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“Archetipi poetici”: videointervista a Francesco Innella

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 novembre 2018 by Michele Nigro

videointervista (in stile Diego Bianchi di “Propaganda Live”) presso “Artè – Sala da tè & caffè culturale”, Battipaglia (Sa).

Il poeta e saggista battipagliese Francesco Innella è uno dei curatori dell’antologia “Archetipi poetici” (AA.VV.) di recente pubblicazione: ho rivolto a Innella non solo domande riguardanti l’antologia ma anche lo “stato dell’arte” in ambito poetico, la lettura in Italia, la ricerca di una propria poetica, lo studio del linguaggio

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Psicogeografia battipagliese su Wikipedia

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , on 7 novembre 2011 by Michele Nigro

Nella pagina dedicata alla Psicogeografia di Wikipedia, l’enciclopedia libera, e precisamente nella sezione “Collegamenti esterni”, è comparso un aggiornamento video intitolato “Esperimento psicogeografico in bici a Battipaglia (SA)”. Si tratta di una ripresa ‘selvaggia’ che ho effettuato lo scorso 15 agosto 2011 (già oggetto di un mio precedente post intitolato “Psicogeografia agostana”) che il ‘curatore’ della suddetta pagina, ritenendola interessante ai fini dell’argomento, ha pensato di inserire nella voce wikipediana. È sempre un piacere vedere una propria ‘pazzia’ trasformata in materiale utile: un’idea estemporanea gettata quasi per caso su un canale di Youtube, un gesto empirico che diventa informazione esperienziale collettiva.

Da “Alba Rossa” alla Rete-Ombra di Obama

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 giugno 2011 by Michele Nigro

Ogni tanto fa bene rivedere certe pellicole: non tanto per una questione di nostalgia nei confronti di alcuni elementi appartenenti ai ‘tempi andati’, quanto piuttosto per fare autocritica, per realizzare dei confronti tra presente e passato, per delimitare la cultura sociale e politica di un’epoca che oggi, dall’alto del primo decennio del XXI secolo, ci appare inevitabilmente ridicola e anacronistica.

Ho rivisto recentemente il film fantapolitico intitolato “Alba Rossa” (Red Dawn) del 1984 e ho provato la stessa sensazione di quando, alcuni anni fa, ho tentato di rileggere una copia di “Topolino” o quando mi è capitato di rivedere alcune puntate del famoso cartone animato giapponese “Goldrake”: una sensazione di tenerezza mista a imbarazzo. Tenerezza per i legami sentimentali con il periodo storico tirato in ballo; imbarazzo per l’inadeguatezza, la superficialità e la palese ingenuità del messaggio in essi contenuto, ma che all’epoca sortiva l’effetto voluto.

“Alba Rossa” è un classico film patriottardo da guerra fredda in salsa reaganiana: dal punto di vista del pro-americanismo è capace di superare addirittura i film di John Wayne e quelli più recenti di Kevin Costner. Solo che al posto degli illustri attori sopracitati compaiono dei giovanissimi e piuttosto puliti (nonostante i mesi trascorsi in montagna tra guerriglie e attentati compiuti ai danni di sprovveduti comunisti invasori) Patrick Swayze, Jennifer Grey (che rifaranno coppia in “Dirty dancing” ma senza i sovietici) e un Charlie Sheen ‘sbarbatello’ in versione guerriero liceale.

Il film appare tragicamente comico fin dai primi fotogrammi: i paracadutisti degli invasori sovietici, cubani e nicaraguensi non appena toccano terra si accaniscono (sparando, ammazzando, sprecando munizioni e facendo un gran casino) contro un target altamente strategico: un liceo. Ora, tutti noi sappiamo (pur non essendo dei grandi strateghi) che invadendo una superpotenza come gli Stati Uniti d’America tra i punti caldi da controllare, per essere vincenti in tempi rapidi, ci sono senz’altro i licei, gli asili, gli ospizi, le mense dei poveri, le parrocchie e altri luoghi pericolosi, determinanti ai fini della battaglia. La prima vittima causata dall’invasione è nientepopodimeno che – mantenetevi – un professore di storia: categoria pericolosa quella degli storici; personaggi ambigui e guerrafondai sempre col naso tra i libri, pronti a ricordarci date di antiche insurrezioni, vecchie resistenze, guerre dimenticate… Da eliminare subito, senza dubbio. Non bisogna essere dei premi Nobel per capire che il regista ha voluto mandare agli americani dell’epoca un chiaro messaggio socio-politico e culturale che oggi francamente suscita una certa ilarità: difendiamo la nostra cultura, la nostra storia e i nostri giovani. Ma da chi o da cosa? Dalla propaganda comunista, è ovvio, e da un futuro reso incerto dalla costante minaccia sovietica. “Better dead than red” (meglio morti che rossi, cioè comunisti) si diceva negli U.S.A. durante l’oscura epoca maccartista.

