Archivio per videocrazia

Web Killed the Video Star

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 ottobre 2014 by Michele Nigro

tvdead

Una nuvola irriverente di dati

offusca l’immagine ben definita

e piatta

nei salotti statici in prima serata

tra cioccolatini e telecomandi.

Orde multimediali affamate di Tutto

assediano lentezze catodiche

e perbenismi fuori catalogo.

Mentre muori snella e tecnologica

sulle sponde di un veloce futuro

consegni le tue ultime volontà digitali

a una sopravvissuta casalinga di Voghera.

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Velinismo: tra “arte” e meretricio politico

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 giugno 2011 by Michele Nigro

Il dibattito sul velinismo è cominciato quasi contemporaneamente all’azione di sdoganamento del corpo della donna da parte di una certa televisione commerciale. Ma cosa significa ‘velinismo’? E siamo proprio sicuri che lo sdoganamento a cui accennavo sia così recente?

Raccolgo dal web alcune definizioni, più o meno giuste, di ‘velinismo’ (il mio dizionario non è sufficientemente aggiornato): 1) “Il velinismo (sin: cultura della velina o dittatura della velina; maschile: dittatura del calcio e del tronista) è una tendenza italiana a riempire programmi televisivi di vallette più o meno semi nude, che si è sviluppata alla fine degli anni 80′ nei programmi televisivi…”; 2) “L’aspirazione massima di una ragazza è fare la velina, per arrivare a questo bisogna esserci, apparire, sbalordire. I sistemi più sono trasgressivi, più funzionano; allora queste ragazze vogliono far parlare di loro e se non hanno qualcosa, se la prendono senza troppi indugi…”; 3) “Il velinismo è la versione femminile di un sistema dove tutto si compra. Un sistema che richiede di accettare sempre l’obbedienza, sia per le donne sia per gli uomini…”; 4) “Sembra che oggi in Italia, nel massimo momento di regressione ad un patriarcato conservatore e becero, l’unico spazio di potere e successo per le donne sia rimasto quello identificato dall’orrendo neologismo del velinismo…” E così via. La discussione innescata dal velinismo (anche se il termine ‘velina’ è successivo alla comparsa delle prime showgirl della tv commerciale vestite in maniera succinta), come si nota leggendo le poche definizioni sopra riportate, è molto variegata: sarebbe un errore relegare il fenomeno in un angolo esclusivamente moralistico. Il velinismo è molto di più: è semiologia, è politica, è cultura, è ‘filosofia’ di vita, è comunicazione.

La ‘questione’ dell’uso volontario (ma di fatto indotto da un sistema prevalente di valori più o meno discutibili) del proprio corpo da parte della donna ha sicuramente ottenuto una maggiore attenzione grazie alla nascita della cosiddetta televisione commerciale: una televisione che esiste e sopravvive utilizzando i proventi derivanti dalla pubblicità e quindi impegnata costantemente a coinvolgere emotivamente, culturalmente e commercialmente i propri telespettatori. Il teleascoltatore della tv commerciale da protagonista passivo si trasforma in un deus ex machina coccolato, interattivo e artefice (così gli fanno credere) della propria felicità. Tutto è possibile nei nuovi e colorati studi televisivi della tv commerciale: la ricchezza sembra a portata di mano; il pensionato calvo e con la dentiera si atteggia a latin lover; la casalinga che soffre di artrite reumatoide azzarda qualche passo di danza con il ballerino muscoloso messo a disposizione; la giovinezza da riscoprire è un must; le forme esplodono; la vitalità è distribuita a chili; le donne sembrano più facili… Tutto è raggiungibile nella tv commerciale e i grigi disfattisti non sono benvenuti. Uno dei sogni atavici del maschio italiano diventa realtà: una donna seminuda, sessualmente disponibile, poco eloquente o addirittura muta, si aggira tra gli studios della tv commerciale in cerca di un anonimo uomo medio da sedurre a distanza, attraverso l’audace telecamera che osa sui suoi seni abbondanti. L’acquisto dei prodotti pubblicizzati rappresenta l’unico modo per essere indirettamente partecipi di questo nuovo rito collettivo mediato dallo schermo televisivo; per ‘possedere’ (in una maniera sessualmente indiretta) la bellezza, la felicità, la disinibizione, la spensieratezza economica, l’abbondanza, l’arte amatoria, addirittura l’immortalità. Il teleascoltatore non è più seduto sul divano di casa in attesa del segnale di chiusura notturna dell’emittente ma è presente negli studi televisivi, dialoga e scherza con il conduttore, riesce persino a toccare la ballerina formosa e a portare via un po’ di soldi con un gioco a premi; è complice nella realizzazione dei trucchi dello spettacolo…

