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Informosfera

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 settembre 2016 by Michele Nigro

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Rinuncio

ai fatti filtrati

dal chissà dove

e da chissà chi,

mi affido

a dispacci sensoriali

nel ristretto cerchio

del vissuto.

 

Se lesiono

marmi barocchi

riscopro la fede

nell’invisibile.

Annunci

“Nessuno nasce pulito”… coming soon!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 marzo 2016 by Michele Nigro

nessuno viral 3

esempio di video viral marketing prima dell’uscita del libro

 

… e poi è uscito!

Scegli la tua edizione, la tua piattaforma, il tuo formato, il tuo prezzo…!

Choose your edition, your platform, your format, your price…!

 

“NESSUNO NASCE PULITO”

autore: Michele Nigro

anno pubblicazione: 2016

edizioni nugae 2.0

 

La raccolta intitolata “Nessuno nasce pulito” contiene poesie esperienziali. La singolare titolazione prende spunto dalla condizione embrionale, “sporca”, di ogni lirica nascente che con lentezza, dopo un lavoro di analisi interiore da parte dell’autore e di limatura del testo, giunge al lettore nella versione pubblica, “pulita”: egli, il lettore, può solo intuire il percorso intrapreso dal poeta, farlo proprio senza l’urgenza dell’interpretazione.

Si tratta di una “raccolta di formazione”: elencate in ordine alfabetico, per interrompere la consequenzialità cronologica tra i vari componimenti, le poesie selezionate rappresentano folgorazioni e intermittenze della mente con cui il poeta registra stati mentali, impressioni, epifanie appartenenti al suo vissuto. Sono un “manifesto esistenziale” in cui riconoscersi e farsi riconoscere. È una poesia urbana, quotidiana, che non ricerca una lingua pura, panica e arcaica; non insegue la tradizione. La parola utilizzata in questa raccolta non è una mimesi della realtà né del parlato. È una voce autentica, che adopera slittamenti di senso e si pone contro la linearità sia geometrica (la posizione della scrittura nello spazio del foglio) che di pensiero. [n.d.c.]

 

DOVE ACQUISTARLO?

 

  • cartaceo in vendita su ilmiolibro (Gruppo L’Espresso):

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/269017/nessuno-nasce-pulito/

 

  • cartaceo/e-book (epub/kindle) in vendita su Streetlib Stores (Simplicissimus Book Farm):

https://stores.streetlib.com/it/michele-nigro/nessuno-nasce-pulito/

 

  • cartaceo rilegato/e-book (epub/pdf) in vendita su Lulu.com:

https://www.lulu.com/shop/search.ep?keyWords=Nessuno+nasce+pulito&type=

 

  • cartaceo e e-book (epub/pdf) in vendita su Youcanprint.it:

(cartaceo): http://www.youcanprint.it/poesia/poesia-generale/nessuno-nasce-pulito-9781533113757.html

(e-book): http://www.youcanprint.it/poesia/poesia-generale/nessuno-nasce-pulito-9788892634664.html

 

  • e-book e cartaceo in vendita su Amazon:

 

  • e-book in vendita su La Feltrinelli:

http://www.lafeltrinelli.it/ebook/nigro-michele/nessuno-nasce-pulito/1230001324327

 

  • e-book in vendita su iTunes:

https://itunes.apple.com/it/book/nessuno-nasce-pulito/id1172007401?mt=11&ign-mpt=uo%3D4

 

  • e-book in vendita su Mondadori Store:

http://www.mondadoristore.it/Nessuno-nasce-pulito-Michele-Nigro/eai978889263466/

 

  • e-book in vendita su ibs.it:

http://www.ibs.it/ebook/michele-nigro/nessuno-nasce-pulito/9781533113757.html

 

  • e-book in vendita su Kobo:

https://store.kobobooks.com/it-it/ebook/nessuno-nasce-pulito

 

  • e-book in vendita su Smashwords:

https://www.smashwords.com/books/view/672699

 

