Archivio per U.S.A.

Dredd – La legge sono io

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 agosto 2012 by Michele Nigro

<<Un afroamericano è stato ucciso in pieno centro a New York dai poliziotti dopo un inseguimento a Times Square. L’uomo, che gli agenti volevano fermare per un controllo avendolo scovato con uno spinello, non ha rispettato l’alt e ha brandito un grosso coltello contro i poliziotti. Che prima hanno usato spray urticante. Poi hanno sparato. (vedi foto e video)>> Così il web descrive brevemente una triste vicenda su cui dover riflettere in maniera seria. La società tecnologicamente avanzata del mondo occidentale sta vivendo un’evoluzione preoccupante: mentre ci agitiamo per la mancanza di diritti civili in Iran, Siria, Libia, Cina, non ci accorgiamo dei segnali di decadenza provenienti da paesi, compresa l’Italia, che forse con troppa facilità definiamo “civili”.

L’ordine pubblico e la stessa giustizia sembrano aver subito una pericolosa diluizione; i freni inibitori di un “giustizialismo da strada” stanno andando incontro, ormai da anni, a un progressivo allentamento. I luoghi della quotidianità diventano set cinematografici in cui recitare l’approssimazione di un sistema confuso: il poliziotto da garante della legge e custode dell’incolumità del malvivente, diventa “spazzino” efficiente e rapido (vedi in Italia, ad esempio, i casi di Stefano Cucchi e di Federico Aldrovandi). Nessuno può alterare l’atmosfera da shopping o la serenità dei turisti. L’insegna dei Nasdaq fa da sfondo alla follia di una società in piena crisi valoriale.

La realtà ancora una volta raggiunge e supera la fantasia e più precisamente la fantascienza: nel film “Dredd – La legge sono io” nella città di Megacity (megalopoli che, guarda caso, è la continuazione postapocalittica dell’antica città di New York) la giustizia viene amministrata dai cosiddetti Giudici, una sorta di poliziotti-giudici-giustizieri in grado di snellire in maniera draconiana i procedimenti giudiziari nei confronti dei criminali. Il momento dell’arresto coincide (senza bisogno di tribunali, lungaggini processuali, avvocati della difesa… ecc.) con quello del giudizio: la sentenza viene emessa sul posto e il malvivente condannato conosce il proprio destino giudiziario a distanza di pochi minuti dall’arresto. Qualcuno potrebbe affermare ironicamente che in Italia un simile sistema, visti i tempi biblici della giustizia italiana e l’inumano sovraffollamento delle nostre carceri, risolverebbe una serie di problemi di natura economico-politica. Ma è proprio durante questi periodi di forte pressione sociale e culturale che prendono il sopravvento sistemi discutibili e appoggiamo soluzioni facili.

L’episodio di New York, amplificato dalla presenza di numerosi passanti muniti di videofonini collegati con i social network, è il simbolo di una contraddizione esistente nella società americana e più in generale in quella occidentale: il benessere materiale convive con una evidente svalutazione del senso della vita. Quando la patina colorata della società dei consumi si sarà assottigliata sotto i colpi della crisi economica e della conseguente povertà, si ri-manifesterà la vera natura – quella originale – di un essere umano solo all’apparenza civilizzato e temporaneamente anestetizzato dai suoi stessi prodotti: la brutalità diventerà il linguaggio quotidiano degli abitanti delle metropoli; tornerà in voga la legge del taglione; la giustizia si adeguerà alle nevrosi dei tempi e allo stato psicologico medio della società. Gli scenari fantascientifici si stanno realizzando uno dopo l’altro. Inesorabilmente.

Il futuro postapocalittico – senza l’apocalisse – è già cominciato.

