Archivio per spettacolo

La poesia resistente!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 aprile 2015 by Michele Nigro

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Vanity Fair

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 novembre 2014 by Michele Nigro

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Quando due vanità s’incontrano

fingono, a turno, interesse

l’una nei confronti dell’altra.

Meeting di sovrastrutture

sotto cieli inizialmente

sinceri.

Riconosciti, cedi il passo e sii libero.

………

Ah, l’istintiva e democratica comprensione

tra formiche!

Oktoberfest

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 ottobre 2014 by Michele Nigro

vincentvangoghvilaledei

Omaggio a una ciclica caducità, come morti in battaglia

senza speranza cadono foglie stanche

di vite brevi soleggiate e gloriose,

segni ingialliti di una lenta resa stagionale.

Si lasciano andare

ebbre di ricordi estivi al sapor di clorofilla

lungo linee di gravità trasversale

al ritmo di espirazioni ventose.

 

Piccoli uomini fatti di rami nodosi

legati con spaghi di tempo,

sacerdoti inconsapevoli in templi viventi

pulsanti di linfa sotto tetti di cielo

con gesti magici ereditati

compiono riti arcaici

graditi a un dio agricolo dimenticato.

In anticipo sul Generale

spinti dal cambio d’umore di una terra

in mutazione cromatica

conservano spicchi di natura

energia colorata dietro preziosi vetri rozzi

per le tavole di domani.

 

Nuovi silenzi nei boschi e nuovi frutti

nutrono le quiete scelte radicali.

Un suono di campana

annuncia la fine della guerra

e l’inizio di dolci esili.

Devozione

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 31 maggio 2014 by Michele Nigro

pope

Durante la caduta annulli le decisioni dell’io

ti senti più forte nel gregge e affidi l’incerto domani

alle cure di una balsamica illusione.

Psicologie da stadio prescrivono

volontà diluite nella corrente del gruppo,

la mentalità della folla

rende indolori le ferite del misero.

L’anestetico fornito fin dalla nascita

alleggerisce le fatiche del cammino terreno,

l’individuo giace assonnato e felice

nell’utero della chiesa metropolitana.

Una parte di te lo sa! Sei vero solo al di fuori del rito,

il pensiero come sabbia nell’ingranaggio liturgico

interrompe l’emozione collettiva

delle madri fasciste in processione.

Eserciti devoti e ipnotizzati

si dirigono ciechi e con passo orante

verso le terre di un eretico silenzio da estirpare.

Identifichi il tuo stare al mondo

con guerre sante pensate dai pastori della carità,

nessun dubbio può sminuire l’ereditata appartenenza

al progetto superiore, liquido amniotico per uomini mai nati.

Partecipi dubbioso al dolore rappresentato

sugli altari dello spettacolo sacro.

I corpi estranei della consapevolezza

banditi dall’oligarchia incensata

attendono sul sagrato della vita

il ritorno di una verità non rivelata.

Faber… Vita, Amore, Anarchia

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 28 aprile 2014 by Michele Nigro

1660513_622209314538084_4136706508286725222_nPompeilab ricorderà Fabrizio. Musica, poesia e parole saranno l’anima. Band locali, amici ed affetti ne saranno i portatori.
Per il sesto anno consecutivo Pompeilab prova, pur conoscendo la difficoltà e la complessità dell’impresa, ad abbracciare Fabrizio De Andrè a 15 anni dalla sua scomparsa.
Il poeta, “precauzionalmente un cantautore”, ha lasciato la sua voce nei nostri genitori prima che in noi, e resterà indelebile anche nei nostri figli di oggi e di domani. L’arte di Faber la riscopriamo ogni giorno nelle sue parole ed in quei mille pensieri che, fatti poesia, riescono a palesarsi dinanzi ai nostri occhi nei tanti attimi di vita quotidiana. In un dolore come in una gioia. In un sorriso di una passante come negli occhi della donna amata. Nelle lotte di un popolo contro un sopruso così come nella consapevolezza dell’amarezza della vita ogni volta che ci cascano addosso pesi e responsabilità.

(FONTE)

Web Poetry

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 febbraio 2014 by Michele Nigro

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Il bisogno di essere giudicati dal vivo

attende paziente

dietro l’angolo televisivo dell’anima

pronto a ghermire il fianco vanitoso.

