Archivio per visione

Giuseppe Lippi, intervista per “Nugae” n.19

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 dicembre 2018 by Michele Nigro

Giuseppe Lippi

La triste notizia riguardante la dipartita del grande Giuseppe Lippi, mi induce a riproporre su questo blog un’intervista che rilasciò nel 2009 per la rivista letteraria “Nugae” n.19, l’ultimo del periodico da me diretto: un numero monotematico dedicato a “H. P. Lovecraft e la letteratura dell’orrore”.

Segue uno stralcio:

<<N. I detrattori di Lovecraft accusano lo scrittore americano di razzismo e di scarsa considerazione del mondo femminile. Accuse che trovano riscontro nei racconti del Solitario di Providence. E’ possibile giustificarlo in un certo qual modo, reinterpretarlo o preparare una difesa in suo favore?

L. Non credo ci sia bisogno di alcuna giustificazione, men che meno di difese. Quando avviciniamo gli scrittori di altre epoche storiche (comprese le più recenti) dobbiamo avere la cortesia di misurarli con il metro dei tempi in cui vissero, non il nostro. Nel caso di Lovecraft bisogna riconoscere che è stato anche scrittore razzista, o per meglio dire xenofobo: aveva paura degli stranieri. I suoi personaggi femminili sono evanescenti o negativi, è facilmente dimostrabile, ma una volta detto questo bisogna ricordare che i pregiudizi erano così diffusi nella società del suo tempo che l’atteggiamento di Lovecraft appare del tutto in linea con il sentire comune della cittadinanza bianca. Dopotutto, quello che a lui interessava era l’altro mondo, mentre di questo aveva una concezione essenzialmente letteraria. Certo, come molti autori imbevuti di teorie popolari ha trasmesso idee preconcette quando non infondate, tra cui la supremazia del sangue nordico sulle altre stirpi. Ragionando in questo modo mistico e un po’ fumoso, che gli serviva essenzialmente da difesa, può aver fatto qualche danno: a livello personale, per esempio, ritengo che sia stato Lovecraft a risvegliare il mio timore del diverso (facendomi sentire un alien a mia volta); ma la fascinazione che provo per le sue tematiche “proibite” non ne è scalfita perché la riflessione di Lovecraft sulla paura è più importante dei suoi sgradevoli effetti collaterali. Infine, per saldare il mio debito preciserò che a un lettore giovane la lettura dei suoi racconti migliori non offre solo un conforto in negativo, ma numerosi appigli positivi. Innanzi tutto nel permetterci di trovare in Lovecraft un amico, un confratello spirituale; in secondo luogo, nell’indicarci che nonostante i suoi orrori ― che forse sono semplicemente necessari ― il mondo può essere riconosciuto, esplorato e, in definitiva, apprezzato. Probabilmente non verremo mai a capo del suo mistero, eppure il tentativo va fatto ed è tanto più significativo sul piano umano quanto più l’impresa risulta difficile. Lovecraft è stato un uomo spaventato che ha svolto una ricerca nei meandri della paura: si è immerso nel terrore ed ha osato andare oltre, nel tentativo di superarlo.>>

Per leggere l’intera intervista:

intervista a GIUSEPPE LIPPI (da Nugae n.19)

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Antologia “Archetipi Poetici”: intervista all’Autore Pier Colonna

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 novembre 2018 by Michele Nigro

versione pdf: intervista a Pier Colonna

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Antologia “Archetipi Poetici”: intervista all’Autore Pier Colonna

 a cura di Francesco Innella e Michele Nigro

 

Qual è o quale dovrebbe essere, secondo te, la funzione della poesia nella società attuale? Chi fa poesia oggi, come si muove nel contesto socio-culturale o come dovrebbe muoversi?

Ritengo poeta colui che ha funzione di medium per una visione essenziale e sintetizzata del vivere, sia esso espressione del quotidiano o di mondi non percepibili ai sensi comuni. Per questo motivo, una possibile funzione del poeta è di fare da tramite e segnalare impressioni non comuni, portare ispirazione a chi è in grado di riceverla.

Come nasce la tua poesia? Potresti “illustrarci” la tua poetica e dirci quali sono le caratteristiche peculiari del tuo linguaggio poetico? Quali poeti ti hanno ispirato?