  • e-book in vendita su libreriauniversitaria.it:

http://www.libreriauniversitaria.it/ebook/9781533113757/autore-michele-nigro/nessuno-nasce-pulito-e-book.htm

 

  • e-book (epub/mobi) in vendita su Hoepli:

http://www.hoepli.it/cerca/libri.aspx?query=michele+nigro&ty=1&arg=1600000000&editore=%5b%5bMichele+Nigro%5d%5d

 

  • e-book (epub/mobi) in vendita su Omniabuk​:

http://www.omniabuk.com/scheda-ebook/michele-nigro/nessuno-nasce-pulito-9781533113757-388910.html

 

  • e-book (epub/mobi) in vendita su Euronics:

http://ebook.euronics.it/scheda-ebook/michele-nigro/nessuno-nasce-pulito-9781533113757-388910.html#

 

  • e-book in vendita su Bookrepublic:

https://libreriecoop.bookrepublic.it/libri/9781533113757-nessuno-nasce-pulito

 

  • e-book (epub/mobi/pdf) in vendita su LeggiOggi:

http://ebook.leggioggi.it/cerca.php?s=Nessuno+nasce+pulito

 

  • e-book in vendita su Google Play:

https://play.google.com/store/books/details?id=dupDDQAAQBAJ

 

  • e-book in vendita su Feedbooks:

http://it.feedbooks.com/item/1973443/nessuno-nasce-pulito

 

  • e-book in vendita su Agapea:

http://www.agapea.com/libros/Nessuno-nasce-pulito-Ebook–EB9781533113757-i.htm

 

  • e-book in vendita su TIMreading:

http://www.timreading.it/ebook-nessuno-nasce-pulito-michele-nigro-michele-nigro-9781533113757.html

 

  • e-book in vendita su Perú eBooks:

http://www.peruebooks.com/ebook/0171521/nessuno-nasce-pulito

 

  • e-book in vendita su ebook.it:

https://www.ebook.it/letteraturaepoesia/149238-nessuno_nasce_pulito-9781533113757.html

 

  • e-book in vendita su Weltbild:

https://www.weltbild.de/artikel/ebook/nessuno-nasce-pulito_22180107-1

 

  • e-book in vendita su Libris:

https://www.libris.nl/wijs/boek/?authortitle=michele-nigro/nessuno-nasce-pulito–9788892634664

 

  • e-book in vendita su Casa del Libro:

http://mx.casadellibro.com/ebook-nessuno-nasce-pulito-ebook/9781533113757/4499486

 

  • e-book e cartaceo rilegato in vendita su Barnes & Noble:

http://www.barnesandnoble.com/w/nessuno-nasce-pulito-michele-nigro/1124719580?ean=9781326779139

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Foyles Bookstore:

http://www.foyles.co.uk/witem/fiction-poetry/nessuno-nasce-pulito,michele-nigro-9781326779139#

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Adlibris:

https://www.adlibris.com/se/bok/nessuno-nasce-pulito-9781326779139

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Magrudy’s​:

https://magrudy.com/book/nessuno-nasce-pulito-9781326779139/

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Akademika:

https://www.akademika.no/nessuno-nasce-pulito/michele-nigro/9781326779139

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Fishpond:

https://www.fishpond.com.sg/Books/Nessuno-Nasce-Pulito-Michele-Nigro/9781326779139

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Book Depository:

http://www.bookdepository.com/Nessuno-Nasce-Puli-Michele-Nigro/9781326779139?ref=grid-view

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Saxo:

https://www.saxo.com/dk/nessuno-nasce-pulito_michele-nigro_hardback_9781326779139

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Blackwell’s:

http://bookshop.blackwell.co.uk/jsp/search_results.jsp?searchType=keywords&searchData=9781326779139&a_aid=65769

 