Sarebbero tantissimi i punti grossolani di questo film da analizzare, ma non voglio annoiarvi ulteriormente. Dico solo che “Alba Rossa” (insieme a tantissimi altri film tipo “Rambo”, tranne il primo del gruppo che possiede un’anima ed è l’unico a raccontare una storia umana) è lo strumento di una precisa strategia politico-cinematografica: instillare il terrore per i comunisti nella classe media americana (la stessa che oggi, senza aver sparato un solo colpo verso i sovietici, si ritrova senza un tetto e senza un lavoro a causa della cosiddetta ‘recessione’). Anche se da lì a poco la caduta del muro di Berlino e la Perestrojka avrebbero reso inutile lo sforzo ideologico e patriottico di questi bravi registi ‘impegnati’.

Passano gli anni. Cambiano i nemici, mutano gli scenari, evolvono le strategie e le esigenze geopolitiche delle superpotenze sopravvissute. Proprio in questi giorni il Presidente Obama ha annunciato la nascita della Rete-Ombra (ovvero “internet invisibile”): un modo nuovo, incruento e tecnologicamente avanzato per combattere le restanti dittature del pianeta utilizzando il web e le preziose informazioni in esso contenute.

L’attacco alle Torri Gemelle di New York ha rappresentato l’unico momento storico (dopo Pearl Harbor, s’intende) in cui la realizzazione della ‘profezia’ di “Alba Rossa” ci è sembrata vicinissima, intaccando di fatto la presunta inviolabilità del suolo americano: solo che a dirottare gli aerei la mattina dell’11 settembre 2001 non furono i sovietici (ormai ‘estinti’ e storicamente mai stati propensi al suicidio in nome dell’ateismo di stato) bensì un gruppo molto organizzato (bisogna riconoscerlo) di sedicenti musulmani pronti a immolarsi in cambio di alcune decine di improbabili vergini in un illusorio aldilà e di un mucchio di dollari per le loro famiglie nell’aldiquà.

Favorire la ‘primavera araba’ per giocare a carte scoperte e grazie all’aiuto della popolazione locale; fornire ai ribelli informatici del terzo millennio gli strumenti per poter diffondere la verità nascosta dai regimi e per coordinare le azioni eversive verso quelle dittature che bloccano, con la propria arretratezza economica e culturale, l’avanzata del liberismo economico (soprattutto americano) in quella porzione di mondo non ancora adeguatamente inglobata nel sistema commerciale mondiale. Oggi la guerra (e forse non solo oggi) è prevalentemente guerra di conoscenza, guerra di immagini, guerra di informazione. Si abbattono dittature obsolete, sopportate e supportate per troppo tempo, bypassando la censura; si determina l’esito di un referendum utilizzando Facebook, Twitter e YouTube. La rete capta l’insoddisfazione del cittadino magrebino e dello studente italiano. Si fa opposizione utilizzando il web 2.0.

Le piazze reali e quelle virtuali si fondono e coordinano gli sforzi. Si realizzano ‘invasioni dolci’ utilizzando computer portatili e cellulari per l’accesso a reti wireless clandestine. Gli U.S.A. scelgono un’ingerenza da tastiera: un’ingerenza per ‘smanettoni’, molto più difficile da gestire ed eventualmente da prevenire. La rigida contrapposizione dei blocchi Usa-Urss è solo un ricordo che si studia sui libri di storia. Non s’incendiano più le bandiere in piazza ma si preferisce entrare nel libero mercato mandando in esilio i vecchi padri della patria: i ‘fratelli musulmani’ strizzano l’occhio a McDonald’s.

Dallo spauracchio comunista (a cui crede ormai solo Silvio Berlusconi e qualche altro buontempone della sua corte) si è passati all’insurrezione organizzata sui social network; dall’anticomunismo reaganiano di “Alba Rossa” alle ribellioni innescate tramite un internet parallelo e incensurabile. Dopo lo scoppio dell’ ‘ascesso fondamentalista’ (11 settembre 2001) si è passati a una strategia politica ed economica raffinata e preventiva: si aiutano le democrazie in fase embrionale sfruttando via internet l’insoddisfazione popolare. E’ vero: in queste ore stiamo ancora bombardando la Libia con bombe vere, ma il cambiamento della strategia è cominciato. Si avverte. E’ evidente. E’ inevitabile.

