Archivio per semiologia

Cultura di Massa

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 febbraio 2017 by Michele Nigro

… bisogna saper sfruttare la scia della cultura di massa

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Palestra di vita

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 novembre 2016 by Michele Nigro
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Non credo più nei riti
musicati del fitness
effimeri miracoli
in mostra i sabato sera,
il corpo modellato
dalla vita
dal dolore ben portato
da scelte coraggiose
a lungo andare incise
lì dove conta,
mappe graffiate sul volto
nel timore di perdersi
tra le vie
di una finta bellezza,
è come un libro
letto e riletto, unto, macchiato
trascritto, abbandonato
strappato, da qualcuno amato
sottolineato
sfogliato dal vento
di nuove avventure
che sommate alla storia
di altre pelli cadute e rinate
intaccano inattese
l’adipe convinta
della premorte in divano.
Siamo tutto quello
che viviamo,
e la carne
in silenzio
lo sa.
(Fonte immagine, qui)

Antropico

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 settembre 2016 by Michele Nigro

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Il grado antropico

di sperdute contrade

non distrae la ricerca

del segno arcaico.

 

Un motore a scoppio

s’alterna alla pietra

muta testimone

o miliare muschiata,

al ronzio d’insetti

e al tonfo di frutti maturi

come questioni lasciate cadere.

 

Sincronia tra passi e cuore

su asfalti di campagna,

i pensieri metropolitani

diluiti da elementi naturali

attendono le piogge d’autunno.

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(foto M. Nigro)

Dendrocronologia

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 aprile 2016 by Michele Nigro

arbolB

Circa 540 mesi

16.200 giorni

388.800 ore

23.328.000 minuti

1.399.680.000 secondi fa

giunsi per caso su questo pianeta.

Eppure già esistevo

slegato e sconosciuto

nei suoi elementi

diluiti dal tempo.

Tomografia assiale dell’anima,

puoi leggere e contare

i testardi anelli dell’esistenza

le stagioni trascorse tra amori

e solitudini

gli anni bui e quelli facili

tra ferite e piccole glorie,

datare dolori e traguardi

gli incendi spirituali

e le mutazioni climatiche

del mio sentire,

tronco umano

archivio di carne e gesti.

“Nessuno nasce pulito”… coming soon!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 marzo 2016 by Michele Nigro

#nessunonascepulito

ebook / cartaceo

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su ilmiolibro.it

su Kobo

su Lulu

nessuno viral 3

 

Vinicio Capossela nel paese dei coppoloni

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 gennaio 2016 by Michele Nigro

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Lo so, ora siete tutti presi dal successo ai botteghini del film di Checco Zalone e vi starete ancora piegando dalle risate per le sarcastiche sferzate che il geniale comico barese ha inflitto alle italiche debolezze, ma desidero tentare ugualmente di buttare giù alcune considerazioni riguardanti una pellicola che certamente non avrà le fortune economiche di Zalone (e come potrebbe in soli due giorni di programmazione nelle sale?) e che merita un altro tipo di analisi e di apprezzamento. E nel farlo contrapporrò alla domanda “Quo vado?” formulata da Checco Zalone, scimmiottando il titolo di un famosissimo kolossal del ’51, un’altra ben più consistente e profonda che Vinicio Capossela porge insistentemente a se stesso e agli spettatori nel corso del suo film intitolato “Vinicio Capossela – Nel paese dei coppoloni” (e ispirato al romanzo – “Il paese dei coppoloni” – scritto dall’artista di origine irpina): <<Chi siete? A chi appartenete? Cosa andate cercando?>>. Una serie di domande che non hanno un tono severo come quelle rivolte dal doganiere ai poveri Benigni e Troisi nel film “Non ci resta che piangere”, ma posseggono la delicatezza di chi semplicemente desidera riscoprire le proprie radici, e l’urgenza “filosofica” di chi vuole dare un senso meno superficiale al proprio esistere. Le risposte a questo trittico di domande saranno di volta in volta diverse per ognuno di noi: per Capossela, cantautore e musicista polistrumentista, una sarà <<vado cercando musiche e musicanti per le terre dei padri…>>, anche se indipendentemente dal tipo di risposta (e di interessi culturali ed esistenziali), si scorgerà una radice comune a motivare la ricerca: il bisogno di raggiungere gli archetipi del nostro esistere. E per farlo occorre ritornare alle origini, incontrare personaggi e visitare luoghi, ascoltare racconti, confrontarsi con simboli primordiali, riscoprire oggetti arcaici dimenticati e seppelliti dalla grande storia; riappropriarsi della tradizione non per rimanerne prigionieri ma per comprendere meglio il proprio cammino, giustificarlo nel tempo presente.

Vinicio Capossela compie questa operazione con stupore fanciullesco, assecondando una certa predisposizione al meraviglioso, immerso in quell’atmosfera onirica appartenente da sempre al “personaggio Capossela” e che già caratterizza le sue opere musicali, ma anche con la consapevolezza di chi sa perfettamente cosa cercare e dove: di tanto in tanto, tra un capitolo e l’altro del film, immerge fogli scritti nell’acqua o li getta nel fuoco, come a voler riconsegnare un significato al significante, come a voler dire che le storie raccolte e raccontate appartengono prima di tutto agli elementi, alla natura, e in secondo luogo alla parola e all’uomo che è di passaggio. Gli archetipi sono eterni: l’uomo li fa propri per il tempo che gli è concesso vivere, per poi restituirli al legittimo proprietario, a madre natura che li conserva ed elargisce a chi sa leggerli.