  • cartaceo (rilegato e brossura) in vendita su AbeBooks.it:

https://www.abebooks.it/servlet/SearchResults?kn=Nessuno+nasce+pulito&sts=t

 

  • e-book in vendita su Livraria Cultura:

http://www.livrariacultura.com.br/p/nessuno-nasce-pulito-106689893

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Exclusive Books:

http://www.exclusivebooks.co.za//books/Nessuno-Nasce-Pulito-AuthorMichele-Nigro/000000000100000000001000000000000000000000000009781326779139/

 

  • e-book in vendita su Bol.com:

http://www.bol.com/nl/p/nessuno-nasce-pulito/9200000066663283/

 

  • e-book in vendita su OverDrive:

https://www.overdrive.com/media/3010827/nessuno-nasce-pulito

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Powell’s:

http://www.powells.com/book/nessuno-nasce-pulito-9781326779139#

 

  • e-book in vendita su Unilibro:

http://www.unilibro.it/ebook/michele-nigro/nessuno-nasce-pulito-e-book-epub/82785678

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Kraina Książek:

http://krainaksiazek.pl/Nessuno-Nasce-Pulito,9781326779139.html

booktrailers:

 


 

prefazione a cura di Antonio Scarpone​

premessa dell’Autore

postfazione a cura di Davide Morelli​

immagine di copertina a cura di Pedram Anvarypour​

 


 

“MICHELE NIGRO… CHI?”

https://michelenigro.wordpress.com/about-michele-nigro-note-biobibliografiche/

 

per contatti: mikevelox@alice.it

Ultimo tag a Parigi

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 agosto 2015 by Michele Nigro

LA REPUBLIQUE a semi-rigid surveillance airship built for the French, Paris ca. 1908

Come in un passaggio di stato

da gassoso frivolo a solido realistico

la ragazza un attimo prima

vogliosa di vita nuova e sorrisi a buon prezzo

senza appello ritorna donna seriosa e madre.

Inganna pure l’esistente, civetta urbana,

dal basso dei tuoi presidenziali tweet

inviati al nulla elettrico che t’ignora.

Connessa creatura fatta di effimeri pixel

abbassi quello sguardo nato bello e vuoto

illuminato dallo strumento della tua solitudine,

ti vergogni sogghignando del danaroso mausoleo

accompagnatore di giovani peli inesperti

tra i vicoli all’imbrunire della sua gloria.

Il Tao della fisica non ti salverà

dal tavolo con le due femmine deluse…

vogliono restare sole, una accanto all’altra,

a titillarsi i carnosi rimpianti bagnati di saliva recente,

dalle loro solidali malinconie al luppolo

e torve logiche amorose, arrapate di movimento

tra le cosce della notte.

Sorvoliamo la città lineare

con i finestrini della libertà spalancati,

aria calda che non lascia speranza

e la colonna sonora di un nuovo andare.

Taggami ma di baci saziami!

Io vi taggherò!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 18 giugno 2015 by Michele Nigro

io vi taggherò

(immagine in pdf: io vi taggherò)

Blog “Nigricante” – Analisi del 2014

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , on 30 dicembre 2014 by Michele Nigro

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 37.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 14 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Web Killed the Video Star

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 ottobre 2014 by Michele Nigro

tvdead

Una nuvola irriverente di dati

offusca l’immagine ben definita

e piatta

nei salotti statici in prima serata

tra cioccolatini e telecomandi.

Orde multimediali affamate di Tutto

assediano lentezze catodiche

e perbenismi fuori catalogo.

Mentre muori snella e tecnologica

sulle sponde di un veloce futuro

consegni le tue ultime volontà digitali

a una sopravvissuta casalinga di Voghera.

Keep Calm!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 marzo 2014 by Michele Nigro

KEEP CALM

Buon Compleanno Nigricante!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , on 11 aprile 2013 by Michele Nigro

WordPress mi ricorda con un messaggio privato che oggi il mio bloghettino compie la bellezza di 3 anni! 🙂

Happy Anniversary! anniversary-1x

You registered on WordPress.com 3 years ago!

