Archivio per vite parallele

Il momento perfetto

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 febbraio 2018 by Michele Nigro

Esisteranno, un giorno che non chiameremo più giorno

anche per noi

un tempo e uno spazio

(non più tempo, non più spazio)

in cui diluire la vita incompresa, la non riuscita

e quella non digerita, in cui disperdere

le questioni di principio e gli affanni

i quotidiani attriti dell’inutile fare

gli orgogli della carne e le posizioni in classifica.

Dove tutto sarà quasi pace, ingiudicato e incolore

o colorato a piacere, con le mani e i piedi della notte camminata

di stelle e vino, sospesi

solo una musica lieve e ricordi blandi di

una certa vita lasciata indietro, laggiù o lassù

da qualche parte, insomma… Senza nomi di città,

o di strade, o cognomi strani, o numeri civici e di telefono.

Ignoti, ignoranti e ignorati

in eterno.

 

Non c’importerà più di niente

perché niente saremo.

Forse vivi, forse no

in ogni caso non lo scopriremo.

 

Finalmente

sorridendo, senza sapere come

ci dimenticheremo

sui marciapiedi dell’universo.

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Orchestra da campo

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 giugno 2017 by Michele Nigro

Una voliera senza sbarre

accoglie l’infinito vivente,

sotto cieli azzurri

adornati di nuvole panna

un canto polifonico d’uccelli.

 

Ogni specie

una rotta nell’aria

una quota prestabilita

un’usanza

un richiamo innato,

incrocio armonico di cori pennuti

di naturali esigenze

di volatili vicende.

 

Un assolo di falco, dall’alto

azzittisce

il ciarlare di folle passeracee

il tututù tututù colombico

lo stridio rondinoso

l’orologiare dell’upupa

e i pettegolezzi cornacchianti

su antenne umane.

 

Un sottofondo di vento caldo

tra foglie suonate come fiati

ridisegna le correnti,

musica scaramantica

contro il fardello della gravità.

Imprinting

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 luglio 2015 by Michele Nigro

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(Pompei, 1971 – 2015)

Guidato da passi sapienti, ripercorro strade rimosse

di una vita passata, un abbozzo sospeso

embrione di quello che non fu

ricordi inossidabili impolverati di tempo

frammenti di memorie

non del tutto seppellite

dagli attacchi del presente.

Ipotizzo per gioco esistenze parallele

potenziali, non espresse

un altro possibile me

cammina al fianco dell’uomo di oggi.

Vorrei salire le scale primordiali

bussare alla porta dell’imprinting

entrare in quella prima casa

abitata da generazioni estranee.

L’istinto incalza e mi lascio distrarre

da spensierati locali al neon,

lì dove acerbi mescitori

scimmiottano in abiti moderni

culinarie vestigia romane.

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Fuga in avanti

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 31 marzo 2015 by Michele Nigro

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Spostarsi in avanti con il corpo

a seguire una mente già libera

in viaggio da secoli

attraverso spazio e tempo.

Figure care e pesanti mi rallentano, parole inutili,

schemi abituali, gesti prigionieri di un déjà vu

abbandonati con naturalezza

lungo la strada, per sopravvivere.

Il desiderio di diventare sordo all’oggi

estremo atto liberatorio,

l’onda d’urto dell’insoddisfazione

proietta vestigia ancora calde

verso probabili futuri.

Dietro di te involucri

di esistenze pregresse

come conchiglie frantumate

su spiagge interiori.

Free Highway

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 gennaio 2015 by Michele Nigro

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(Sliding Doors)

Parole e gesti un tempo familiari

riaffiorano casuali dal passato,

ancora oggi mi meraviglio

delle innumerevoli vite vissute

sembravano così vere e intoccabili

degli stili indossati e poi dismessi

panni stranieri di scelte lontane

duri a morire, convivono in me.

Universi paralleli, potenziali esistenze

congelate in scatti fotografici come prove di antichi omicidi,

shock addizionali deviano percorsi ereditati,

non hanno alcun effetto le psicologie da salotto

le pause di riflessione, le sentenze e i rimedi della nonna.