Da troppo assente dal palco dell’inutile

presenzialista pentito dello spettacolo

mi ravvedo in tempo dal balocco in palio

cestinando inviti a pubbliche masturbazioni.

Sordo e felice

affido flussi di coscienza alla rete,

come messaggi in bottiglia

viaggiano nel mare elettrico

le casuali impressioni da tastiera.

Magic Shop

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , on 17 aprile 2013 by Michele Nigro

La notizia, appresa da qui, di questo evento – il Festival dell’Oriente – bello da vedere e sicuramente molto interessante, mi ha fatto tornare in mente le parole di una canzone di Franco Battiato, “Magic Shop”, e precisamente quando canta:

<<… E più si cresce e più mestieri nuovi
gli artisti pop, i manifesti ai muri
i Mantra e gli Hare Hare a mille lire
l’Esoterismo di René Guénon.
Una Signora vende corpi astrali
i Budda vanno sopra i comodini… […]

Supermercati coi reparti sacri che vendono
gli incensi di Dior…>>

Pensieri simili, anche se formulati in maniera leggermente diversa e in un contesto religioso differente, sono suscitati dalla visione della cosiddetta cripta d’oro di Padre Pio. Consumismo e religiosità, bisogni umani e messaggi divini: a volte anche occasioni simili, apparentemente “inquinate” dalla presenza immonda del denaro e di un dio commerciale, possono regalare spiragli verso il trascendente oppure bisogna sempre condannare la convivenza tra materialismo e spiritualità?

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Un evento eccezionale al Festival dell’Oriente dal 25 al 28 Aprile: grazie all’Istituto Lama Tsong Khapa di Pomaia (PI), uno dei più grandi centri buddhisti in Europa e grazie alla onlus Yershe Norbu http://www.adozionitibet.it, sarà ospitato il tour delle reliquie sacre del Buddha e di molti altri maestri buddhisti. Il tour ha avuto inizio a Taiwan nel 2001 e sono state esposte in 65 paesi dopo che per anni Lama Zopa Rinpoce ha raccolto varie reliquie di Buddha e di altri maestri buddhisti, alcuni dei quali hanno donato pezzi appartenenti alle proprie collezioni personali, come nel caso dell’attuale Dalai Lama che ha ceduto 8 pezzi appartenuti a Buddha Shakyamuni, quello che noi conosciamo come Siddharta, il Buddha storico. I visitatori possono ricevere la benedizione personale delle relique del Buddha, che vengono gentilmente poste sul loro capo.

Queste reliquie del Santuario del Cuore di Maitreya, che i visitatori possono ammirare dentro alcune teche trasparenti che circondano una statua dorata a grandezza naturale di Buddha Maitreya, il Buddha della gentilezza amorevole, sono costituite tra le altre cose, da delle perle o cristalli, ritrovate tra le ceneri, dopo la consueta cremazione, di un maestro spirituale quando questi muore. Queste perle, chiamate ringsel dai tibetani, sono deliberatamente prodotte dal defunto ed incarnano le qualità spirituali di saggezza e compassione del maestro e spesso influenzano lo spirito e la salute dei visitatori che, non di rado, riportano esperienze chi di guarigione chi di ispirazione a sviluppare la propria saggezza e pace interiore. In presenza delle relique le persone spesso provano ispirazione e sensazioni di guarigione. Qualcuno sente il bisogno di pregare per la pace nel mondo e per sviluppare la propria saggezza interiore, altri sono sopraffatti dall’emozione, dal momento che il potente effetto delle relique favorisce l’apertura del cuore alla compassione e alla gentilezza amorevole.

Anche se queste reliquie sono buddhiste, il Tour non è “settario”: l’esposizione è aperta a tutti indipendentemente dalla fede e cultura personale e nasce per diffondere la pace nel mondo, ispirando ognuno ad accrescere la bontà del proprio cuore perchè stare alla presenza delle relique aiuta ad entrare in contatto con il proprio cuore. I visitatori del Festival possono ricevere una benedizione personale tramite l’apposizione sul capo dello stupa contenente le reliquie di Buddha Shakyamuni, e si è inoltre invitati a fare benedire i propri animali per purificare il karma negativo e riceverne un ulteriore giovamento. Un evento straordinario e imperdibile che fa tappa a Milano, un’occasione unica per entrare in contatto con la spiritualità ed il fascino di una delle principali religioni d’Oriente.