Thanks for flying with us. Keep up the good blogging!

Sono stati tre anni interessanti, caratterizzati da relazioni virtuali affascinanti, da acrobatiche sintesi di pensiero, addensamenti d’opinione, flussi di coscienza adattati al web e sperimentalismi che hanno animato la mia evoluzione, ancora in corso, in qualità di “scrivente”… Come affermai in uno dei miei primissimi post intitolato “Perché Nigricante?” ho cercato di mettere insieme diversi tipi di esigenze (le mie): il fatto che “Nigricante” sia un blog pubblico, visitato da centinaia, migliaia e commentato da decine di persone (alcune conosciute dal vivo, altre no), è quasi un fatto accidentale, secondario. Anche se non è mancata, devo ammetterlo, la volontà di indicizzarlo. Ogni blog è forse prima di tutto una fucina personalizzata in cui rendere incandescenti idee fredde tratte dal quotidiano e che altrimenti andrebbero perse nel traffico insensato di un fare senza memoria. E’ vero, si scrive per se stessi… ma voi continuate a seguirmi!

Questo è il blogtrailer che creai all’epoca…

Le “cerchie” di Google+

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 gennaio 2012 by Michele Nigro

Secondo Google+, il nuovo social network nato da una costola dell’omonimo motore di ricerca, per mettere sù una cerchia basta ‘trascinare’ le persone che c’interessano (non per i capelli bensì, metaforicamente, spostando foto di utenti corredate di nome e cognome), persone che classifichiamo in base a parametri effimeri o grazie a sempre più rare conoscenze dirette, in un insieme le cui caratteristiche sono decise da noi. Abbiamo così l’illusione di comandare il gioco, di porre delle regole, di distinguere, di escludere o di accettare, ma non ci accorgiamo che siamo a nostra volta oggetto di studi effettuati da chi materialmente ci ‘dona’ l’opportunità di fare social networking. Le cerchie possono essere tematiche: ad esempio, inserendo in una specifica cerchia solo gli amici con cui si esce il sabato sera, in un’altra quelli con cui condividere la passione per la lettura e così via; oppure, come nel mio caso, costruire una grande cerchia omnicomprensiva in cui accogliere tutti, senza fare alcuna distinzione: un unico, grande calderone disimpegnato comprendente perfetti sconosciuti, persone solo leggermente sfiorate in occasioni fugaci e individui che vediamo quotidianamente per strada, con cui andiamo a prendere un caffé di tanto in tanto, ma che non possiamo certo dire di conoscere approfonditamente. E anche persone che conosciamo bene: quest’ultime, per la maggior parte degli utenti di social network, rappresentano una minoranza. Questo stesso discorso potrebbe essere applicato, per par condicio, anche ai ben più noti “gruppi” di Facebook o ad altre forme equivalenti di “insiemizzazione” riguardanti altri social network sparsi nel web.