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Rigenerare la politica: intervista a Valentino Cerrone

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 aprile 2011 by Michele Nigro

In questo blog già in altre occasioni mi sono occupato indirettamente di politica: ad esempio, analizzando gli intimi meccanismi linguistici del consenso o i vari tentativi di una certa classe politica di sfuggire al controllo della giustizia. Altre volte ancora utilizzando dei ‘semplici’ espedienti letterari… Questa volta tenterò, invece, di compiere un’operazione più diretta, presentando un “nuovo volto” da contrapporre a quelli che, già tristemente noti, stanno svilendo lentamente e inesorabilmente il senso genuino della politica. L’intervista che segue ha come obiettivo quello di ripristinare un linguaggio politico dimenticato a causa dei vari depistaggi mediatici, dei qualunquismi e della drammatica comicità barzellettiera di certi personaggi surreali saliti al potere.

Nigricante. Valentino Cerrone, laureato in giurisprudenza, appassionato di jogging, blogger de “La mia Babele”… Sei originario di Sora (Fr), anche se vivi e lavori a Napoli da molti anni, e hai deciso in vista delle prossime amministrative, come si dice in questi casi, di ‘scendere in campo’ presentandoti come candidato nelle liste elettorali di Sora. In un famoso social network hai dichiarato: “… lo faccio per disturbare la deriva plebiscitaria…” Vorresti spiegare ai lettori di “Nigricante” cosa intendi dire con questa affermazione e perché hai deciso di iniziare a fare politica in prima persona?

Valentino Cerrone. Raccogliere questa “sfida”, tale è per me la portata di tale impegno, è tanto più necessario proprio in questo frangente storico, nel quale il mio circondario e la mia città depressi economicamente e socialmente, si trovano a fare i conti con durissime sfide in un mondo che va a 200 km/h. Purtroppo, una delle molle che mi ha spinto a metterci la faccia è la circostanza che in tale contesto ho visto due elementi per me pericolosi: a) da un lato nella politica, il riemergere di schemi vetusti e sbiaditi, la mancanza di una sobrietà che cozza con la crisi che attanaglia le famiglie, b) dall’altra nella cittadinanza, anche di quella un po’ più impegnata, il disinteresse nel vaglio dei progetti politici, la voglia di abbandonarsi ad una delega plebiscitaria, anche a quelle leadership presuntuosamente demiurgiche che affermano in maniera molto autoreferenziale di risolvere tutti i problemi, nella quale si colgono tratti del pensiero di Montaigne scolpito “nella servitù volontaria”. Insomma, tutto il contrario di quella democrazia dal basso che nei momenti più critici è capace di autorigenerare tramite le proprie scelte e critiche l’intera classe politica, locale e nazionale.

N. Con quale schieramento politico ti presenterai alla prossima tornata elettorale e quali sono le tematiche sociali, politiche ed economiche che ti appassionano maggiormente e che costituiscono in un certo qual modo il tuo ‘manifesto politico’?