I miei scritti nascono sempre dall’esigenza di manifestare stati di percezione alternativa. Scrivo affinché le impressioni che ricevo non vengano portate via e cancellate dal vento della necessità alla quale siamo sottoposti. Molte volte scrivo per registrare le impressioni che nascono in me ascoltando certi generi di musica. Ho letto poesia primariamente nella mia adolescenza, e di quel periodo devo citare tutti i cosiddetti “poeti maledetti”. Invece dopo i vent’anni mi innamorai delle poesie e gli inni di Aleister Crowley e Austin Osman Spare. Poi certamente devo molto a Neruda! Tra gli scrittori italiani invece, Massimo Scaligero ed Arturo Onofri. Sicuramente molti praticanti Zen orientali hanno avuto un influsso determinante in questi versi.

Quale è stato il criterio con cui hai scelto le dieci poesie inserite nell’antologia “Archetipi Poetici”? Quale tra esse ti rappresenta di più?

Le poesie scelte rappresentano degli stati animici, distillati nello scritto. Ho scelto quelle che rispecchiano più fedelmente le sfaccettature del mio essere, che ritengo maggiormente salienti e degne di trasmissione.

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Vox populi

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 settembre 2018 by Michele Nigro

La voce di donna registrata

dell’ “è arrivato l’arrotino!”

insiste da un’auto lenta

tra le vie di quartiere,

cerca casalinghe vedette

in vestaglie macchiate di figli

senza più il filo della lama

smussato dal ripetersi

e dalla moda dei metoo.

 

Mi ricorda gli annunci spietati

ma dolcemente femminili

della compagna-operaia

alla popolazione tibetana,

da minacciosi altoparlanti

di propaganda e nuovi sol

le disposizioni dell’invasore,

inesorabili dispacci dal passato

come da un redivivo Esercito

della Repubblica Popolare Cinese.

“Poesie sparse 1989-2008” di Giorgio Moio

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 giugno 2018 by Michele Nigro

Questa raccolta poetica di Giorgio Moio che attraversa il tempo, andando dal 1989 al 2008, in realtà attraversa anche lo spazio, quello della parola: lo attraversa ignorandolo, ripensandolo in maniera dissacrante, eversiva, senza preoccuparsi di farsi comprendere dal lettore attuale. Sembra quasi che l’autore voglia parlare al lettore d’altri tempi racchiuso in noi, lettori social del nuovo millennio che in un certo qual modo siamo protagonisti inconsapevoli di un’involuzione linguistica.

Una poesia volutamente disgrammatica, disortografica, oserei dire dislessica se non addirittura autistica (la poesia è una forma controllata di “autismo linguistico” → v. Arthur Koestler), da non confondere con il risultato di uno sperimentalismo avanguardistico fine a se stesso: l’autore non guarda al futuro, all’evoluzione della lingua (o forse non solo!), ma sembra che abbia voglia (o abbia avuto voglia) di riscoprire un archè linguistico, smembrando la lingua che gli è capitata alla nascita, disarticolandola e riannodandola assecondando nuove combinazioni sillabiche e grafiche, o legandola ad altre straniere e a dialetti, in ibridi che scoraggiano un inutile senso di appartenenza letteraria (come nella Napoli dominata da francesi, spagnoli, americani… ognuno lasciando un’eredità non richiesta ma assimilata obtorto collo). Un nuovo modo di guardarsi indietro per rifare avanguardia; infatti leggo a pag. 18: “Bisogna fare tutto d’accapo / l’avanguardia è morta: / di sostanze e fibre nuove abbiamo bisogno; / a traslare il senso dobbiamo mirare!”. Ma per traslare, a volte, bisogna scassare tutto, raccogliere i pezzi che ci servono e ricominciare su un nuovo foglio.

E la contaminazione/combinazione diventa gioco sonoro divertente, irriverente ricerca etimologica, anglismi e francesismi rubati e riplasmati, e affiancati da locuzioni di strada, rasentando in molti passaggi il nonsense perché la sensazione pura divenuta finalmente parola non deve cedere territori alla logica o, peggio ancora, alla metrica. E poi, i giochi grafici con ritagli di giornali e i collage di parole che ricordano gli esperimenti con la tecnica del “cut-up” di William Burroughs: il bisogno di decostruire certe convinzioni letterarie o più specificamente creative.

