Adolfo Ricci: un battipagliese d’antan

Questa del 2012 sembra essere un’inesorabile estate di dipartite. A pochi giorni dalla scomparsa del Prof. Raffaele Rago, un altro “vecchio battipagliese” termina la sua parentesi terrena per entrare finalmente, dopo un periodo di sofferenza, in quel pantheon locale e familiare abitato da uomini semplici e laboriosi. Si tratta dell’Insegnante Adolfo Ricci, classe 1927, figlio di Michele Ricci e Clementina Cera: un uomo di scuola, un paziente pedagogo ricordato da diverse generazioni di battipagliesi, un padre di famiglia. Era mio zio e lo conoscevo, è proprio il caso di dire, da una vita: ci sarebbero un milione di cose da ricordare, ma rischierei inevitabilmente di passare dalla cronaca necrologica all’amarcord sentimentalistico. Dai suoi ricordi riguardanti la seconda guerra mondiale al periodo formativo presso il Convitto di Campagna; dal suo grande impegno nel mondo della Scuola alla sua silenziosa passione religiosa per il francescanesimo. Dal suo impegno politico e civile per Battipaglia alla sua tenera fede e alla sua preghiera; dalla sua presenza dotta e discreta al ricordo dei suoi ultimi anni dolorosi e senza luce a causa di una vista traditrice… Ricordi personali e familiari che s’intrecciano con quelli comunitari. È sempre molto difficile tentare di riassumere un’esistenza in poche frasi.

Affido invece alla Grande Rete, come se fosse un elettronico fiume Gange in cui immergere le spoglie di chi lascia questa vita, i suoi brevi “Appunti di storia” pubblicati nel 2006, sul n.9 di “Nugae”.

<<… Ed ecco che alla fine del Settembre 1941, su di un calesse (a quel tempo le automobili erano pochissime perché requisite a causa degli eventi bellici o perché mancava il permesso per circolare) (2), giunsi nel cortile del Convitto “Olindo Guerrieri” di Campagna ove fui subito accolto e accompagnato, con il relativo equipaggiamento, al posto assegnatomi, e aiutato da un paio di baldi giovani che si esprimevano con un linguaggio a me ignoto (3). Ma non tardai molto a conoscere la storia di quei giovani, e degli altri loro amici lì presenti, quasi tutti laureati o universitari: li rividi la sera nel refettorio quando, indossando un camice bianco, cominciarono a servirci la non lauta cena…(4) E così venni a sapere che quei giovani, il più adulto dei quali si chiamava Abramo, erano ebrei ed erano stati “sistemati” in quel collegio con la funzione di inservienti di tavola e non solo, perché addetti anche alle varie incombenze che richiedevano le camerate e gli altri annessi dell’edificio.(5) In seguito capii che quei giovani ebrei si trovavano lì, tra i collegiali di Campagna, per sfuggire alle leggi razziali promulgate dal Fascismo (6) e col pieno assenso e consenso del proprietario del collegio, nonché Podestà (7) di Campagna, il sig. Carlino D’Ambrosio, e di altre autorità politiche ed eminenze religiose del luogo, visto che il convitto era diretto ufficialmente da un ottimo sacerdote – Mons. Alberto Gibboni – facente parte della Curia e parroco della cattedrale…>> (tratto da Campagna e gli ebrei di Monsignor Palatucci. Brevi note di un giovane studente. Nugae n.9)

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Una Risposta to “Adolfo Ricci: un battipagliese d’antan”

  1. E,stato il mio Maestro alle scuole elementari a Battipaglia.Ne conservo un ricordo bellissimo ed affettuoso

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