V.C. Lo schieramento politico con il quale mi presento è una lista civica che prende il nome di ‘patto democratico’ e che politicamente abbraccia tutte le forze del centrosinistra, della sinistra e pezzi della società civile, che hanno trovato una sintesi nel candidato sindaco. Tale progetto, al quale ho aderito, è ambizioso, a mio modo di vedere, e che spero sarà premiato anche dall’elettorato, per una serie di ragioni. Innanzitutto, si sente sempre rimproverare la mancanza di “nuovi volti” e competenze specifiche: basterà scorrere la lista per notare, accanto a personalità che già hanno amministrato, l’inserimento massiccio di “nuovi”, facilmente riscontrabile dalle nostre date anagrafiche, nonché la variegata competenza di questi. Ognuno ha una propria storia professionale e personale, nessuno ha interpretato come professionismo l’impegno politico. Un rischio forse in termini di consenso elettorale, rispetto agli altri competitori, ma un “impegno sociale” autentico. Con riferimento al manifesto politico, ritengo che più che promettere una miriade di cose irrealizzabili, o vantare poteri paranormali, sia giusto impostare gli indirizzi politico-amministrativi di breve termine e di lungo termine. Secondariamente, sforzarsi di rompere con il passato, in favore di un modello amministrativo che coniughi partecipazione e coinvolgimento cittadino con efficienza e decisionismo dell’azione di programmazione e governo locale.

N. Visitando il tuo interessante blog – “La mia Babele” – in cui tra l’altro analizzi in maniera acuta alcuni temi caldi a livello sociale, economico e politico, leggo nella presentazione: “Babele, confusione, fracasso, luogo di disordine e corruzione materiale e morale… Viviamo in una moderna babele popolata da rozzi e cibernetici neoprimitivi: come un alieno mi muovo cauto ma non per questo determinato… con in mano il lume della fioca razionalità e nella faretra armato di mille e imprevedibili dardi.” In Italia chi sono secondo te i “rozzi e cibernetici neoprimitivi” e come giudichi l’attuale scenario socio-politico e culturale italiano? Tra gli “imprevedibili dardi” c’è anche la tua decisione di proporti come alternativa politica?

V.C. La decisione di aprire un blog, per me è già stato un qualcosa di rivoluzionario, in quanto amo discorrere, ma non esternare le mie impressioni. Ho scelto di intitolarlo “La mia babele” per sottolineare lo smarrimento che mi coglie molto spesso quando osservo il quotidiano. Si sono rotti i legami che tenevano insieme le varie componenti della società, come hanno sottolineato personalità del calibro di Montezemolo o Scalfari; è come se vi fosse una poltiglia sociale, nel quale l’unico imperativo è badare al proprio tornaconto personale anche contro la collettività, che alla fine tocca e influisce sul nostro privato. In questo scenario, rozzi e cibernetici signori degli anelli, sono tutti coloro che, dall’agone politico passando per quello economico ma anche culturale, pur non avendo eccelse capacità morali e materiali, cavalcano cinicamente le debolezze dei nostri tempi per trarne profitto o visibilità.

No, tra i dardi non c’è la mia scelta di dare il mio contributo modesto alla politica, in quanto non mi ritengo investito né di poteri salvifici, né di essere l’Obama di turno, come molti dai propri proclami fanno trasparire.

N. Internet e politica, blog e politica: che potere ha la rete?

V.C. Ha un grande potere la rete: senz’altro facilita la diffusione di informazioni e risveglia la partecipazione, ma credo che in un contesto di sfiducia e spossatezza nelle istituzioni un eccesso di bombardamento sia controproducente, per la partecipazione stessa, nonché per la qualità del messaggio politico. Insomma, non di una brillante operazione di marketing ha bisogno il cittadino, ma di vagliare coloro che aspirano ad amministrare, spero solo pro-tempore, il Comune. C’è bisogno di confrontarsi, non di isolarsi nei palazzi del potere. Anche a costo di incassare qualche reazione forte dei cittadini.

