Una giornata di Ivan Negrisovič

Dopo aver bevuto un paio di birre a gradazione crescente servite da una cameriera mingherlina e risoluta, Ivan si diresse verso casa, la solita dal 1978, quella con l’invidiabile panorama sull’orizzonte del tropico urbanistico, per affrontare una delle sue notti assurde, superando un black out elettrico che gli aveva offerto l’opportunità di fantasticare su un salvifico ritorno a stili di vita medievali, un terremoto sussultorio confuso con un giramento di testa causato dai postumi birrosi e che l’aveva lasciato del tutto indifferente, e schiacciando sulla parete color rosso mattone della sua stanza, con la mano violenta della legge umana e non senza una certa dose di sadica soddisfazione, una zanzara dedita alla prostituzione notturna e pregna del suo sangue appena prelevato da entrambi i piedi rimasti scoperti a causa del caldo anomalo di un ottobre avido di autunno. Le notizie notturne di Rai News 24 lo cullarono verso il secondo tempo di un sonno vissuto a singhiozzi.

La mattina s’avventò sul capello scompigliato di Ivan, variegata, ipnotica e assurda come la notte albeggiante che l’aveva tenuta a battesimo: lo strano amministratore del suo palazzo, sotto l’effetto dei consueti psicofarmaci che lo trattenevano nel mondo delle persone ragionevoli, gli aveva regalato alcuni libri per ringraziarlo di certi calcoli matematici da quarta elementare con cui aveva ripartito tra i prigionieri dell’alveare le spese degli eterni lavori di manutenzione dello stabile di merda in cui abitava, e che avrebbe voluto abbandonare per andare a vivere in Giappone. Aveva risolto i contorti problemi di censimento di sua sorella divisa tra una residenza e una domiciliazione non coincidenti e che rappresentavano geograficamente una condizione esistenziale tentennante tra una voglia di fuga soggettiva e la realtà oggettiva, e aveva ricevuto un interessante invito editoriale per partecipare in qualità di coautore a un pamphlet sull’arte di sottolineare i libri.

Non aveva dimenticato di scrivere la breve relazione richiesta dalla psicologa di un amico in cui aveva dichiarato, in qualità di integerrimo osservatore esterno, di non aver rilevato significativi miglioramenti nella condizione esistenziale del soggetto che continuava imperterrito a grattarsi nevroticamente in pubblico e a parlare in maniera ossessiva e nostalgica dei compagni delle scuole medie inferiori. Non aveva nemmeno dimenticato di ignorare la vicina di casa accompagnata dal suo cane sciancato, mentre ocheggiava all’angolo della strada in compagnia di altre pennute su irrilevanti questioni estetiche e sociali. E, ciliegina sulla torta, aveva preso parte in serata a un’accesissima assemblea condominiale durante la quale s’era discusso, con veemenza geriatrica e per l’ennesima volta, del Bi e del Ba amministrativo, e del bisogno di ristrutturare certi nevralgici pilastri del condominio dai quali dipendeva la fottuta sopravvivenza delle sessanta famiglie che v’abitavano, in caso di eventi sismici ormai dichiarati prevedibili non grazie a nuove conoscenze geologiche ma in base alla sentenza di un paio di giudici che avevano condannato pochi giorni prima alcuni scienziati poco propensi alla rivelazione di verità telluriche.

Non aveva avuto il tempo di sfogliare il volume ristampato di “Akira”, un manga giapponese da poco riproposto agli assetati otaku della penisola; non aveva avuto il tempo di chiedere al direttore del giornale della sua città di considerarlo in qualità di articolista retribuito e non aveva fatto quella ricerca sui nuovi metodi di lettura veloce che tanto gli occorrevano dal momento che la quantità di libri acquistati aveva superato di gran lunga la quantità di libri effettivamente letti. E soprattutto non aveva avuto a disposizione nemmeno pochi minuti per videoregistrare e sbattere su Youtube una delle sue letture casalinghe di classici sempreverdi da donare ad amici e letterati naviganti nella rete.

Si sarebbe accontentato di riascoltare l’ultimo album del suo cantautore preferito e di una doccia liberatoria, prima di affrontare una nuova notte assurda tra birra e zanzare, terremoti e persone da studiare lungo i confini illibati di una vita ancora da vivere.

(foto: “Battipaglia by night” di Michele Nigro)

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5 Risposte to “Una giornata di Ivan Negrisovič”

  1. e mi chiedevo mentre ti leggevo e vedevo lo scorrere della giornata del povero Negrisovic … se anche lui fosse entrato in stretto contatto con il “Nemico” dal quale scappare, combattere, ma non sfiorare mai e, soprattutto, da non ascoltare mai. E se il nemico fosse la zanzara, oppure il tempo che scorre inesorabile o ancora, il caldo che non lascia respirare…che cosa può mai aver celato agli altri e poi rivelato al povero Ivan tanto da fargli rischiare una prigionia forzata tra le successive braccia del cattivo e freddo Inverno? Sono appena passati i giorni della merla ed il povero Negrisovic come è fuoriuscito dalla forzata prigionia del freddo Gulag?

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  2. icittadiniprimaditutto Says:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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    • destino Says:

      E’ troppo bello!!! Dopo una giornata “Ni”, ci voleva una cosa co-SI’!
      Grazie Michele! .. e che non sembri come il : “Grazie Mario” di Non ci resta che piangere.. perché qui c’è da ridere.. e riflettere sui pensieri della zanzara in volo, dedita alla prostituzione notturna.

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