La parola riconquista i propri spazi; anche quelli semantici. L’acqua diventa accua: non per un capriccio sperimentale ma per un ritorno alle origini del significato, per riappropriarsi di una forma delle parole prima dell’era delle sovrastrutture politically correct. La poesia è politica. La scoperta di nuove calligrafie (vedi il film “Arrival”) e le frasi circolari e concentriche, a formare disegni da non leggere in maniera ordinaria: come nei karesansui, i giardini dei templi zen in Giappone, dove linee concentriche e parallele create nella sabbia, rappresentano corsi d’acqua. In queste poesigrafie di Giorgio Moio le linee non sono semplici segni nella sabbia ma sono fatte di parole, frasi lunghe, forse versi. Infatti il titolo di una di esse ci ricorda che “La poesia non è come l’accua”: le linee di cui sopra non sono rappresentazioni dell’acqua ma parole vere e proprie. Le poesigrafie non chiamatele “figure”: non sono le immagini del libro, ma poesie a tutti gli effetti, come quelle altre normali scritte da sinistra a destra.

Non inserirò un esempio di poesigrafia: ve la dovete immaginare in base alle mie parole! O richiedetela direttamente all’autore (o accontentatevi dell’esempio in copertina).

Seguirà, invece, un’altra poesia altrettanto significativa della ricerca poetica di Moio:

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Il momento perfetto

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 febbraio 2018 by Michele Nigro

Esisteranno, un giorno che non chiameremo più giorno

anche per noi

un tempo e uno spazio

(non più tempo, non più spazio)

in cui diluire la vita incompresa, la non riuscita

e quella non digerita, in cui disperdere

le questioni di principio e gli affanni

i quotidiani attriti dell’inutile fare

gli orgogli della carne e le posizioni in classifica.

Dove tutto sarà quasi pace, ingiudicato e incolore

o colorato a piacere, con le mani e i piedi della notte camminata

di stelle e vino, sospesi

solo una musica lieve e ricordi blandi di

una certa vita lasciata indietro, laggiù o lassù

da qualche parte, insomma… Senza nomi di città,

o di strade, o cognomi strani, o numeri civici e di telefono.

Ignoti, ignoranti e ignorati

in eterno.

 

Non c’importerà più di niente

perché niente saremo.

Forse vivi, forse no

in ogni caso non lo scopriremo.

 

Finalmente

sorridendo, senza sapere come

ci dimenticheremo

sui marciapiedi dell’universo.

La casa senza noi

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 febbraio 2018 by Michele Nigro

(Protagora)

Come corpo morto

pian piano si fredda

la casa lasciata sola

non vissuta da aliti umani

vapori di brodo sui vetri

e caldi sospiri di stufa.

Tra queste quattro mura inanimate

si rifugia forse lo spirito

della storia che non conta

il tempo

perché tempi non conosce?

Cosa fai al buio, d’inverno

durante le lontane feste?

 

I testimoni oculari

che tutto misurano

lasciano dietro di sé

polveri ignoranti

tra muti oggetti

non più sfiorati

da una vista cosciente,

un ultimo giro di chiave

li separa da un’immobile eternità.

Futurologia della Vita Quotidiana. Transhumanist Age: libri Asino Rosso

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 dicembre 2017 by Michele Nigro

Sono stato coinvolto dallo scrittore neofuturista ferrarese Roby Guerra in questo primo ebook transumanista italiano; ho fornito il mio breve e modesto contributo in ambito poetico. Felice di esserci e… alla via così!