N. Come giudichi l’attacco al sistema giudiziario da parte di una certa classe politica? Stiamo vivendo in un’epoca di “dittatura dolce”? C’è bisogno seconde te di un “risveglio” delle coscienze oppure la politica è destinata a svolgere un ruolo collaterale al vero potere, quello economico e ‘videocratico’?

V.C. Ma a livello giudiziario sono i dati che ci inchiodano: basta fare un giro per le cancellerie dei tribunali per capire quali siano le priorità vere della giustizia. Su questo tema ci vorrebbero ore per farne emergere tutte le storture e i punti dolenti. Comunque sì, si sta scivolando verso una dittatura dolce, nel senso nobile di questa espressione, il cui antidoto è il risveglio e la riappropriazione degli spazi pubblici da parte dei cittadini. Il rischio è una deriva dello strumento politico a mera cinghia di trasmissione di interessi particolari.

N. Referendum del 12 e 13 giugno 2011: acqua, nucleare, legittimo impedimento… Quale è la tua posizione in merito ai quesiti referendari proposti?

V.C. Penso che a prescindere dal modo di interpretare i tre quesiti sia doveroso per gli italiani partecipare: lo strumento referendario tipico di democrazia diretta, è stato nel corso della storia frutto di sacrifici anche in termini di vite umane, e troppo spesso lo dimenticano gli attori politici.

Nel merito è necessario arginare tutte quelle posizioni contrastanti con l’interesse collettivo, per cui  tre “SI”.

N. Che idea ti sei fatto delle recenti rivoluzioni nordafricane e mediorientali? Come giudichi la risposta della politica italiana? (Mi riferisco al fenomeno degli sbarchi e all’interventismo militare in Libia della cosiddetta “Coalizione dei volenterosi”).

V.C. Ma dal punto di vista del sommovimento popolare, se si tratta di rigenerare una classe politica autocratica e in alcuni paesi oppressiva, allora sono pienamente d’accordo. Purtroppo registro, sia a livello mondiale che europeo, il ritardo nel leggere una situazione ampiamente prevedibile, che si sconta con risposte frammentate, dalla coalizione dei volenterosi, nella quale un ruolo guida lo doveva avere l’Onu e la Nato, nonché la UE, alla problematica degli sbarchi, ma soprattutto cosa che mi spaventa di più alla transizione politica di quei paesi, nei quali non capiamo chi la guiderà e quale sarà il prodotto socio-politico.

Con riferimento agli sbarchi si colgono e si scontano tutte le contraddizioni della nostra politica europea, nella quale non abbiamo mai posizioni nette e comprensibili: le legittime rivendicazioni italiane a non essere lasciati soli nella gestione del problema devono fare i conti con accordi internazionali da noi firmati e ratificati, che ci impongono precise procedure. Ma anche un certo lassismo europeo, per un problema che non tocca solo i paesi del Mediterraneo, quali Spagna, Italia e Grecia. Di questo tema ho trattato nel mio blog più precisamente.

N. Disoccupazione, disagio sociale, ‘alienazione’… Sentirsi ‘alieni’ nel proprio paese, tra la propria gente. Molto spesso, troppo spesso, la politica in Italia viene percepita come uno strumento conflittuale e socialmente improduttivo che serve a mantenere il potere tra un’elezione e l’altra. Cosa significa per te ‘fare politica’?

V.C. Premesso che non ho interessi particolari o personali da conquistare o difendere, sono pienamente indipendente e sereno. Non debbo obbedire a nessuno se non alla mia coscienza civica. Per me l’impegno politico è un qualcosa che deve nobilitare e non imbarbarire l’animo. Sarebbe un’esperienza utile un po’ per tutti: per i cittadini, avvezzi spesso ad una sterile critica, affinché si rendano conto di quanto sia complesso far funzionare una “macchina pubblica”; ma anche e sopratutto per i politici di lungo corso che dovrebbero vedere con positività tutte quelle forze che vogliono dare un proprio contributo. Negli altri paesi europei, spesso proprio da tale bacino si sono colte innovative soluzioni a problemi complessi, e a costo quasi zero.

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