Arturo Toscanini e Wernher von Braun

Dov’è il microchip?

Non appena l’ologramma del maestro Toscanini posò la bacchetta da direzione sul leggio tra gli applausi del pubblico, l’olomusic si spense automaticamente facendo sparire nel nulla la Carnegie Hall di New York, e i pensieri della Rossa ripiombarono nel baratro psicologico creato dai fatti accaduti in chiesa poche ore prima. Vi sono momenti, nella vita di un individuo, durante i quali il cervello si rifiuta di affrontare immediatamente i guai che si presentano lungo il cammino e così se ne va in giro alla ricerca automatica e casuale di una soluzione, vagando nel buio, a volte guidato dal suono, con la speranza di avvistare una luce lontana, una casa accogliente per la mente, un fuoco amico scoppiettante di fortuite verità salvifiche. La musica classica eseguita dal direttore schiaffeggiato dal fascismo, però, non l’aveva aiutata.

Era vero. Pur di proteggere il programma, il Servo aveva sacrificato la vita di suo padre, il Dottor “E”, creatore del programma di eugenetica elaborato dalla FutureProg per coadiuvare segretamente esperimenti di purezza ariana. I neonazisti del Terzo Millennio ci si gingillavano da alcuni anni con grandi investimenti, provocando rigurgiti pseudoscientifici di una delle più scellerate pagine della storia umana del XX secolo, da molti pericolosamente archiviata.

Non era certamente un caso che fosse proprio la TecnoMafia berlinese a occuparsi del recupero di quel maledetto programma, già macchiato di sangue, e senza essere mai stato usato.

La morte del Dottor “E” era stata la giusta punizione per chi collabora consapevolmente a un progetto diabolico, oppure era la normale uscita di scena di un’ingenua e sfruttata pedina divenuta poco importante? Non era necessario, a questo punto, saperlo.

Ciò che di tanto in tanto la risvegliava dall’oblio in cui era immersa fin dal suo ritorno dalla Cattedrale degli Apostoli fu la rabbia nei confronti del Servo, causata dalla facilità con cui quest’ultimo aveva, a suo modo, risolto il problema della loro protezione.

Non aveva bisogno di balie, lei. Sapeva badare a se stessa… nonostante la presenza minacciosa di mafiosi teutonici che le davano la caccia.

I due uomini entrati in chiesa, mentre si “confessava” con il don Abbondio di questa strana guerra tecnologica fatta a suon di dischetti ultracapienti e pen drive organiche, non erano (per sua fortuna!) dei berlinesi, ma due agenti dei Servizi Segreti di Sua Maestà Carlo d’Inghilterra, il real coglione ormai invecchiato, e tenuto in piedi da costose e sofisticate biotecnologie anti-age Made in England, che aveva combinato altri casini imperiali nel secolo passato, alimentando lo sporco lavoro dei tabloid del suo Paese. Gli stessi Servizi Segreti che a suo tempo deviarono magistralmente le indagini di Scotland Yard sul coinvolgimento di Buckingham Palace nella morte di Lady D.

– Non si sono certamente precipitati per salvaguardare la mia incolumità! – aveva quasi gridato la Rossa non appena li vide entrare in chiesa, mentre il Servo cercava di calmarla spiegandole che era per il suo bene.

– Ma perchè sei così ingenuo? – la Rossa lo aveva etichettato senza pietà nel momento in cui già stava per uscire dal confessionale, dirigendosi verso i due individui con in faccia il sorriso di chi vede gli angeli custodi mandati da Dio – Non lo sai che americani e inglesi fanno questo fin dalla fine degli anni 40 del secolo scorso? – riprese fiato – Con la scusa di proteggere e prevenire, di esportare democrazia, si impossessano delle scoperte altrui e trasformano le idee malvagie dei dittatori in “bene comune”… Secondo te come sono andati sulla Luna e come hanno fabbricato le bombe atomiche lanciate su Hiroshima e Nagasaki? Berlinesi e inglesi: stessa inculatura, ma in lingue diverse!

Sì, avevano bisogno di una donna, stavolta avevano bisogno della Rossa. O meglio: avevano bisogno del programma. Lo avrebbero ripulito dalla sua vergognosa patina razzista riciclandolo sulle edulcorate vie del liberismo economico: eugenetica aziendale e commerciale.

Ma lei l’aveva nascosto molto bene. E poi ci sarebbe stato bisogno della password alfaideogrammatica inventata da suo padre, per aprirlo e renderlo operativo.

Non poteva dimenticare la faccia attonita dei due “setter inglesi” mentre la videro risalire sulla Ducati e soprattutto il ghigno nervoso di uno dei due quando lei si lasciò sfuggire con aria beffarda, prima di chiudere la visiera del casco – … non lo avrete mai!

– Ah! Servo, Servo, fratello mio: solo il prete potevi fare, fesso come sei. – ritornò a pensare la Rossa abbracciata dalla calda accoglienza della sua stanza. La malizia di questo suo ultimo pensiero rappresentava il segno di un rinnovato vigore morale e la tanto attesa uscita dall’oblio del dopo Toscanini. Forse, nonostante la confusione di quelle ultime ore, aveva ancora la situazione in pugno.

– Mio padre: un pazzo? Un ingenuo? Chissà. – sussurrò la Rossa mentre continuava ad accarezzarsi il braccio – Però che genialata nascondere il microchip con la password sotto il mio tatuaggio!

2 Risposte to “Arturo Toscanini e Wernher von Braun”

  1. icittadiniprimaditutto Says:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  2. […] quarta puntata del respiro verso il mainstream di Michele “Dottore in Niente” Nigro. Le altre tre sono referenziate qui e qui; il titolo di questa puntata è Arturo Toscanini e […]

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