Archivio per fede

“Il valore del passato”, “Fiori dalle Cicatrici”, “L’importanza del pazientare”, “Profumo di Libertà”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 25 marzo 2018 by Michele Nigro

… un’altra puntata, per leggerla: QUI o QUI!

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Aggiustare il tiro

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 marzo 2018 by Michele Nigro

versione pdf: Aggiustare il tiro

Oltre le esigenze d’artiglieria

A volte alcune parole ci ossessionano; a volte queste si organizzano in frasi più o meno brevi che ci accompagnano come mantra ripetuti nel corso della giornata, le sgraniamo con la punta delle dita come rosari tenuti nelle tasche mentali del nostro andare quotidiano. Ve n’è una che mi fa compagnia da mesi, o forse addirittura anni, non saprei fissare l’inizio esatto di questo intercalare rassicurante, e che nel suo riproporsi a orari da muezzin, si fa preghiera laica: aggiustare il tiro.

Nam myōhō renge kyō! Da ripetere ad libitum…

Aggiustare: riparare, fare meglio, diventare più giusto dopo aver fatto una cosa sbagliata, ritornare sui propri passi senza ripetersi, mettendo stavolta i piedi nei punti giusti; ritrovare forze interiori che credevamo perse, grazie a storie sentimentali che ancora una volta – pur nella loro drammaticità – ci fanno credere nella vita; rivalutarsi con occhi nuovi, i propri, e non con quelli degli altri; essere innamorati dell’amore, rimediare, fare manutenzione del sé, volersi bene nell’età della ragione e nonostante la ragione, provare a recuperare gli oggetti prima di gettarli, ritornare a credere non in un dio ma in se stessi, ritornare vergini e risposarsi a ottant’anni (“Mangia prega scopa” perdonami Julia!), ripercorrere strade conosciute come se fosse la prima volta, perdonarsi, rivivere un progetto in modo migliore, coltivare il proprio mondo, addobbarlo nella speranza che la bellezza ottenuta si espanda nell’universo. Allenarsi nel fare una cosa, esercitarsi per diventare più bravi, anche se ad esempio non è corretto dire: “ho aggiustato l’esecuzione al pianoforte di una sonata di Rachmaninov”.

Il tiro: non è quello a cui penserebbe Lapo Elkann, bensì è l’oggetto da aggiustare, da correggere, anche se a volte potrebbe sembrare un qualcosa di impalpabile. Il tiro è l’obiettivo del nostro provarci con devozione, prendendo la mira dalla finestra di una nuova casa; chi aggiusta il tiro ha fede, non ha fretta. “La pazienza è la virtù di chi aggiusta il tiro” parafrasando un noto proverbio. Gli artiglieri dell’esercito sono persone pazienti, meticolose, hanno fede perché non vedono direttamente con i loro occhi l’obiettivo, nella migliore delle ipotesi ce l’hanno nel cannocchiale: lo percepiscono, sanno più o meno dov’è, si affidano al sentito dire delle carte geografiche militari. “Quando due tiri di aggiustamento consecutivi fanno forcella, cioè finiscono a cavallo dell’obiettivo, uno più corto ed uno più lungo, allora si procede con successivi dimezzamenti dell’ampiezza metrica della forcella fino a che, arrivati alla correzione minima di 50 metri, tutta l’unità di fuoco di artiglieria, con i dati di tiro così calcolati, inizia il tiro di efficacia per ottenere sull’obiettivo gli effetti voluti con il numero di colpi necessari.” (1) Bisogna imparare in fretta dai propri errori per non sprecare tempo e proiettili: se l’artigliere continua a sbagliare vuol dire che sta continuando ad affidare il proprio tiro al caso, vuol dire che non sta imparando nulla, che non vuole o non sa imparare. Intanto il nemico si riorganizza, sposta mezzi e uomini, si prende gioco di noi che ci avviamo a perdere la battaglia.