Da “Alba Rossa” alla Rete-Ombra di Obama

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 giugno 2011 by Michele Nigro

Ogni tanto fa bene rivedere certe pellicole: non tanto per una questione di nostalgia nei confronti di alcuni elementi appartenenti ai ‘tempi andati’, quanto piuttosto per fare autocritica, per realizzare dei confronti tra presente e passato, per delimitare la cultura sociale e politica di un’epoca che oggi, dall’alto del primo decennio del XXI secolo, ci appare inevitabilmente ridicola e anacronistica.

Ho rivisto recentemente il film fantapolitico intitolato “Alba Rossa” (Red Dawn) del 1984 e ho provato la stessa sensazione di quando, alcuni anni fa, ho tentato di rileggere una copia di “Topolino” o quando mi è capitato di rivedere alcune puntate del famoso cartone animato giapponese “Goldrake”: una sensazione di tenerezza mista a imbarazzo. Tenerezza per i legami sentimentali con il periodo storico tirato in ballo; imbarazzo per l’inadeguatezza, la superficialità e la palese ingenuità del messaggio in essi contenuto, ma che all’epoca sortiva l’effetto voluto.

“Alba Rossa” è un classico film patriottardo da guerra fredda in salsa reaganiana: dal punto di vista del pro-americanismo è capace di superare addirittura i film di John Wayne e quelli più recenti di Kevin Costner. Solo che al posto degli illustri attori sopracitati compaiono dei giovanissimi e piuttosto puliti (nonostante i mesi trascorsi in montagna tra guerriglie e attentati compiuti ai danni di sprovveduti comunisti invasori) Patrick Swayze, Jennifer Grey (che rifaranno coppia in “Dirty dancing” ma senza i sovietici) e un Charlie Sheen ‘sbarbatello’ in versione guerriero liceale.

Il film appare tragicamente comico fin dai primi fotogrammi: i paracadutisti degli invasori sovietici, cubani e nicaraguensi non appena toccano terra si accaniscono (sparando, ammazzando, sprecando munizioni e facendo un gran casino) contro un target altamente strategico: un liceo. Ora, tutti noi sappiamo (pur non essendo dei grandi strateghi) che invadendo una superpotenza come gli Stati Uniti d’America tra i punti caldi da controllare, per essere vincenti in tempi rapidi, ci sono senz’altro i licei, gli asili, gli ospizi, le mense dei poveri, le parrocchie e altri luoghi pericolosi, determinanti ai fini della battaglia. La prima vittima causata dall’invasione è nientepopodimeno che – mantenetevi – un professore di storia: categoria pericolosa quella degli storici; personaggi ambigui e guerrafondai sempre col naso tra i libri, pronti a ricordarci date di antiche insurrezioni, vecchie resistenze, guerre dimenticate… Da eliminare subito, senza dubbio. Non bisogna essere dei premi Nobel per capire che il regista ha voluto mandare agli americani dell’epoca un chiaro messaggio socio-politico e culturale che oggi francamente suscita una certa ilarità: difendiamo la nostra cultura, la nostra storia e i nostri giovani. Ma da chi o da cosa? Dalla propaganda comunista, è ovvio, e da un futuro reso incerto dalla costante minaccia sovietica. “Better dead than red” (meglio morti che rossi, cioè comunisti) si diceva negli U.S.A. durante l’oscura epoca maccartista.

Sarebbero tantissimi i punti grossolani di questo film da analizzare, ma non voglio annoiarvi ulteriormente. Dico solo che “Alba Rossa” (insieme a tantissimi altri film tipo “Rambo”, tranne il primo del gruppo che possiede un’anima ed è l’unico a raccontare una storia umana) è lo strumento di una precisa strategia politico-cinematografica: instillare il terrore per i comunisti nella classe media americana (la stessa che oggi, senza aver sparato un solo colpo verso i sovietici, si ritrova senza un tetto e senza un lavoro a causa della cosiddetta ‘recessione’). Anche se da lì a poco la caduta del muro di Berlino e la Perestrojka avrebbero reso inutile lo sforzo ideologico e patriottico di questi bravi registi ‘impegnati’.