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GLI AUTORI: ADRIANO AUTINO, MARY BLINDFLOWERS, PIERFRANCO BRUNI, IVAN BRUNO, PIERLUIGI CASALINO, VITALDO CONTE, RAIMONDO GALANTE, ANGELO GIUBILEO, DAVIDE GRANDI, ROBERTO GUERRA, ZOLTAN ISTVAN, MICHELE NIGRO, CRISTIANO ROCCHO, FABRIZIO ULIVIERI, CARLO ZANNETTI. “Difficile definire in modo univoco il Transumanesimo, perchè i pensatori, gli scienziati e gli artisti che vi si riconoscono, conducono ricerche nei campi più svariati. In linea generale si può dire che i transumanisti mirano allo sviluppo delle scienze con il fine di migliorare sensibilmente la condizione umana. Il transumanesimo è la fase di transizione che guiderà verso la prossima condizione post-umana” (Antonio Saccoccio, netfuturista) Il transumanesimo o nuova futurologia scientifica è sempre più in primo piano nel dibattito contemporaneo, un movimento anche in certo senso liquido internazionale: dai pionieri americani Max More, Natasha Vita More, Nick Bostrom, agli stessi Aubrey de Grey, Martine Rothblatt, David Orban, James Hughes, Ilia Stambler, agli italiani Riccardo Campa, Stefano Vaj, Emmanuele J. Pilia, Giulio Prisco, Roberto Manzocco, Antonio Saccoccio, Giancarlo Stile, David De Biasi, “Estropico” a nomi quali gli stessi Larry Page di Google, Raymond Kurzweil (Google e Nasa) e tanti altri (inclusi scrittori di fantascienza o fantasy quali William Gibson, Bruce Sterling, Robert J. Sawyer, gli italiani stessi Sandro Battisti e Francesco Verso. In questo eBook, focus è una visione del transumanesimo forse atipica o comunque non chiaramente percepita se non lateralmente o singolarmente dagli addetti ai lavori e dal percepito culturale attuale: un futuribile complesso essenzialmente storico culturale e anche in certa misura pop. Tra gli autori infatti alcuni transumanisti e futuristi italiani (con ‘importante presenza “special guest” del Transumanista attualmente e probabilmente più noto ai media anche europei, ovvero l’americano Zoltan Istvan), alcuni scrittori di fantascienza, ma anche scrittori o artisti semplicemente futuribili a modo loro, attivisti insomma o semplici simpatizzanti. Da diverse e peculiari modulazioni, tutti gli autori segnalano che il futuro è già veramente cominciato, tangibilissimo nella vita quotidiana, plasmata, piaccia o meno dalla ormai pluridecennale rivoluzione elettronica e dai suoi effetti sulla mente umana e le attuali società moderne e pre-post-umane… Ecco quindi un libello digitale essenzialmente o quasi in stile giornalista culturale 2.0 e si spera divulgativo. Per relativizzare e (come direbbe lo stesso Freud) con buona e sana Normalità un movimento d’avanguardia certamente ma ancora perturbante per certi suoi radicalismi futuristici, al contrario assai stimolanti, ma da interfacciare una volta per tutte, che si parli di postumano o transumanesimo, con la dimensione scientifica (come scienza sociale) e una sua storia del transumanesimo o del futuro, culturale anche ante litteram.

Per acquistare l’ebook: qui

Echoes

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 agosto 2017 by Michele Nigro

“The echo of a distant time
Comes willowing across the sand…”

(Echoes, Meddle – 1971, Pink Floyd)

(occupiamo lo stesso spazio dei morti)

 

Persistono echi

rianimati da memorie

di vissute gesta,

vecchie mura impregnate

di lontane esistenze

non seguite da storie scritte

chitarre scordate

vapori di cucina

le risa avvinate.

 

Polvere e ossa di avi

nitide gioventù scomparse

fotografate sulle scale del tempo

da creatori di attimi,

attraversano ancora

con sbiadite forze

i movimenti attuali.

 

Ombre scivolano

leggere e bambine

sui passamano tarlati,

al di là delle datate lapidi

dove siete tutti?

Pomeriggi perduti

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 agosto 2017 by Michele Nigro

versione pdf: Pomeriggi perduti

(elogio della lontananza)

Spegnete i saperi

elettrici di sera

i confortanti aggeggi

le reti a maglie larghe

delle bugie a colori,

i fogli stampati

destinati all’oblio

a traslochi incartati

con titoli scaduti.

 

Spegnete tutto!

La verità custodita

senza proclami

dal vento d’estate

da nuvole nere

e salvifiche piogge

a mitigare arsure

a decifrare siccità interiori

si poserà come unguento

sulle ferite della mente offesa.

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Epitaffio

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 giugno 2017 by Michele Nigro


a Edgar Lee Masters

Herman Coluccio

Avrebbe voluto che qualcuno

un giorno

avesse posto una piccola targa di legno

(non davanti casa, di marmo, come per i grandi)

sul balcone della cucina bucolica

insaporita dagli odori del tempo

nella sua dimora di Barjeanville

con su inciso:

“Qui Herman Coluccio,

seduto in quest’angolo

del West Virginia

guardando le case

dei vivi, le cose dei morti

e la campagna dei padri

in ogni stagione voluta da Dio,

ha forse vissuto

le ore più serene

(non diciamo felici)

della sua apparente-

mente

inutile esistenza

in compagnia delle fredde stelle

e di un sigaro infinito

fumante parole.”

C’è miglior epitaffio

per un poeta appartato?

adrianazanese

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