“Aggiustare il tiro!” me lo ripeto mentre guido, cammino, faccio la spesa; lo consiglio addirittura agli amici, come una panacea per tutte le stagioni: “aggiusta un po’ il tiro!”, “guarda, secondo me ti basterebbe aggiustare solo un po’ il tiro!”, “su questa faccenda dovresti aggiustare il tiro!”, “perché non ti fai una bella tisana con fiori di aggiustamenti di tiro, vedrai che ti passa il raffreddore!”…

“Provaci ancora, Sam” diceva Woody Allen, mentre Fiorella Mannoia cantava: “Come si aggiusta il tiro, per non morire!” O pressappoco. È un dire che rassicura, dà speranza in un futuro in cui quel benedetto tiro sarà stato finalmente aggiustato e quindi avremo centrato il bersaglio. Non faremo più forcella! Per dirla all’artigliera maniera. Anche all’errore bisognerebbe dare un limite, una data di scadenza, come per Berlusconi e lo yoghurt. Se proprio ci siamo affezionati al nostro sbagliare (perché fornisce materiale letterario o esalta il nostro esistenzialistico modo di stare al mondo con cui corroderci) cerchiamo almeno di cambiare errore. Per sembrare innovativi. Gli elementi che caratterizzano un’esistenza sono più o meno uguali per tutti: amore, cultura, lavoro, socialità, spiritualità, sesso… Solo noi, tuttavia, possiamo decidere per la qualità di questi elementi.

Ci diamo un’ennesima possibilità per aggiustarlo: se poi ne avremo effettivamente l’occasione e la forza, non importa. È necessario continuare a lanciare il cuore oltre l’ostacolo e crederci: forse il vero e proprio aggiustamento consiste prima di tutto in questo. Ma a fianco della fatalità c’è bisogno di scienza, per non affidarsi al caso a cui s’accennava. Ecco che l’aggiustare il tiro diventa un non ricadere negli stessi punti ma in punti diversi, per imparare almeno cose nuove; cercare nuove amicizie con caratteristiche diverse da quelle precedenti, meno deludenti, con meno furti di energia; continuare ad avere fiducia nella vita nonostante aumentino al cimitero le tombe di amici e familiari, e tu che ti senti ancora in gioco perché fai loro visita stando dall’altro lato della lapide; cercare nuovi amori, portando gelosamente con sé quello che di bello abbiamo imparato dai precedenti battiti di cuore; cercare un nuovo lavoro dopo averne perso uno che non ci dava sicurezza o dopo non averne cercato affatto alcuno per un bel po’ di tempo perché sfiduciati. Aggiustare il tiro del confronto col mondo! Perché “Tutta la vita è risolvere problemi”, intitolava così Karl Popper il suo ultimo libro, un disincantato messaggio da ereditare. Anni fa sul biglietto di un giovane suicida c’era scritto: “questa vita non fa per me!”. Perché, ce n’è un’altra più facile? Se c’è fatemela vedere! Aggiustare il tiro non è solo un disumano tendere alla perfezione ma forse significa proprio cominciare ad accettare la finitezza del proprio esistere e partendo da questa verità fare di tutto per migliorarsi, a volte ricostruendo dalle macerie.

Non prestare sempre lo stesso fianco ma almeno cambiare fianco! Anche per provare cosa si sente quando a essere colpito è un fianco inedito. O, addirittura, imparare a non prestarne alcuno: ma qui sfioriamo la maestria, e ci vuole tempo, esercitazione, esperienza. Dribblare gli eventi, gli schemi esistenziali disegnati da altri, i destini imposti; migliorarsi per non darla vinta a chi ha già scommesso, sicuro del risultato; riconoscere le atmosfere, gli ambienti già vissuti, e non entrarvi nuovamente; non ripetersi. Da 1 a 10, quanto ci odiamo quando ci ripetiamo? Io, 11…

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Sul non dormire soli

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 gennaio 2018 by Michele Nigro

al mio daimon

 

Il felino di casa

abbandona notturno

le vecchie ossa

di madre adottiva,

forse già avverte

il freddo dell’aldilà

la malattia e la morte

accampate sull’uscio

dell’umano declino.

 

La porta socchiusa sul mondo

per andare e venire

a caccia di cibi sicuri,

dormire tra le gambe

di futuri padroni

eredi della solitudine,

il calore di un incerto domani

da preservare.

 

E sul petto insonne

quel ronfante non lasciarmi solo

nella notte senza lei,

per credere ancora

in scomodi amori a seguire.

“The Village” su L’Ottavo.it

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 ottobre 2017 by Michele Nigro

Una mia recensione al film “The Village” è stata pubblicata con il titolo “THE VILLAGE E LE PAURE DELL’AMERICA DI OGGI” sul sito L’Ottavo.it – Notizie dal mondo dei libri e non solo.

Un grazie alla Redazione!

