C’è del marcio in Padania

<<IL SARTO  “La Rivoluzione era già strumentalizzata nel momento stesso del suo acme… Non so come spiegarglielo… (una breve pausa per cercare le parole adatte) Le motivazioni erano giuste e la popolazione aveva veramente bisogno di un cambiamento radicale della politica e delle condizioni di vita. Dai campi di tabacco fino ai quartieri in stile coloniale di Partagas, si sentiva la pesantezza di un ruolo impostoci dal passato e dai continui compromessi stipulati, senza il nostro parere, tra la classe politica latifondista partagassiana e i signori americani. Ma qualcosa non andava… Sentivo che la Rivoluzione non avrebbe estirpato la Febbre di Potere dalle viscere dell’essere umano e che anche (con tono sarcastico) il mio – come lo definisce lei ingenuamente – “amico”, Rodriguez De La Rua, era già corrotto fin dai tempi della costituzione dell’Esercito dei torcedores. Quando parlo di corruzione non mi riferisco alla corruzione monetaria e materiale, non mi fraintenda… La corruzione è qualcosa che va oltre le ideologie e le rivoluzioni. Va oltre i conti in Svizzera e i “paradisi fiscali”… E’ parte integrante della cosiddetta “natura umana”… La corruzione è il naturale esaurimento del fuoco ideologico; è la visione di un mondo più giusto ma paurosamente simile a quello che ci si è affannati a ribaltare; è l’illusione di un cambiamento che avviene con mezzi troppo simili a quelli contro cui si combatte… Ebbi paura di portare a termine la revoluciòn pur essendone l’ideatore e, come diceva lei prima, l’istigatore. Sentivo, con largo anticipo, che i cambiamenti sarebbero stati solo superficiali e non avrebbero scalfito nemmeno un po’ i sistemi profondi dell’eterna istintività umana… Amavo la mia gente e vedevo con i miei occhi gli effetti della sommossa. Tutta la popolazione si sentiva non più schiacciata, ma parte attiva del proprio destino economico e sociale. Tutti stretti intorno ad un unico grande fuoco. La gente ha bisogno di un ideale in cui credere e non importa se a fornirglielo sia Gesù Cristo o il Generale Antonio Louis Garzia Farinas… Fu proprio questo passaggio a spaventarmi: se la gente aveva tanto bisogno di un cambiamento, perché aspettare un torcedor per avviare quel necessario processo di ribellione? Perché la gente, una volta raggiunto lo scopo della sommossa, si affida nuovamente al “sonno dell’anima”? Perché l’essere umano sente questo impellente bisogno di stravolgimento a cui non segue, però, una continua e doverosa presa di coscienza? La vera Rivoluzione comincia (battendosi in petto) da “dentro” e non credo che a Partagas sia mai approdata una tale rivoluzione. Non volli infrangere quel sogno scatenato con le mie stesse mani e così approfittai del mortale equivoco che colpì il mio sosia ed uscii di scena. Naturalmente al mio “amico” Rodriguez non sembrò vera una tale occasione per poter vivere da solo la gloria della Rivoluzione e il futuro magnifico che avrebbe avvolto Partagas da lì a poco. E poi avere un amico martire da ricordare in ogni occasione ufficiale, fa sempre comodo. Quante fiaccolate in mio onore, quante veglie per il Generale, quante statue disseminate in tutta Partagas con la mia faccia, quante canzoni che parlano di me… E le poesie, i quadri, i romanzi, le magliette, le bandane, i cappelli, le scritte sui muri, gli striscioni, le bandiere, gli scioperi col mio nome ovunque… Pura strumentalizzazione, amico mio! Pura strumentalizzazione…”

IL CLIENTE “… Lei, mi scusi,… pensa di soffrire della Sindrome del Messia Laico?”

IL SARTO  “E… E che sarebbe questa sindrome?”

IL CLIENTE “Colpisce tutti i rivoluzionari genuini che pur amando in modo viscerale la propria gente e la causa della revoluciòn – come dice lei – non fanno, ahimè, i conti con una componente atavica appartenente al genere umano fin dall’alba dell’ homo sapiens…!”

IL SARTO  “E quale sarebbe questa componente?”

IL CLIENTE  “L’egoismo… Mon gènèral! L’egoismo…”>>

(tratto da “Il sarto di Piazza Farina” – versione teatrale)

2 Risposte to “C’è del marcio in Padania”

  1. […] 15:59 · Archiviato in Cerebralità, Cultura, Mood, Sociale, Varie and tagged: Attualità Michele “Dottore in Niente” Nigro ci sottopone un post arguto, strettamente attinente all’attualità penosa di questi giorni. […]

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  2. capacità di fissare dettagli che, senza la cultura, sarebbe impossibile fare. ecco perché gli “ignoranti” non capiscono di fino come li si sta prendendo per il beep; ed ecco, quindi, perché certe cose ancora accadono.

    bellissimo post, my friend…

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