corpo, tradisce una lieve sfumatura materialista in seno alle proprie argomentazioni nel momento in cui individua nella ghiandola pineale, situata al centro del cervello, la sede dell’anima. Il padre della filosofia moderna, pur non possedendo le prove scientifiche necessarie, seppe fornire uno spunto rivoluzionario senza per questo negare l’indipendenza tra anima e corpo. Cartesio nel suo Trattato sull’uomo parla di “vento molto sottile”, di “fiamma molto viva e molto pura”, di “spiriti animali” ma afferma anche che: <<… la parte del corpo, in cui l’anima esercita immediatamente le sue funzioni non è affatto il cuore, nemmeno tutto il cervello, ma solo una parte interna di questo, che è una certa ghiandola molto piccola, situata in mezzo alla sua sostanza…>> Anche se Cartesio inverte l’ordine dei movimenti, andando dall’anima verso il corpo e non viceversa come siamo più propensi a credere oggi, ha il merito innegabile di aver concentrato l’attenzione intorno al cervello: aveva intuito che “lì dentro” avvengono eventi importanti legati all’origine dell’anima.

Quindi l’anima non esistendo in qualità di ‘soffio divino’ ma essendo il risultato di un’attività neurologica riproducibile, apre alla possibilità di una sua ‘archiviazione’.

Solo se avremo la possibilità di scegliere un mind uploading non distruttivo la nostra morte fisica diverrà una vera e propria esperienza da valutare post mortem, conservando la consapevolezza della vita fisica precedente. ‘Vedersi’ morire attraverso i nuovi ‘occhi’ della macchina che ci accoglie e valutare le dinamiche del trapasso non come ‘spiriti fluttuanti’ in cerca di sviluppi escatologici di stampo dantesco, bensì nelle vesti di noi stessi sotto altra forma. Come fantasmi dentro la macchina.

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