Jetsun Pema, sorella del Dalai Lama al Festival dell’Oriente

Un evento straordinario al Festival dell Oriente. Jetsun Pema la sorella del Dalai Lama soprannominata “AMA LA” che significa Madre del Tibet come riconoscimento del suo impegno in favore dei bambini Tibetani nei giorni della Festival dell Oriente dal 25 al 28 Aprile visiterà l’ESPOSIZIONE DELLE SACRE RELIQUIE DEL BUDDHA E DEI SUOI GRANDI MAESTRI presso l’area del Tibet. Al Festival dell Oriente sarà possibile vivere un’esperienza straordinaria con la mostra delle sacre reliquie del Buddha che dopo un tour di 65 città nel mondo approdano a Milano Novegro. La mostra è un evento a carattere mondiale importantissimo a cui si aggiunge la presenza della sorella del Dalai Lama. E’ un evento aperto a tutte le fedi per sensibilizzare la pace nel mondo. Un’occasione unica per immergersi in una cultura millenaria e vivere un’esperienza indimenticabile e forse irripetibile. Vi aspettiamo tutti a braccia aperte.

Per ogni eventuale informazione non esitate a contattare la segreteria organizzativa ai seguenti recapiti: Tel. 0585 861311Tel e Fax 0585 240660Cell: 339 3766746
Oppure via E-mail: angela@festivaldelloriente.net
All’interno dei nostri uffici troverete sempre qualcuno del nostro Staff pronto a fornirvi ogni informazione necessaria.

Mimmo Cavallo e la questione meridionale

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 dicembre 2012 by Michele Nigro

Ricevo dal contatto Youtube Tullietto 76 e con piacere divulgo una notizia musicale interessante e “rivoluzionaria”…

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<<… Ti comunico che è in vendita in tutti i negozi di dischi il nuovo album di Mimmo Cavallo, dal titolo QUANDO SAREMO FRATELLI UNITI, disponibile anche online su diversi siti come Amazon e IBS. Premesso che il grande Rino Gaetano nel lontano 1980 definì Mimmo Cavallo il suo alterego, ti invio sei link contenenti tre nuovissimi brani del geniale cantautore pugliese “FORA SAVOIA”, “SIAMO BRIGANTI” ed “EZECHIA DA VERONA”, e i link del fan club, del sito e del profilo facebook. Tra le altre cose Mimmo Cavallo è in tour nei maggiori teatri italiani con due spettacoli favolosi: il primo dal titolo “COME DIVENTAMMO ITALIANI”, l’altro “FORA SAVOIA”. I due spettacoli stanno registrando il tutto esaurito ovunque. Dal momento che oramai la televisione pubblica è diventata un enorme contenitore puzzolente di merda, in cui invitano i soliti falliti e le solite mignotte di turno, internet credo rappresenti una validissina alternativa per far conoscere a quanta più gente possibile grandi artisti come Mimmo Cavallo, quindi se puoi divulga la notizia. Il nuovo lavoro discografico dell’artista salentino è un capolavoro assoluto, contiene ben 16 brani e, pensa un po’, è in vendita al prezzo stracciato di appena 10 euro. Le canzoni dell’album vanno dal rock al blues al folk, senza tralasciare elementi di musica etnica: è davvero una meraviglia, tant’è che da alcune fonti giornalistiche è stato definito il lavoro più fresco e ispirato dell’ultimo ventennio. C’è da aggiungere ancora che Mimmo Cavallo è stato ed è tutt’ora uno dei più grandi autori di canzoni scritte per altri cantanti, infatti ha composto per Mia Martini, Fiorella Mannoia, Loredana Berte’, Ornella Vanoni, Gianni Morandi, Mariella Nava, Syria e per Zucchero il gettonatissimo brano “Vedo Nero”. Inoltre c’è da ricordare che Mimmo Cavallo in un certo periodo degli anni ’80, precisamente dal 1980 al 1984, sbaragliò nelle classifiche degli album più venduti, artisti del calibro di Phil Collins, Vasco Rossi, Gianna Nannini e Pino Daniele, tenendo testa a Pink Floyd, Police ecc. Ti ripeto, sta solo a noi informare e far conoscere, ciao e grazie. Facciamo in modo che l’Italia non dimentichi i suoi figli migliori.>>

http://www.mimmocavallo.fan-club.it/

http://www.mimmocavallo.it/

http://www.facebook.com/mimmo.cavallo3

La storia: dal racconto alla sua fruizione spettacolare

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , on 16 ottobre 2012 by Michele Nigro

