Archivio per sperimentazione

ODRZ legge “Limbo” (da “Nessuno nasce pulito”)

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 7 giugno 2017 by Michele Nigro

 

19197468_1898343933755838_1645039856_o

Rispondendo all’appello “Leggi una poesia: in regalo una copia del libro…”, lanciato tempo fa su questo blog e su altri social, il gruppo musicale Industrial Noise degli ODRZ ha allestito un video reading, in perfetto stile noise music, della poesia “Limbo” tratta dalla raccolta “Nessuno nasce pulito” (ed. nugae 2.0) pubblicata nel 2016.

È sempre interessante, oltre che emozionante, assistere alla reinterpretazione artistica e alla decostruzione mediale di un proprio componimento: infatti ad essere “messi in discussione” non sono le singole parole o i versi che compongono la poesia, che restano sostanzialmente invariati, bensì i supporti comunicativi classici della poesia. Non più solo lettura lineare ma rimodulazione in chiave futurista del testo: il differente ritmo dei versi, il tono della voce adulterato dagli strumenti, la ripetizione di alcune parole (a volte anche gridate!) come a volerle sottolineare e incidere nell’acciaio, il tutto su un tappeto sonoro “rumoroso”.

Grazie ODRZ per questa esperienza!

♦

ODRZ53

ODRZ interpretano “Limbo”, poesia di Michele Nigro tratta dalla sua raccolta “Nessuno Nasce Pulito”. Avvolti in un ambiente industriale e accompagnati da una colonna sonora cupamente incantatrice, ODRZ affrontano il testo esprimendosi in una intrigante visione schizofrenica, sottolineando alcuni passaggi in maniera ipnotica. Un Limbo assoluto.

Musiche: ODRZ

Regia: Edoardo Deluca

 

Solchi Sperimentali Fest

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 ottobre 2016 by Michele Nigro

14803078_1786124024977830_377059922_o

Il primo festival itinerante legato al libro di Antonello Cresti “Solchi Sperimentali Italia” si terrà allo Spazio Ligera a Milano.
Ispirato dalla medesima attitudine al sincretismo e alla unione di musiche apparentemente lontane la serata vedrà esibirsi:

Jumbo
https://www.facebook.com/jumboDNA/

prog rock
.
Osvaldo Schwartz
https://www.facebook.com/OfficineSchwartz/
Industriale
.
Enten Hitti + ODRZ
http://entenhitti.it/
www.odrz.org
elettronica sperimentale/etnica
.
Mamma Non Piangere
http://www.mammanonpiangere.it/index.html
Art rock
.
presenta Antonello Cresti

Spazio Ligera – Via Padova, 133 – Milano
Inizio ore 22,00
Ingresso 8,00 euro

Principio di indeterminazione della rondine

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 giugno 2015 by Michele Nigro

hei1

Vortici roteanti nell’aria calda

onorano primordiali istinti,

elettroni pomeridiani garriscono

tra i palazzi dell’uomo.

Verità granitiche si sfaldano

sotto i colpi della distinzione

e di cambi repentini di rotta,

l’occhio finito e amante della misura

osserva la particella dell’oggi

alterando la sua velocità nella storia.

Sospendo il giudizio dinanzi a presunte realtà

esisto in umile silenzio, senza emettere alcun suono

in attesa di dati liberi dall’opinione.

Temo che anche il mio respiro

condizioni i progetti dell’assoluto,

perché non conosco il destino

di quel turbinio di rondini.

 heisenberg-indeterminazione

Fuga in avanti

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 31 marzo 2015 by Michele Nigro

10917092_337533286446404_1267009996011395277_n

Spostarsi in avanti con il corpo

a seguire una mente già libera

in viaggio da secoli

attraverso spazio e tempo.

Figure care e pesanti mi rallentano, parole inutili,

schemi abituali, gesti prigionieri di un déjà vu

abbandonati con naturalezza

lungo la strada, per sopravvivere.

Il desiderio di diventare sordo all’oggi

estremo atto liberatorio,

l’onda d’urto dell’insoddisfazione

proietta vestigia ancora calde

verso probabili futuri.

Dietro di te involucri

di esistenze pregresse

come conchiglie frantumate

su spiagge interiori.

Non abito più qui

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 febbraio 2015 by Michele Nigro

10622768_10152863789365934_4317865554740192901_n

Ho provato a indossare

un abito di quand’ero giovane,

antichi gesti sociali, maschere

a me familiari

ridicole manovre disinvolte

per rientrare in spazi mentali

che non mi appartengono più.

Pensieri dalle forme sgraziate

si adattano a grezzi tessuti morali.

Spinti da tragiche nostalgie

ritornano comportamenti

depositati nei caveau del passato,

riesumo l’ingiallito copione

di un personaggio in disuso

ne ricordo ancora le azioni di scena

le rivivo senza comprendere

il perché di questo recupero

e realizzo così

la distanza maturata negli anni.

Allo specchio

non mi riconosco,

la libera pelle di oggi

pulsa indispettita.