Passano gli anni. Cambiano i nemici, mutano gli scenari, evolvono le strategie e le esigenze geopolitiche delle superpotenze sopravvissute. Proprio in questi giorni il Presidente Obama ha annunciato la nascita della Rete-Ombra (ovvero “internet invisibile”): un modo nuovo, incruento e tecnologicamente avanzato per combattere le restanti dittature del pianeta utilizzando il web e le preziose informazioni in esso contenute.

L’attacco alle Torri Gemelle di New York ha rappresentato l’unico momento storico (dopo Pearl Harbor, s’intende) in cui la realizzazione della ‘profezia’ di “Alba Rossa” ci è sembrata vicinissima, intaccando di fatto la presunta inviolabilità del suolo americano: solo che a dirottare gli aerei la mattina dell’11 settembre 2001 non furono i sovietici (ormai ‘estinti’ e storicamente mai stati propensi al suicidio in nome dell’ateismo di stato) bensì un gruppo molto organizzato (bisogna riconoscerlo) di sedicenti musulmani pronti a immolarsi in cambio di alcune decine di improbabili vergini in un illusorio aldilà e di un mucchio di dollari per le loro famiglie nell’aldiquà.

Favorire la ‘primavera araba’ per giocare a carte scoperte e grazie all’aiuto della popolazione locale; fornire ai ribelli informatici del terzo millennio gli strumenti per poter diffondere la verità nascosta dai regimi e per coordinare le azioni eversive verso quelle dittature che bloccano, con la propria arretratezza economica e culturale, l’avanzata del liberismo economico (soprattutto americano) in quella porzione di mondo non ancora adeguatamente inglobata nel sistema commerciale mondiale. Oggi la guerra (e forse non solo oggi) è prevalentemente guerra di conoscenza, guerra di immagini, guerra di informazione. Si abbattono dittature obsolete, sopportate e supportate per troppo tempo, bypassando la censura; si determina l’esito di un referendum utilizzando Facebook, Twitter e YouTube. La rete capta l’insoddisfazione del cittadino magrebino e dello studente italiano. Si fa opposizione utilizzando il web 2.0.

Le piazze reali e quelle virtuali si fondono e coordinano gli sforzi. Si realizzano ‘invasioni dolci’ utilizzando computer portatili e cellulari per l’accesso a reti wireless clandestine. Gli U.S.A. scelgono un’ingerenza da tastiera: un’ingerenza per ‘smanettoni’, molto più difficile da gestire ed eventualmente da prevenire. La rigida contrapposizione dei blocchi Usa-Urss è solo un ricordo che si studia sui libri di storia. Non s’incendiano più le bandiere in piazza ma si preferisce entrare nel libero mercato mandando in esilio i vecchi padri della patria: i ‘fratelli musulmani’ strizzano l’occhio a McDonald’s.

Dallo spauracchio comunista (a cui crede ormai solo Silvio Berlusconi e qualche altro buontempone della sua corte) si è passati all’insurrezione organizzata sui social network; dall’anticomunismo reaganiano di “Alba Rossa” alle ribellioni innescate tramite un internet parallelo e incensurabile. Dopo lo scoppio dell’ ‘ascesso fondamentalista’ (11 settembre 2001) si è passati a una strategia politica ed economica raffinata e preventiva: si aiutano le democrazie in fase embrionale sfruttando via internet l’insoddisfazione popolare. E’ vero: in queste ore stiamo ancora bombardando la Libia con bombe vere, ma il cambiamento della strategia è cominciato. Si avverte. E’ evidente. E’ inevitabile.