Segue un breve stralcio:

“… Da un film altamente simbolico come questo potrebbero essere tratte innumerevoli chiavi di lettura: la prima, a mio avviso la più affascinante, è quella riguardante le motivazioni che spingono un gruppo di persone del XX secolo a scegliere di tagliare i ponti con il proprio tempo e di vivere in un villaggio isolato dal resto dell’umanità, abbracciando lo stile di vita di una comunità americana dell’800. Gli anziani di Convigton, un tempo anch’essi abitanti della moderna e tecnologica America, compiono una scelta draconiana di vita, spinti dalla violenza che ha colpito le loro esistenze: un familiare ucciso, un affetto strappato dall’assurdità di un mondo feroce e sanguinario, alcune tra le cause che inducono un ristretto gruppo di professionisti e adulti perfettamente consapevoli, a un radicale cambio di esistenza. Non s’intravede in questa scelta alcun ideale rivoluzionario o insegnamento filosofico: non si vuole donare al mondo un esempio da seguire in vista di un cambiamento globale. Niente affatto: si desidera solo essere dimenticati…” (per leggere la recensione completa: qui)

 

La tregua

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 ottobre 2017 by Michele Nigro

Ritorneranno le grigie truppe

tra muri di cemento e d’edera

e cani sciolti in spazi ingiusti,

spiate da finestre tristi.

Come quando a Napoli

tutto aveva il sapore dell’inizio

fresche angosce a cui dare un nome

e si vagava per molto meno

inseguendo fantasmi a buon prezzo

e solitudini smaltite in strada.

 

Scie d’aerei non ancora chimiche

tra cieli azzurri e beffardi

nonostante novembre

a prendersi gioco di acerbe libertà,

anima precaria

che si credeva ebbra di albori.

Involuzioni di una pelle amata

e il freddo che fa tornare

giovani, liberi come nel buio

bastando a se stessi.

 

È stata solo una tregua, dunque

quel riconoscersi dolceamaro

quella pioggia sotto alberi che erano casa

i caffè clandestini dagli albanesi

la mano non data, a volte sfiorata

i piedi nudi sul petto?

 

Ritornano le grigie truppe

sconfitte a marzo

dinanzi ai bastioni

rinforzati dal dolore,

poeti partigiani

resistenti alla morte d’amore

si appostano in boschi di tempo.

(foto: Tregua di Natale, 1914)

Nostra Signora degli Alieni

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 ottobre 2017 by Michele Nigro

È in uscita l’antologia Nostra Signora degli Alieni contenente, tra gli altri, un mio vecchio racconto – “The Padre P.I.O. Show” – scritto durante il periodo in cui leggevo e a volte tentavo di scrivere fantascienza (o, come in questo caso, fantareligione da me ribattezzata all’epoca “rel-fi” ovvero religion fiction) e che sottotitolai ironicamente “un caso di malasantità”. Oggi non mi appartiene più questo tipo di sperimentalismo scritturale legato al genere fantascientifico, perché nel frattempo sono mutate le passioni letterarie, le ricerche e gli esperimenti che ne conseguono, ma è sempre divertente assistere a questi rigurgiti editoriali “postumi”.

La presentazione dell’antologia curata da Walter Catalano e Gian Filippo Pizzo è ufficialmente confermata per DOMENICA 12 NOVEMBRE alle ore 13 alla sala Blu del Pisa Book Festival.

front

“Nostra Signora degli Alieni”

Racconti di fantareligione

a cura di

Walter Catalano e Gian Filippo Pizzo

 

Santi e santità, libri sacri e profani,

miracoli ultraterreni e misteri della fede.

A opera di alcuni fra i più noti autori italiani di fantascienza.

 

Il Paradiso, l’Inferno e altre ipotesi sull’Aldilà. La Chiesa come Potere Temporale che estende il suo dominio oltre la Terra e oltre il Tempo, ma anche la Chiesa come Potere Spirituale che colonizza altri pianeti affrontando nuovi problemi esistenziali. Nuove scoperte scientifiche che mettono in crisi la Fede.

Questo e altro in una antologia che coniuga fantasia, teologia, religione, riflessioni sul futuro, senza tuttavia dimenticare la giusta dose di azione e avventura.

Testi di Donato Altomare, Vincenzo Bosica, Denise Bresci, Andrea Carlo Cappi, Stefano Carducci e Alessandro Fambrini, Vittorio Catani, Francesco Grasso, Roberto Guarnieri, Lukha B. Kremo, Alessandro Morbidelli, Michele Nigro, Pierfrancesco Prosperi, Franco Ricciardiello, Michele Tetro.

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Pink

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 agosto 2017 by Michele Nigro

versione pdf: Pink

“Tutti i dittatori sono sentimentali.”