Le querce non rimpiangono

le foglie cadute sulla strada

calpestate dalle ruote del tempo,

se ne occuperà

un coraggioso vento

proveniente dal mare dei naviganti a vista.

Existence

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 dicembre 2014 by Michele Nigro

medium_amants_du_flore

Nella realtà cristallina e perfetta

tutte le risposte dell’esistere,

le inutili diottrie speranzose

il poetico tergiversare illusorio

confondono il viandante onesto

sul percorso verso la felicità.

Il giovane orso

divenuto adulto

si accoppia con la madre,

non ricorda più

le trascorse primavere.

Le radici della serenità

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 settembre 2014 by Michele Nigro

uomo,-radici,-nubi-di-tempesta,-deserto-176634

Aperiodico come pendolo incoerente

ritorno fedele alle radici di un ideale.

Tra nuovi cementi e nuove musiche

ostinato, vedo un’infanzia congelata

lì dove l’avventura prosegue indisturbata

lì dove per altri domina un monotono presente.

Laboratorio per sperimentare ripartenze

e vite clandestine

– il difficile diventa facile! –

alibi per un’amata solitudine

luogo privilegiato di regressione.

Recupero, sordo alle critiche

un io primordiale e leggero

fino all’epoca che precede dolori ed errori.

Non ti spiego il perché del mio essere qui

intuisci una ricerca proveniente dal passato,

mi confondo tra la folla moderna

rumoreggiante per sapere di essere,

ingannando tempo e doveri

oscillando sereno come fiamma

al silenzio di una candela consumata a metà.

Settembre

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 settembre 2014 by Michele Nigro

henri-cartier-bresson-470-wplok

Presagio autunnale dopo intemperanze estive

sei la promessa di una serietà invernale

ricca di sobrie novità.

Nell’aria profumo di libri scolastici e matite temperate

ritrovi una maglia leggera con odori dimenticati,

conti in sospeso e stanze da pulire,

prime nuvole sui ritorni alla realtà.

La città ti salverà!

Un sospiro sull’uscio di casa congeda l’invadenza d’agosto

si apre un passaggio concreto verso la fine del numero,

elettroni abbronzati rallentano la corsa sulle orbite del fare.

La sindrome produttiva da rientro

distrae l’uomo dai nuovi colori della mente

dagli ultimi coiti speranzosi nel quartiere

prima della discesa letargica e discreta

verso l’immobilità della pelle coperta.

Tra residui sprazzi di festa

giungerà puntuale con la brezza di mare

il freddo sussurro del futuro.

Interruzione di dipendenza

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 maggio 2014 by Michele Nigro