Per un istante, da una corsia parallela

persone conosciute in epoche remote

attraverso sfocati varchi spaziotemporali

salutano con un cenno della mano.

Tra queste mi riconosco, ci sono anch’io

senza avere nostalgia di me

proseguo su una via che tutti si ostinano

a chiamare realtà.

Distant Worlds

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 novembre 2014 by Michele Nigro

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Mondi diversi, lontanissimi

eppure vicini si sfiorano, lembi casuali

in ognuno una lingua astrusa

barriera cortese contro

accidentali diluizioni.

Esperienze culturali,

vibrazioni opposte come voci

risalenti da folle di mercato.

Incontri comici, a volte

poi ritornano a reggere, paralleli

il proprio angolo di universo

credendosi centro, verità unica

in storie impermanenti.

Un cielo materno

punteggiato di ali

accoglie le invisibili rotte

di razze e destini astrali.

(omaggio terrestre ai Mondi lontanissimi di Franco Battiato)

Postcards

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 novembre 2014 by Michele Nigro

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Da una scatola risalente a vite archiviate

dimenticata sulla cima del monte armadio

sorridenti saluti rettangolari dal mondo

giovanili e fiduciosi come speranze appena scartate

inondano l’epoca delle immediate parole elettriche.

Forse a quest’ora i colleghi scordati li ho già.

Niente più stormi in volo,

solo fugaci solitari sguardi dall’alto

su silenziosi porti in disuso.

(il verso in corsivo è tratto dal brano Colleghi trascurati di Paolo Conte)

Scala di grigi

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 maggio 2014 by Michele Nigro

Incatenati al bianco o al nero

assolutismo cromatico esistenziale

negli occhi convinti di chi ascolta senza sentire.

La vita è una scala di grigi spalmata nel tempo,

nessuna verità, risposte intrecciate e complesse

offendono la sicurezza di chi cataloga facili conclusioni.

In attesa di zone mentali con orizzonti curvi

sospendo il giudizio

evitando la zoologia colorata dell’ovvio.

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Grasso che cola

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 febbraio 2014 by Michele Nigro

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L’imbarazzo della scelta

alberga lì dove

il grasso cola.

Quante possibilità sprecate

per mancanza di fede,

solo chi conosce lo schema di gioco

sperimenta spavaldo

aprendo le porte della realtà.

Vite parallele urlano nel buio

assetate di se stesse,

sordi al richiamo del coraggio

armeggiamo tra ipotesi, alibi

e falsi torti.

Vite sospese e caute, in attesa di un sisma

ignorano gli anni migliori dell’incoscienza

credendo alla crisi dei mercati.

Attori recitano per inerzia

la parte delle vittime sane.

Non sperano, non cercano, non immaginano più,

non rischiano

prigionieri ormai di una mortale presunzione.

Comunione

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , on 15 ottobre 2011 by Michele Nigro

<<Ma perché si legge?

Il primo equivoco da evitare è quello di una lettura pensata in funzione dell’evasione: abbiamo già detto in precedenza che l’evasione propriamente detta conduce l’uomo a un totale disimpegno politico ed esistenziale e quindi appare inconcepibile mettere sullo stesso piano la lettura portatrice di impegno interiore e l’evasione. Nel momento in cui leggiamo partecipiamo alle vicende riguardanti i personaggi del libro e in un certo senso è come se vivessimo più esistenze in una: la nostra. Altro che evasione! Si dovrebbe parlare, invece, di comunione cartacea con tutti i mondi reali o immaginati che incontriamo durante i nostri viaggi scritti.>>

(da “La bistecca di Matrix”, pag. 21-22)

Mille Splendidi Libri e non solo

"Un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi"

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Amo leggere, amo camminare e amo fare le due cose insieme (non è così difficile come sembra)

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Riflessioni. Incontri. Contaminazioni.

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L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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