Mi soffermo in particolar modo su Google+ perché colpisce, direi a un livello arcaico del mio pensiero, l’uso disinvolto di una parola importante e sociologicamente strategica: “cerchia“. Come al solito mi deresponsabilizzo e tiro in ballo il buon vecchio vocabolario per conoscere il significato del termine e per giungere preparato alla formulazione di un giudizio. Cerchia: “insieme di persone con le quali si stabilisce, da parte di un individuo o di un nucleo familiare, una serie di reciproche relazioni sociali, culturali e sim.” Ancora una volta i creativi della rete cercano di antropomorfizzare, almeno da un punto di vista lessicale, una cosa che umana non sarà mai: l’intento di Google+ sarebbe encomiabile se gli appartenenti alle suddette cerchie fossero già membri reali e fisicamente tangibili di una cerchia presente nel mondo esterno, nella cosiddetta ‘first life‘. Attenzione, le mie parole non sono moralizzatrici: i social network a cui sono iscritto e che di fatto utilizzo quotidianamente sono molti di più di quelli finora nominati in questo post. Tra il ‘non esserci’ dei coerenti che non usano i social network per una, altrettanto sintomatica, questione di principio e l’uso critico di un mezzo, scelgo sempre la seconda opzione: almeno fino a quando avrò un senso critico da far funzionare; fino a quando sarò consapevole di essere io stesso un prodotto per i social network. Quando voglio sentirmi vivo e reale non resto davanti alla tastiera del mio computer ma scendo in strada! Nutrire le statistiche fa parte del gioco: utilizzare un mezzo lasciandosi utilizzare, giocando sulla fascia e senza azioni eclatanti o non richieste. Per quanto mi riguarda il social networking non è nient’altro che una forma amplificata e sofisticata di telefonia: annunciare un evento, sottolineare un pensiero, commentare un fatto, programmare qualcosa insieme ad altri, condividere un tema; si tratta di operazioni rese possibili dall’evoluzione di una forma di comunicazione vocale che non permetteva di condividere granchè. Ma da qui a parlare di “cerchia”, umanamente parlando, ce ne vuole!

Esistono alchimie insostituibili; processi visivi, olfattivi, tattili che appartengono alla conoscenza lenta; dinamiche di gruppo, di sottogruppo e interpersonali non riassumibili in algoritmi. L’imprevedibile circolarità ermeneutica esistente tra le “parti” che compongono le cerchie umane e il “tutto” rappresentato dalla nostra storia, dalle nostre idee, dall’esistenza reale, non può essere riprodotta spostando facce in un cerchio colorato: la circonferenza ovvero il limite che diamo al vissuto, il centro del cerchio deciso da noi, i raggi e il diametro della nostra azione terrena, le rette fortuite tangenti alla circonferenza, quelle che l’intersecano per sbaglio, i cerchi che hanno in comune uno o due punti, cerchi che si fanno la guerra da millenni, che si evitano e s’ignorano; cerchi piccoli contenuti in cerchi più grandi; cerchi insignificanti, silenziosi ma sinceri… Certe ‘geometrie antropologiche‘ andrebbero vissute nella vita reale. In prima persona. Litigare in chat, ‘bloccare’ o eliminare un contatto, ‘salvare’ una discussione, sentire il bisogno di adottare una Netiquette, chiedere il permesso per entrare in un gruppo: si tratta di simulazioni comportamentali che spesso condizionano la vita vera, quella che conta. Mentre invece dovrebbe accadere esattamente il contrario.

Mi raccomando: se avete gradito questo post, non dimenticate di cliccare sul tasto +1 che trovate nell’area “condividi” posta qui sotto! Grazie! 🙂

“Nigricante”: 2011 in review

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , on 1 gennaio 2012 by Michele Nigro

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

The concert hall at the Syndey Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 32.000 times in 2011. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 12 sold-out performances for that many people to see it.

Click here to see the complete report.

Consolidare l’effimero

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 novembre 2011 by Michele Nigro


Sul legittimo salvataggio del nostro Io fallace disseminato in rete.

 

Che cosa resterà di noi? Del transito terrestre?
Di tutte le impressioni che abbiamo in questa vita?”

(Mesopotamia – F. Battiato)

 

“A cosa stai pensando?” – chiede in maniera fredda e utilitaristica il social network simulando una finta empatia. E noi giù a confessare emozioni, speranze, sospetti, sentimenti; a condividere idee, immagini, progetti, azioni. Il confessionale del grande fratello internautico accoglie tutti; la tastiera è come il taccuino dello psicanalista. Eppure basta poco per gettare nel panico gruppi chiusi e aperti, community e singoli contatti; per risvegliare dal sonno della rete le masse parcheggiate e letargiche: la minaccia insita in un umile ammasso di bit organizzati, la promessa di un file stampabile che distaccandosi dalla piattaforma è capace di conquistare un’indipendenza fisica nel mondo reale del quotidiano cartaceo. L’assurda riscoperta della privacy violata da chi la difende in extremis ricorda un po’ la storia dell’allevatore che chiude la stalla dopo che sono scappati i buoi. Internet è come una casa di vetro, ma c’è chi si preoccupa della presunta eternità di un file riproducibile, trasferibile, conservabile su un supporto. Il potere della memoria contro la caducità della confessione estemporanea. Delicate farfalle dotate di memoria ram contro geroglifici scolpiti su pietre masterizzate che sfidano l’infinito.

Panta rhei os potamòs (πάντα ῥεὡς ποταμός), Tutto scorre come un fiume: il pensiero di un nuovo ‘filosofo del divenire’ al tempo del web 2.0! Non ci si può bagnare due volte nello stesso web: questo è il continuo cambiamento applicato al social networking per cui tutto è mutamento, movimento, perdita o acquisizione di dati, pettegolezzo senza sosta, suggerimento privo di compassione, senza sostanza primigenia immobile e immutabile. Solo i dati sensibili e utili all’influencer marketing rimangono imprigionati nei server del liberismo economico: tutto il resto, ciò che ingenuamente reputi ‘importante’, è pattume. Lo scorrere senza fine della realtà virtuale, il perenne nascere e morire delle informazioni, l’assenza di una sponda rocciosa.

Qualcuno dice che la vita è movimento; isolare una singola parte dal tutto dinamico significa decidere di far morire quella parte. Ma per consolidare l’effimero occorre devitalizzarlo, decontestualizzarlo, isolarlo, fissarlo, conservarlo, renderlo disponibile alla riproducibilità volontaria, trapiantarlo prima che muoia. Prima che scompaia tra i flutti dell’informosfera. Per dare valore alle parole, al pensiero, alla nostra condizione virtuale ma pur sempre umana.

La scissione dal contesto crea insicurezza. Paradossalmente l’archiviazione dell’intimità donata al mondo terrorizza chi insegue la diluizione e il disimpegno. Si opta per il “salva con nome” contro la morte di ciò che nasce fragile. Ed è allarme.

Il brandello di pensiero fluido prelevato dal web conquista l’indipendenza e impara a vivere di vita propria: comincia a respirare e addirittura cammina. Possediamo finalmente le prove del nostro passaggio attraverso il fiume dell’informazione.

Non siamo più solo pedine telecomandate o fornitori passivi di dati da dare in pasto alle statistiche dei padroni del social networking: rivendichiamo diritti terrieri come indigeni che godono di una falsa libertà passeggiando tra le riserve imposte. Essere senza possedere. Consumare senza memorizzare.

La conquistata eternità di ciò che credevamo effimero c’innervosisce e al contempo ci responsabilizza. Si ritorna periodicamente su ciò che abbiamo salvato. L’imprevista immortalità del fugace diventa un problema. Il passaggio di stato – da gassoso a solido – del pensiero già condiviso e adolescente diventa pericolosamente reale: il brinamento della coscienza virtuale dal web alla carta non era stato previsto; l’atto di maturità del navigatore perdigiorno trova spazio su memorie fisse.

Divento nostalgico delle tracce lasciate nella grande rete. Decido di conservare la mia porzione di acqua prima che un clic anonimo sentenzi la deviazione o la scomparsa del fiume informativo. E mi sento già un po’ meno deprivato, un po’ meno sfruttato. Ma non basta.

I social network come extension dell’anima: la singolarità informativa avanza inesorabile. Il pensiero biologico s’innesta sui fiumi elettrici della solitudine ipertestuale: forse un giorno si renderà autonomo dal creatore dotato di tastiera e vivrà anche dopo la morte fisica di quest’ultimo. Rielaborando se stesso.

Nuove trasformazioni della materia; evoluzioni legislative; nuovi diritti d’autore nascono come fortezze Bastiani nei deserti elettrici di moderni Tartari; nuovi territori da presidiare: attendendo la battaglia finale, attendendo rinforzi.