babycord

Prendete una vostra abitudine, quella più frequente, la più ossessionante anche se impercettibile, quella che voi credete essere la più cara e innocua, e… interrompetela. Così, per compiere un esperimento giocoso che pian piano potrebbe diventare un necessario esercizio di miglioramento della qualità esistenziale. Allontanatevi da essa, da questa abitudine non vitale a cui siete legati ma di cui credete di non avvertire la pressione discreta che esercita sul vostro vivere, espelletela dal vostro tempo quotidiano, dai vostri meccanicismi, dal paniere di tic pseudoculturali che tenete sul comodino a portata di mano e di cui vi siete autoconvinti di non poter fare a meno. Osservatela, se volete, dall’esterno prima di archiviarla definitivamente o per un breve periodo di prova, ricordatene le fattezze, studiatene la presenza nella vostra vita per riconoscerla se si dovesse ripresentare sotto mentite spoglie, bussando alla porta delle azioni meccaniche. Se non ha un nome, datele un nome per meglio identificarla. Spegnete il pilota automatico e pilotate a naso! Osservate voi stessi dall’esterno, il vostro corpo mentre vive, come in un film di cui siete i protagonisti, per comprendere quanto siete ridicoli nel compiere l’automatismo da cui vi state allontanando: se non si è consapevoli del proprio essere ridicoli, c’è il rischio che permanga un sottile velo di nostalgia nei confronti dell’abitudine da eliminare. Dovete essere convinti per non avere rimpianti: la consapevolezza del nostro sentirci ridicoli necessita, però, di un cambio di scena. Il film mentale non basta: certi particolari non si possono notare se non da un esterno reale, dall’altra parte del vetro, concedendosi un’azione alternativa che segua il pensiero. Quello che state per vivere non è un addio ma un consapevole arrivederci: forse ritornerete a servirvi delle abitudini che abbandonate, solo che non le chiamerete più abitudini ma azioni utili e non periodiche, oserei dire volontarie e ricercate. L’obiettivo è avere il coraggio di smettere di amare le vostre abitudini perché rassicuranti e già sperimentate. Alterando il grafico di quell’azione riscoprirete il valore del suo significato nella vostra esistenza. Fermarsi un attimo prima del tic non è sufficiente: bisogna dimostrare a noi stessi che l’interruzione che abbiamo deciso di effettuare possiede una sua consapevole costanza. Uno dei fattori più importanti per la riuscita di questo esperimento, infatti, è il tempo che lasciamo trascorrere dopo aver preso la decisione di interrompere la dipendenza: ma non si tratta di un mero “contare fino a dieci!” dedicato agli isterici. È qualcosa di più: siamo lì che fremiamo per soddisfare la nostra abitudine, solo un soffio ci separa dal soddisfacimento di quell’ennesimo atto compulsivo che crea un benessere effimero, ma ecco che all’improvviso una lampadina si accende nella nostra personale scatola di Skinner. Non si tratta stavolta di un segnale convenzionale che dà il via al riflesso automatico a cui il nostro corpo obbedisce senza opposizione, ma è una luce nuova, dispettosa, alternativa, irriverente e scomoda. Una luce che ci chiede di attendere, di rimandare, di sospendere la soddisfazione di un falso bisogno, di cercare una strada non battuta, anzi di non cercare nulla, di sperimentarci nella non azione attiva, insomma di fermarci sull’uscio, per una volta sola o per sempre… se l’esperimento funziona. Quella che sembrava un’alternativa scomoda diventa essa stessa una piacevole abitudine: abituarsi a non abituarsi, una contraddizione che salva la vita. Autodirottarsi per mettersi alla prova e sperimentare le virtù del non fare contro la persecuzione del fare. Riposizionare i mobili di una stanza per vederli illuminati da un angolo diverso e per accorgerci che seduti in un lato differente della stanza riusciamo a vedere particolari dalla finestra che fino a quel momento erano sfuggiti al nostro guardare assuefatto. O addirittura disfarsi dei mobili per sperimentare il vuoto. Se il tempo trascorso dalla sospensione è sufficiente ci accorgeremo di aver “abortito” in maniera corretta, di aver tagliato il cordone ombelicale senza traumi e di non aver bisogno delle cose di cui ci siamo privati: l’interruzione di dipendenza sarà premiata con una riscoperta sobrietà e una nuova energia deviata verso mete non contemplate. Potevamo scegliere di non far finta di scegliere e invece continuavamo a far finta di scegliere. Perché? Per paura? No, di meno: per pigrizia; la paura sarebbe già un sentimento più audace e giustificabile. Non dobbiamo attendere la costrizione della crisi per riuscire a vedere altri scenari e interrompere le nostre routines: anche piccole decisioni non eclatanti e silenziose, compiute nel nostro quotidiano, possono fare la differenza in termini di economia psichica. Questa non è una riflessione per la scuola dei maniaci del controllo: noi non controlliamo niente! Però possiamo influenzare il ritmo delle azioni, la loro frequenza e incidenza nella nostra vita, come il capovoga di un’imbarcazione a remi che determina il ritmo di vogata: possiamo scegliere una non battuta, una remata a vuoto, una pausa. Come una nota non suonata, un colpo non vibrato, una pagina saltata e non letta, una routine non rispettata… Non per sadismo, ma per ricalibrare i sensori e ricominciare a percepire il suono basilare della verità.

10278828

VIDEO CORRELATO: “Si può fare” di Angelo Branduardi

Grasso che cola

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 febbraio 2014 by Michele Nigro

08022012IMG_6345Modifica

L’imbarazzo della scelta

alberga lì dove

il grasso cola.

Quante possibilità sprecate

per mancanza di fede,

solo chi conosce lo schema di gioco

sperimenta spavaldo

aprendo le porte della realtà.

Vite parallele urlano nel buio

assetate di se stesse,

sordi al richiamo del coraggio

armeggiamo tra ipotesi, alibi

e falsi torti.

Vite sospese e caute, in attesa di un sisma

ignorano gli anni migliori dell’incoscienza

credendo alla crisi dei mercati.

Attori recitano per inerzia

la parte delle vittime sane.

Non sperano, non cercano, non immaginano più,

non rischiano

prigionieri ormai di una mortale presunzione.

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

Also sprach

RIFLESSIONI E POESIE

Interno Poesia

Blog e progetto editoriale di poesia

Iannozzi Giuseppe - scrittore e giornalista

Iannozzi Giuseppe, in arte "Joseph Barbarossa" - scrittore, giornalista, critico letterario - blog ufficiale

Emanuele-Marcuccio's Blog

Per una strada e altre storie...

vibrisse, bollettino

di letture e scritture a cura di giulio mozzi

HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

La legenda di Carlo Menzinger

libri: i miei, i tuoi, i suoi, i nostri, i vostri e i loro.

R. Tiziana Bruno

(ladri di favole)

DEDALUS: corsi, testi e contesti di volo letterario

Appunti e progetti, tra mura e spazi liberi

Poesia dal Sottosuolo

(prestarsi al mondo in versi)

Rivista ContemporaneaMente Versi

Rivista di Poesia Contemporanea Sperimentale e Non Solo

i sensi della poesia

e in pasto diedi parole e carne

La Camera Scura - il blog di Vincenzo Barone Lumaga

Parole, storie, pensieri, incubi e deliri

HyperNext

Connettivisti nel cyberspazio / Movimento in tempo reale

La Mia Babele

Disorientarsi..per Ritrovarsi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: