Archivio per tramonto

Iconoclastia

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 aprile 2015 by Michele Nigro

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Finalmente muore nel ridicolo la stirpe coloniale

distratta, persa dietro le patetiche sagome

di statisti beatificati

e comici popolari

seppelliti sotto la compiacente lapide

di nostrane furbizie.

Senza pregare alcun dio

cerco unguenti nocivi e profumati

capaci di rendere più morbida

la mia barba irreligiosa e infedele,

a suon di martellante fanatismo

marionette sbriciolano vestigia assolate

di antiche civiltà.

Non mi sorprendono

questi rigurgiti iconoclastici,

infatti cambio canale, annoiato

ritorno alla mia noia.

Nessun meccanismo dura in eterno,

storie che si ripetono nei secoli

e sullo sfondo apatico

di un tramonto occidentale coperto dal cemento

verranno a chiederci del nostro lusso.

video correlato: “Tramonto Occidentale”, Franco Battiato

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Train Station

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 31 ottobre 2014 by Michele Nigro

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Sulla banchina del tramonto

aspetto treni

                                                        leggendo gli scherzi di Ko Un,

il ritorno è più doloroso

del ricordo.

Meno pausa, meno male

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 settembre 2014 by Michele Nigro

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Vorresti dire addio alle bizzarrie ormonali

del cuore adolescente

alle scelte dettate da un istinto già scritto

antica ripetizione di una chimica passione.

L’amore diventa un’idea sobria,

non sorprende impreparata la carne

diretta al tramonto, ferita e sapiente.

La fremente pausa che un tempo precedeva

il passo violento e fisico verso onde di lenzuola

si trasforma in ammirazione estatica del vuoto.

Platonico sentore per un vissuto ancora fresco

ai margini di una consapevole discesa.

Ripeti il nome di lui, sigillo di stabilità emotiva

per difenderti dalle incursioni

di una nuova giovinezza

che bussa insistente e ironica

alla porta della tua falsa indifferenza autunnale.

VIDEO CORRELATO: Guarda l’alba, Carmen Consoli

Madre&Moglie

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 marzo 2014 by Michele Nigro

Mamme deformate dalla vita

rincasano senza sorrisi, lente come cammelli

attraversando il deserto della monotonia,

piegate dal peso di delusioni in offerta speciale

e buste gonfie di sogni infranti o mai sognati.

Travasate da una famiglia all’altra

proiettano telenovelas e speranze su figli ingrati

desiderati per tradizione o per caso

mentre preparano cene acrobatiche

a mariti indifferenti e stanchi,

perdendosi l’ennesimo tramonto.

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“L’ultimo tramonto” su Ellin Selae n.96

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 maggio 2010 by Michele Nigro

Come preannunciato in un vecchio articolo di questo blog, sta uscendo in questi giorni il n.96 del bimestrale letterario “Ellin Selae” contenente il mio racconto “L’ultimo tramonto”. Di seguito riporto con piacere (“prelevandolo” dalla rubrica “Il Vaso di Pandora”) il giudizio espresso dai Lettori della Redazione di “Ellin Selae” nella scheda critica relativa ai racconti pubblicati sul numero:

Perché SI

Le ragioni per cui abbiamo pubblicato i racconti di questo numero.

A cura della Redazione.

QUANDO IL TENTATIVO DI ESSERE SÉ STESSI SARÀ DAVVERO PERSEGUITO PER LEGGE.

“L’ultimo tramonto” un racconto di Michele Nigro.