LibroVisioni

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 gennaio 2011 by Michele Nigro

“LibroVisioni – Quando la lettura passa attraverso lo schermo” scritto da Roberto Arduini, Cecilia Barella e Saverio Simonelli (Effatà Editrice – 2009) è quello che si può definire senza alcun dubbio ‘un libro utile’. E non lo dico solo perché sono stato sorprendentemente menzionato a pag. 102, nel paragrafo dedicato al cosiddetto “Magazine Trailer” (termine ‘inventato’ all’uopo dal sottoscritto durante l’esperienza ormai trascorsa della rivista letteraria “Nugae” per definire un ‘booktrailer‘ rielaborato per soddisfare le esigenze ‘pubblicitarie’ dei periodici. Vedi a tal proposito i due ‘zinetrailer’ prodotti all’epoca per “Nugae”: qui e qui).

E’ un libro utile e interessante perché tenta di effettuare (forse per la prima volta in Italia) un’analisi sistematica delle varie ‘forme di ibridazione’ riguardanti il mondo apparentemente conservatore del libro:  il libro e la televisione, i libri e ‘la Rete delle reti’ (il web 2.0), il crescente fenomeno del booktrailer considerato il più ‘moderno’ punto d’incontro tra Parola e Immagine (da non confondere con i veri e propri films tratti da libri!), il rapporto tra booktrailer e il famosissimo (a volte famigerato) Youtube, l’importanza dei blogs, delle web tv e “I nuovi luoghi del libro”

“LibroVisioni” è un libro che mette pace: la ‘scatola maledetta’, la Televisione, da sempre erroneamente additata quale ‘madre di tutte le distrazioni’ (“Spegni quella televisione e pensa a studiare!” – frase genitoriale standard), diventa alleata della lettura e strumento efficace per trasmettere un messaggio culturale ben preciso: i libri non sono oggetti isolati e noiosi ma ‘creature senzienti’ capaci di interagire con la Tecnologia e con tutte le moderne piattaforme di social networking, oggi tanto diffuse. Come recita la frase finale in quarta di copertina: “La tv e internet non hanno ucciso il libro, lo schermo può essere un ottimo veicolo per la lettura.”

Si esce dalla lettura di questo libro con le idee molto più organizzate intorno all’argomento “fare rete” e alla filosofia delle reti (dove per ‘rete’ non s’intende solo ed esclusivamente Internet, ma l’insieme di tutti gli strumenti comunicativi, digitali e non, capaci di far entrare in contatto certi mondi all’inizio tenuti separati): particolarmente interessante per me è stata la scoperta del concetto dei ‘sei gradi di separazione’ e dell’interconnettività tra le persone (teoria delle reti sociali) rappresentata ‘visivamente’ dai cosiddetti grafi.

“LibroVisioni” non è un libro da riporre nello scaffale una volta letto: è un ‘manualetto’ leggiadro ma ricco di spunti, da tenere a portata di mano, che dovrebbe essere consultato quotidianamente da tutti quelli che si occupano di cultura, libri, comunicazione…

Andare in libreria con le proprie gambe, acquistare un libro, sedersi su una comoda poltrona nella propria abitazione e leggere in silenzio: questi sono gesti ‘arcaici’ intramontabili. “LibroVisioni” ci induce, invece, a riflettere in maniera creativa e ‘moderna’ sulle fasi precedenti: tra l’uscita del libro dalle tipografie e il momento in cui lo paghiamo alla cassa di un megastore o di una piccola libreria semi-sconosciuta, c’è un ‘limbo spazio-temporale’ fatto di messaggi culturali, di “passaparola”, di ciò che oggi si usa definire social networking. Capire i meccanismi di questo ‘limbo’ apparentemente immateriale significa capire l’uomo del terzo millennio, la sua connettività, il suo comportamento in ambito culturale, il suo grado di evoluzione, il suo modo di comunicare, il suo ‘apprendimento pubblicitario’, le nuove forme di ‘pressione’ e di promozione… Significa capire intimamente il perché delle nostre scelte.

(recensione pubblicata anche qui)

POST CORRELATO: “Racconti di fantascienza” di Alessandro Blasetti

“Hikikomori: anno 2032” – L’audioracconto

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 novembre 2010 by Michele Nigro

audioracconto e video realizzati da Michele Nigro

audioracconto tratto da:

“Hikikomori: anno 2032″

(Le ultime ore dell’isolatra Kiro

e le temute gesta della “Polizia Risocializzante”)

di

Michele Nigro

leggi il racconto

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