 

“Lo spirito del terrorismo” di Jean Baudrillard

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 maggio 2012 by Michele Nigro

Scritto in riferimento agli attentati dell’11 settembre negli Stati Uniti, questo saggio di Baudrillard (Raffaello Cortina Editore, 45 pagine) è utile anche all’interpretazione di alcuni aspetti riguardanti i recenti fatti terroristici di Brindisi (la bomba davanti alla scuola Morvillo Falcone) e prima ancora di Genova (la ‘gambizzazione’ di Roberto Adinolfi). Quali meccanismi comunicativi convivono intorno a un atto terroristico? Il terrorismo è un gesto orribile proveniente dall’esterno della società (come se fosse una sorta di azione aliena) o è un gesto ‘allevato’ inconsapevolmente all’interno di essa? (<<… perché il male è qui, è dappertutto, come un oscuro oggetto di desiderio…>> pag. 10). Il terrorismo, che piaccia o meno, è un sottoprodotto aberrante di questa società: non proviene da mondi lontanissimi; anche le istituzioni che s’impegnano a combatterlo, coloro che s’indignano e indignandosi diffondono le notizie relative all’atto terroristico, lo tengono indirettamente a battesimo.

<<… Siamo or­mai molto al di là dell’ideologia e del po­litico. Dell’energia che alimenta il terrore, nessuna ideologia, nessuna causa, neppure quella islamica, può rendere conto. È una cosa che non mira neppure più a trasformare il mondo, che mira (come le eresie nei tempi antichi) a radi­calizzarlo attraverso il sacrificio, mentre il sistema mira a realizzarlo con la forza. Il terrorismo, come i virus, è dapper­tutto. C’è una perfusione mondiale del terrorismo, che è come l’ombra portata di ogni sistema di dominio, pronto dap­pertutto a uscire dal sonno, come un agente doppio. Non si ha più linea di de­marcazione che permetta di circoscri­verlo, il terrorismo è nel cuore stesso della cultura che lo combatte, e la frattu­ra visibile (e l’odio) che oppone sul piano mondiale gli sfruttati e i sottosvilup­pati al mondo occidentale si congiunge segretamente alla frattura interna al si­stema dominante…>> (pag. 14-15)

L’atto terroristico nasce dal bisogno ‘moderno’ di essere ovunque grazie a un gesto eclatante, di comparire nella realtà di tutti noi per veicolare un messaggio globale e prepotente. Parlo di ‘gesto moderno’ in relazione al suo svuotamento ideologico che è direttamente proporzionale al progresso dei mezzi di comunicazione gestiti da quel sistema che s’intende sconfiggere con l’atto terroristico. Usare i media per colpire il sistema che li ha creati e per restituire al sistema una parte dell’energia negativa: <<… La tattica del modello terroristico consiste nel provocare un eccesso di realtà e nel far crollare il sistema sotto tale eccesso. Tutto il ridicolo della situazione e insieme tutta la violenza mobili­tata dal potere gli si ritorcono contro, perché gli atti terroristici sono insieme lo specchio esorbitante della sua stessa violenza e il modello di una violenza simbolica che gli è vietata, della sola violenza che non possa esercitare: quella della propria morte…>> (pag. 25)

(nella foto: il presunto attentatore di Brindisi ripreso da una telecamera)