Il racconto appartiene al genere che, partendo dalle premesse attuali, descrive una probabile società del futuro; un genere molto praticato tanto dalla lette­ratura, quanto dal teatro e dal cinema. La società del futuro che viene concepita in questo filone narrativo, essendo una amplificazione delle tendenze in atto, è quasi sempre inevitabilmente piatta, repressiva e massificata…

Come i nostri lettori abituali sanno, non amiamo troppo i cliché letterari e in ge­nere scartiamo le opere che ne fanno uso, tuttavia in questo caso ci sono davvero degli spunti originali e piacevoli alla lettura, come per esempio l’immagine degli ‘amici decorticati’, che è veramente una metafora dell’attualità, giacché anche senza la donazione vo­lontaria del tessuto cerebrale in cambio di borse firmate, immaginato da Michele Nigro nel racconto, molti giovani con­temporanei sono a tutti gli effetti “decor­ticati” dall’omologazione mediatica e dalle chimere delle mode consumistiche. Fortunatamente questo racconto non termina come ci si aspetterebbe (o me­glio; come la nostra immaginazione omologata, appunto, — in questo caso da Hollywood — prevede), ed è proprio questo rompere uno schema retorico che lo rende interessante, anche se lascia il lettore sospeso e, probabil­mente, insoddisfatto.

Dunque niente rivoluzione, niente salva­taggio in extremis, nessun concepimento di neo super-eroi che salveranno il mon­do… Nigro contraddice le leggi della favola, e nell’immaginare un perso­naggio che va controcorrente scrive un racconto che va controcorrente.

Non è questa una incoraggiante devia­zione alle regole precostituite?

E non è questa, ovvero la ricerca di una logica diversa, la vera morale del rac­conto?

Pertanto spiazzare il lettore è dopotutto un sistema per scuoterlo, e dato che il grosso problema del mondo in cui vi­viamo è proprio quello di risvegliare le coscienze dalla letargia dell’eterno pre­sente mediatico, Nigro forse ha scelto l’unico modo possibile per farlo: rinun­ciare allo zuccherino del lieto fine, del messaggio edificante, del lumicino della speranza che rischiara una tenebra osti­nata… E poi non è detto che il racconto finisca qui, anzi, probabilmente avrà un seguito comunque positivo… dove? Perbacco, ma nell’unico posto possibile: laddove la pagina finisce e inizia l’immaginazione dei lettori.”

Per conoscere e per acquistare “Ellin Selae”:   http://www.ellinselae.org

L’ultimo tramonto

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , on 11 maggio 2010 by Michele Nigro

[…] L’enorme palla di fuoco arancione semi immersa nell’acqua salata, facendosi largo tra l’atmosfera incendiata e le isolate nuvole di panna salmonata, rendeva il suo quotidiano omaggio al mondo, genuflettendosi e doppiando per l’ennesima volta l’orizzonte conosciuto. Gli ultimi insistenti brandelli di luce, scagliandosi disperatamente contro le montagne del promontorio, delineavano con la precisione di un cartografo i bordi azzurri della costiera dalla quota più alta in cui s’inerpicava fino al punto esatto in cui s’immergeva nelle acque di un mare incredibilmente calmo.

Altrove, la stessa “compagnia teatrale” cominciava il primo atto della solita commedia intitolata “Il sole che sorge”: stesso attore protagonista, stesso regista, pubblico impermanente. In scena da miliardi di anni.

Una leggera brezza di terra cominciava a soffiare come da copione e l’impressione fotonica della stella sulla retina dell’uomo, che non temeva il gradevole confronto accecante, presto sarebbe stata attutita dai tenui colori dell’imbrunire.

Il cielo azzurro era graffiato dalle bianche scie di aerei velocissimi e indefinibili; sulla spiaggia carcasse di tronchi d’albero scorticati e rimodellati dall’estro marino, erano stati disposti sulla sabbia in maniera casuale dall’ultima marea come corpi inconsapevoli e felici.

La Perfezione, dunque, non era solo un concetto astratto come aveva sempre creduto ma una condizione dell’anima realmente possibile. E quella scena non mediata da altri, che l’uomo aveva conquistato in quei rari minuti dinanzi al mare, ne rappresentava la prova tangibile. […]

(tratto dal racconto “L’ultimo tramonto”)

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(foto di Michele Nigro)

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