(versione pdf: Consolidare l’effimero)

Da “Alba Rossa” alla Rete-Ombra di Obama

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 giugno 2011 by Michele Nigro

Ogni tanto fa bene rivedere certe pellicole: non tanto per una questione di nostalgia nei confronti di alcuni elementi appartenenti ai ‘tempi andati’, quanto piuttosto per fare autocritica, per realizzare dei confronti tra presente e passato, per delimitare la cultura sociale e politica di un’epoca che oggi, dall’alto del primo decennio del XXI secolo, ci appare inevitabilmente ridicola e anacronistica.

Ho rivisto recentemente il film fantapolitico intitolato “Alba Rossa” (Red Dawn) del 1984 e ho provato la stessa sensazione di quando, alcuni anni fa, ho tentato di rileggere una copia di “Topolino” o quando mi è capitato di rivedere alcune puntate del famoso cartone animato giapponese “Goldrake”: una sensazione di tenerezza mista a imbarazzo. Tenerezza per i legami sentimentali con il periodo storico tirato in ballo; imbarazzo per l’inadeguatezza, la superficialità e la palese ingenuità del messaggio in essi contenuto, ma che all’epoca sortiva l’effetto voluto.

“Alba Rossa” è un classico film patriottardo da guerra fredda in salsa reaganiana: dal punto di vista del pro-americanismo è capace di superare addirittura i film di John Wayne e quelli più recenti di Kevin Costner. Solo che al posto degli illustri attori sopracitati compaiono dei giovanissimi e piuttosto puliti (nonostante i mesi trascorsi in montagna tra guerriglie e attentati compiuti ai danni di sprovveduti comunisti invasori) Patrick Swayze, Jennifer Grey (che rifaranno coppia in “Dirty dancing” ma senza i sovietici) e un Charlie Sheen ‘sbarbatello’ in versione guerriero liceale.

Il film appare tragicamente comico fin dai primi fotogrammi: i paracadutisti degli invasori sovietici, cubani e nicaraguensi non appena toccano terra si accaniscono (sparando, ammazzando, sprecando munizioni e facendo un gran casino) contro un target altamente strategico: un liceo. Ora, tutti noi sappiamo (pur non essendo dei grandi strateghi) che invadendo una superpotenza come gli Stati Uniti d’America tra i punti caldi da controllare, per essere vincenti in tempi rapidi, ci sono senz’altro i licei, gli asili, gli ospizi, le mense dei poveri, le parrocchie e altri luoghi pericolosi, determinanti ai fini della battaglia. La prima vittima causata dall’invasione è nientepopodimeno che – mantenetevi – un professore di storia: categoria pericolosa quella degli storici; personaggi ambigui e guerrafondai sempre col naso tra i libri, pronti a ricordarci date di antiche insurrezioni, vecchie resistenze, guerre dimenticate… Da eliminare subito, senza dubbio. Non bisogna essere dei premi Nobel per capire che il regista ha voluto mandare agli americani dell’epoca un chiaro messaggio socio-politico e culturale che oggi francamente suscita una certa ilarità: difendiamo la nostra cultura, la nostra storia e i nostri giovani. Ma da chi o da cosa? Dalla propaganda comunista, è ovvio, e da un futuro reso incerto dalla costante minaccia sovietica. “Better dead than red” (meglio morti che rossi, cioè comunisti) si diceva negli U.S.A. durante l’oscura epoca maccartista.

Sarebbero tantissimi i punti grossolani di questo film da analizzare, ma non voglio annoiarvi ulteriormente. Dico solo che “Alba Rossa” (insieme a tantissimi altri film tipo “Rambo”, tranne il primo del gruppo che possiede un’anima ed è l’unico a raccontare una storia umana) è lo strumento di una precisa strategia politico-cinematografica: instillare il terrore per i comunisti nella classe media americana (la stessa che oggi, senza aver sparato un solo colpo verso i sovietici, si ritrova senza un tetto e senza un lavoro a causa della cosiddetta ‘recessione’). Anche se da lì a poco la caduta del muro di Berlino e la Perestrojka avrebbero reso inutile lo sforzo ideologico e patriottico di questi bravi registi ‘impegnati’.