<<A chi appartenete?>>, perché noi non siamo liberi ma siamo legati – apparteniamo, appunto – a una storia, un territorio, un popolo, una famiglia, una tradizione. Possiamo nascere in Germania, come è capitato a Vinicio Capossela; possiamo allontanarci dall’appartenenza assecondando percorsi controculturali o per altre esigenze pratiche, ma alla fine dobbiamo dare ascolto a quei richiami ancestrali che fanno vibrare la nostra intimità genealogica. La mitologia paesana, tra un aneddoto e un canto antico, è il patrimonio ereditato da chi comincia questo viaggio: un viaggio a ritroso nel tempo “non tanto per conoscere, quanto per ri-conoscere e quindi riconoscersi”; lo stesso Capossela definisce il romanzo da cui è tratto il film come un romanzo picaresco, “un libro di cammino”: lungo la strada il viandante legge i segni abbandonati, arrugginiti, appartenenti a un insegnamento non scritto ma tramandato per altre vie, ausculta gli oggetti che hanno ancora tante storie da raccontare. Anche la descrizione di un matrimonio d’altri tempi o di un piatto da cucinare contiene istruzioni provenienti da epoche lontanissime e sagge. Il messaggio è nelle cose, nelle forme che la natura offre al viandante, nella musica ottenuta con strumenti arcaici… A confortare questa teoria c’è un punto nel film in cui Capossela afferma che il sacro ha abbandonato i luoghi deputati alla sacralità, ovvero le chiese: da lì se l’è svignata; il sacro si è trasferito in luoghi e oggetti prosaici, perché come dice lo stesso Capossela l’obiettivo (del libro e del film) è quello di far prevalere la verità dell’immaginazione sulla menzogna della realtà. Solo chi usa la propria immaginazione può cogliere la bellezza e il sacro lì dove gli altri non andrebbero mai a cercarli. E infatti grida Capossela in una scena del film, mentre cavalca una trebbiatrice volante: “Al Padreterno le cose inutili gli sono sempre venute bene!”

Nigricante nebulizzato

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 febbraio 2015 by Michele Nigro

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Omissis

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 gennaio 2015 by Michele Nigro

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Dinanzi a focolari bugiardi

sussurravate di diari chiusi per sempre

di vite finite, spezzate in paesi lontani

dal gioco di cellule capricciose

come faville inattese

sfuggite d’inverno a legni innocenti.

Amorevoli omissis, escluso

dal mondo adulto, percepii

quella morte già avvenuta, irreversibile.

Echi del dramma accolti nel silenzio

di forzate vacanze bucoliche

aspettando la salma del nostro quadretto felice.

Non esistevo, acerbo grumo da proteggere,

tra il via vai di condoglianze dal passo mesto

bambino ignorante, quasi sordo

assorbivo frammenti di un significato

fin troppo chiaro, da rimuovere

non detto per pietà.

Sottili verità catturate nell’aria

inconscia sconfitta, senza una conferma

confidata a un muto peluche abbracciato di notte

fedele presenza dallo sguardo eternamente dolce.

Ancora oggi navigo in mari di complotto

paranoico sonar che mai riposa

non mi fido del bene, dei facili venti favorevoli

di sorridenti cieli limpidi

di giornate assolate e miti, ingannatrici nel pomeriggio

trame alle mie spalle

portatrici di poliziotti ambasciatori

di tristi notizie d’ufficio.

E quando ormai è buio, i pugni sul tavolo

di un vecchio padre sopravvissuto al figlio.

Misunderstood

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 novembre 2014 by Michele Nigro

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Spiegarsi è come svuotarsi

o pisciarsi addosso,

regalare inutili perché all’effimero.

Parole, parole, parole…

Essere, non dire.

Il ragno, per caso

illustra al vento

il progetto della ragnatela?

Sogno o son testo?

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 maggio 2014 by Michele Nigro

pvt

La parola indaga su frammenti labili di vita

come carta moschicida

cattura nel buio volanti sogni impercettibili

immagini svanite con le prime luci

di un risveglio cosciente ma ignorante.

Si coagulano sotto forma d’inchiostro

impressioni passate e gesti archiviati.

Delicato è il passaggio alchemico, scellerata traduzione

dall’idea annebbiata al segno testuale,

una perdita di metadati attenta

alla stesura del mio lascito.

Nel rumore silenzioso di una riga

tutta la speranza dell’eternità.

Esci da questo blog!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , on 20 febbraio 2014 by Michele Nigro

ESCI DA QUESTO BLOG

Pop Art e blogosfera

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 gennaio 2014 by Michele Nigro

Come gli adiuvanti nei vaccini stimolano la risposta immunitaria dell’organismo nei confronti dell’antigene, così certe immagini semiserie, grottesche o superficialmente innocue e comiche, adoperate nella semiosfera, o più specificamente nella blogosfera, veicolano messaggi stimolando dapprima la visione del tutto. Queste immagini divertenti confinanti con la Pop Art, costruite a tavolino senza che vi sia un vero atto creativo, parlano di oggetti quotidiani contenenti piccoli segni, colori accattivanti, scritte rassicuranti. Ad entrare è il tutto, ma è il particolare che resta all’interno e che agisce sul non esprimibile. 

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