I terroristi, ancor prima di accendere la miccia o di schiacciare il telecomando per la detonazione, sanno che in pochi secondi balzeranno agli onori della cronaca e utilizzano le immagini orribili diffuse dai media per raggiungere i propri obiettivi ‘comunicativi’; al tempo stesso il sistema riutilizza altre immagini per identificare gli autori di quei gesti condannati dall’opinione pubblica. L’immagine diventa così fattore patogeno e terapia, mezzo di offesa e di difesa, oggetto terrorizzante e contributo alla giustizia: <<… Di tutte queste peripezie a noi resta soprattutto la visione delle immagini. Dobbiamo conservare questa pregnanza delle immagini, e la loro fascinazione, perché le immagini sono, lo si voglia o no, la nostra scena primaria…>> (pag. 35) E ancora, insiste Baudrillard: <<… Tra le altre armi del sistema che gli hanno ritorto contro, i terroristi hanno sfruttato il tempo reale delle immagini, la diffusione mondiale istantanea di esse. […] Il ruolo dell’immagine è fortemente ambiguo. Perché nell’atto stesso in cui lo esalta, prende l’evento in ostaggio. L’immagine gioca come moltiplicazione all’infinito e, simultaneamente, come diversione e neutralizzazione… L’immagine consuma l’evento, nel senso che lo assorbe e lo dà a consumare.>>

Delegare l’interpretazione della realtà all’immagine significa deresponsabilizzare il pensiero: <<Che ne è allora dell’evento reale, se dappertutto l’immagine, la finzione, il virtuale entrano per perfusione nella realtà? […] Ma la realtà supera veramente la finzione? Se sembra farIo, è perché ne ha assorbito l’energia, di­venendo essa stessa finzione. Si potreb­be quasi dire che la realtà sia gelosa della finzione, che il reale sia geloso dell’im­magine… È una specie di duello tra loro, a chi sarà il più inimmaginabile. […] Perché la realtà è un principio, ed è questo principio che è andato perduto. Realtà e finzione sono inestricabili e il fa­scino dell’attentato è innanzitutto quel­lo dell’immagine. […] In questo caso, quindi, il reale si ag­giunge all’immagine come un premio di terrore, come un brivido in più. […] Questa violenza terroristica non è “reale”. È qualcosa di peggio, in un certo senso: è simbolica. La violenza in sé può essere perfettamente banale e inoffensiva. Solo la vio­lenza simbolica è generatrice di singola­rità. […] Lo spettacolo del terrorismo impone il terrorismo dello spettacolo. E contro questa fascinazione immorale l’ordine politico non può nulla.>> (pag. 36/40)

Eppure l’immagine non è la realtà: ne rappresenta solo il riverbero, l’eco. L’immagine è la traccia più affidabile della realtà, la più vicina, a volte l’unica a disposizione di chi si occupa di memoria e di ricerca della verità, ma è pur sempre un artificio, un’adulterazione della stessa. In base alle immagini separiamo il Bene dal Male, scegliamo da che parte stare, decidiamo contro chi combattere, ma questo non significa che possediamo la verità. E soprattutto: il terrorismo è sempre il risultato di un’azione contro il sistema o è un evento usato dallo stesso sistema per deviare e controllare l’opinione pubblica?

L’attentatore (o gli attentatori) di Brindisi realizza un meccanismo sofisticato per causare dolore e morte, e trascura la presenza di telecamere in grado di identificarlo. Si parla, spesso a sproposito, di “Grande Fratello” e di “deriva orwelliana” ovvero di un abuso della presenza tecnologica capace di effettuare un controllo asfissiante sui membri della società. Quando, in seguito, ci accorgiamo che quella stessa tecnologia può rappresentare un valido aiuto per la giustizia o addirittura un mezzo per salvare le nostre vite, dimentichiamo gli abusi, le proiezioni distopiche, le prepotenze del sistema, le visioni fantascientifiche. Forse il problema non è il controllo in quanto tale, che può risultare paradossalmente ‘utile’: la vera deriva orwelliana è contenuta nell’interpretazione delle immagini affidata ai gestori del sistema, nella loro capacità di disinnescare la realtà e di potenziare l’impatto di determinati atti terroristici per finalità che ignoriamo: <<… Qualsiasi violenza sarebbe loro perdonata se non fosse ripresa e amplifi­cata dai media (“il terrorismo non sareb­be nulla senza i media”). Ma tutto questo è illusorio. Non esiste uso buono dei media, i media fanno parte dell’evento, fanno parte del terrore, e giocano in un senso o nell’altro.>> (pag. 40-41)

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