Passano gli anni. Cambiano i nemici, mutano gli scenari, evolvono le strategie e le esigenze geopolitiche delle superpotenze sopravvissute. Proprio in questi giorni il Presidente Obama ha annunciato la nascita della Rete-Ombra (ovvero “internet invisibile”): un modo nuovo, incruento e tecnologicamente avanzato per combattere le restanti dittature del pianeta utilizzando il web e le preziose informazioni in esso contenute.

L’attacco alle Torri Gemelle di New York ha rappresentato l’unico momento storico (dopo Pearl Harbor, s’intende) in cui la realizzazione della ‘profezia’ di “Alba Rossa” ci è sembrata vicinissima, intaccando di fatto la presunta inviolabilità del suolo americano: solo che a dirottare gli aerei la mattina dell’11 settembre 2001 non furono i sovietici (ormai ‘estinti’ e storicamente mai stati propensi al suicidio in nome dell’ateismo di stato) bensì un gruppo molto organizzato (bisogna riconoscerlo) di sedicenti musulmani pronti a immolarsi in cambio di alcune decine di improbabili vergini in un illusorio aldilà e di un mucchio di dollari per le loro famiglie nell’aldiquà.

Favorire la ‘primavera araba’ per giocare a carte scoperte e grazie all’aiuto della popolazione locale; fornire ai ribelli informatici del terzo millennio gli strumenti per poter diffondere la verità nascosta dai regimi e per coordinare le azioni eversive verso quelle dittature che bloccano, con la propria arretratezza economica e culturale, l’avanzata del liberismo economico (soprattutto americano) in quella porzione di mondo non ancora adeguatamente inglobata nel sistema commerciale mondiale. Oggi la guerra (e forse non solo oggi) è prevalentemente guerra di conoscenza, guerra di immagini, guerra di informazione. Si abbattono dittature obsolete, sopportate e supportate per troppo tempo, bypassando la censura; si determina l’esito di un referendum utilizzando Facebook, Twitter e YouTube. La rete capta l’insoddisfazione del cittadino magrebino e dello studente italiano. Si fa opposizione utilizzando il web 2.0.

Le piazze reali e quelle virtuali si fondono e coordinano gli sforzi. Si realizzano ‘invasioni dolci’ utilizzando computer portatili e cellulari per l’accesso a reti wireless clandestine. Gli U.S.A. scelgono un’ingerenza da tastiera: un’ingerenza per ‘smanettoni’, molto più difficile da gestire ed eventualmente da prevenire. La rigida contrapposizione dei blocchi Usa-Urss è solo un ricordo che si studia sui libri di storia. Non s’incendiano più le bandiere in piazza ma si preferisce entrare nel libero mercato mandando in esilio i vecchi padri della patria: i ‘fratelli musulmani’ strizzano l’occhio a McDonald’s.

Dallo spauracchio comunista (a cui crede ormai solo Silvio Berlusconi e qualche altro buontempone della sua corte) si è passati all’insurrezione organizzata sui social network; dall’anticomunismo reaganiano di “Alba Rossa” alle ribellioni innescate tramite un internet parallelo e incensurabile. Dopo lo scoppio dell’ ‘ascesso fondamentalista’ (11 settembre 2001) si è passati a una strategia politica ed economica raffinata e preventiva: si aiutano le democrazie in fase embrionale sfruttando via internet l’insoddisfazione popolare. E’ vero: in queste ore stiamo ancora bombardando la Libia con bombe vere, ma il cambiamento della strategia è cominciato. Si avverte. E’ evidente. E’ inevitabile.

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