PinocchiOsama

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 maggio 2011 by Michele Nigro

pinocchio-alessandraliberato

Osama Bin Laden è morto. Un attimo, ricomincio: Osama Bin Laden è morto? Sono strani giorni questi, credetemi. Strani sì, ma uniti da un fil rouge dietrologico ancora non del tutto codificato ma di cui si avverte l’esistenza. I singoli eventi di cronaca bianca e nera (che già appartengono alla storia) non sanno di far parte di un progetto ben più ampio. Ma lo sappiamo noi, che ancora riusciamo a connettere i fatti tra di loro e rileviamo analogie lì dove sembrerebbe scandaloso e blasfemo rilevarle.

Cantava nel suo ultimo album Giorgio Gaber:

Il tutto è falso
il falso è tutto.

Il consenso emotivo strappato alla folla londinese dalle nozze reali in casa Windsor per far dimenticare la brutta storia di Diana Spencer; le masse bibliche attirate dalla beatificazione di Giovanni Paolo II con cui la Chiesa cerca di riacquistare credibilità dopo la faccenda poco edificante dei preti pedofili; l’uccisione a orologeria di Osama Bin Laden dopo dieci anni di ricerche apparentemente infruttuose e in concomitanza di un bisogno di consenso da parte del premio Nobel Barack Obama…

Il Potere – non dico nulla di nuovo – utilizza certi eventi (e soprattutto utilizza l’attenzione dei media intorno a essi) per pilotare umori elettorali, per spostare masse, per conquistare un posto nel cuore della gente e per influenzare il destino di una lobby. In realtà questi eventi mediatici nascondono altre domande scomode a cui si cerca di non dare una risposta. Domande del tipo: “nel terzo millennio ha ancora senso parlare di monarchia?”; “la chiesa è un’istituzione destinata a estinguersi come è già successo ad altri fenomeni antropologici o la lotta al relativismo è solo un modo per mantenere in vita un’atmosfera miracolistica e divina su cui basare un utile consenso popolare?”; “Osama Bin Laden è realmente morto la scorsa notte oppure è già morto da tempo e le foto del suo cadavere sono state diffuse solo oggi perché la loro utilità mediatica non andava sprecata e certe notizie devono essere snocciolate con saggezza e al momento giusto?” O meglio: “Osama Bin Laden è stato ucciso oggi perché occorre catalizzare l’emotività dei contribuenti americani e degli alleati occidentali verso la conquista totale e definitiva del potere mondiale cavalcando l’onda popolare delle rivoluzioni nordafricane e mediorientali?”

Il processo asettico e meccanico contro Saddam Hussein in Iraq e la sua sbrigativa impiccagione; la recente uccisione del figlio di Gheddafi (era proprio necessario?) e i vari tentativi di uccidere lo stesso rais libico da parte dei ‘volenterosi’; la presunta morte (o la morte programmata) di Osama Bin Laden e addirittura il suo (presunto) rapido seppellimento in mare per non creare mausolei sulla terra ferma e dare vita, così, a pericolosi pellegrinaggi: tutto viene compiuto con maestria, equilibrio, velocità, pulizia, precisione chirurgica, impeccabile tempismo… La polvere viene nascosta prontamente sotto il tappeto tra lo squillo del campanello e l’entrata in casa degli ospiti! Dietro le insurrezioni nordafricane e mediorientali c’è lo zampino di qualche servizio segreto pronto a pilotare la protesta verso interessi occidentali spacciati come ‘interventi in aiuto della democrazia’. Ma il giovane egiziano che si dà fuoco per disperazione era vero. Almeno quello!

Cantava Franco Battiato qualche anno fa nel brano “Ermeneutica”:

<<… eiacula precocemente l’impero ritorna il circolo dei combattenti gli stati servi s’inchinano a quella scimmia di presidente s’invade si abbatte s’insegue si ammazza il cattivo s’inventano democrazie…>>

un giovane Osama Bin Laden e la sua famiglia in vacanza negli U.S.A.

Alcuni anni fa, all’inizio della guerra in Afghanistan, mentre Osama Bin Laden si dava alla macchia scrissi il seguente ‘pezzo’:

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