Il’ja Grigor’evič Ėrenburg

  

La cosa che temeva di più, col passare del tempo, era di perdere la forza benefattrice derivante dall’amore vissuto, ricevuto e donato; una forza che aveva portato nel mondo con orgoglio e sicurezza d’animo, così come si porta in giro un regalo dall’effetto rigenerante per condividerlo con tutti. Il più bel regalo che la vita gli avesse fatto. Temeva di sprofondare nuovamente nella corrosiva ma appagante cattiveria appresa dai suoi simili e da se stesso, come autodidatta, durante gli anni senza lei. Precedenti alla sua cura.

“Solo ora mi accorgo della differenza, mi ricordo di com’era la mia vita prima dell’unicità di quell’amore. Ho toccato la grazia e ora so che senza amore la vita non vale la pena di essere vissuta” aveva affermato mesi prima, in tempi non sospetti, quando la sua chioma era lunga e folta, come la barba. Ma prima di riconquistare, chissà, un giorno, quello stato di grazia, avrebbe catturato e torturato qualche anima innocente. Forse alcuni milioni di anime senza colpa. Per riequilibrare il karma. “In fondo sono contento di essere libero e solitario. Assaporo il dolore agrodolce di una storia sospesa, come si sospendono le date di un tour perché l’artista è indisposto. Come il dolce malessere dopo un addio!

Jazz, aria condizionata, gelato nel congelatore, siringhe da fare nei glutei dei vicini di casa, quelli un po’ vegliardi e malaticci, per mantenere in piedi una reputazione da bravo ragazzo attempato. Fisioterapia a domicilio invece del mare, la sequenza delle medicine da prendere, stampata e appesa al frigo che fa troppo ghiaccio, qualche piccola sagra nei dintorni, magari una capatina nel buen retiro di sempre. Questa la prospettiva di un serial killer in fieri?

Chi sarebbe stata la prima vittima? Ce ne sarebbe stata solo una all’inizio? O avrebbe organizzato la marcia su Morte in compagnia di una folla immensa? Conosceva già la risposta: quella mattina aveva rasato con estrema cura le sue inutili sopracciglia. Accorciato i capelli, rasato la barba. Era pronto ad annullarsi nella battaglia finale. Unica soluzione al dolore.

“Il lusso della scelta, paradossalmente, deriva proprio da quel benessere alla cui realizzazione hanno contribuito anche i vaccini e l’alimentazione carnea!” controbatteva in tv uno degli ultimi opinionisti sani di mente. Forse avrebbe cominciato proprio da un vegano o da un no vax del cazzo: uno di quelli che vota partiti di sinistra farlocchi, che legge l’Unità perché è trendy ed esce in strada con i risvoltini per andare a prendere la ragazza. Ingrati e capricciosi figli di puttana!

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Una croce per il Monte Santa Croce

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 giugno 2017 by Michele Nigro

Poteva il Monte Santa Croce, situato con i suoi rispettabili 1.407 metri d’altezza tra i comuni di Bella e S. Fele, in Basilicata, col nome che si ritrova, non avere una croce vera e propria sulla sua sommità? Certo che no!

A rimediare all’imperdonabile mancanza (anche se un abbozzo di altarino c’era già, grazie all’opera di altri devoti nel corso degli anni) c’hanno pensato gli amici del Je Bell Quad ASD di Baragiano (PZ) motivati sul campo dal vulcanico e attivissimo Domenico Napodano. Insieme ai soci “quaddisti” di Baragiano, erano presenti anche alcuni membri dell’ASD Only Team Racing Club di Bella.

E così, in sella ognuno al proprio mezzo di trasporto (Quad, Jeep, Panda 4×4 e moto da cross), la mattina del 16 giugno 2017 i “cavalieri motorizzati” del Marmo Platano – compreso il sottoscritto che non essendo motorizzato ha usufruito di un passaggio sulla Panda del Napodano in modalità quattro ruote motrici per superare i passaggi più ardui – hanno​ raggiunto le pendici di Monte Santa Croce e, dopo un breve tratto compiuto a piedi, “croce in spalla” tipo Via Crucis, hanno finalmente collocato a suon di martello il più antico simbolo cristiano sulla vetta.

A celebrare l’evento, con le giuste parole che hanno raggiunto il cuore dei presenti e una speciale benedizione “d’alta quota”, il sacerdote Don Ovidio Duarte (originario del Paraguay) che, affascinato dalle potenzialità del mezzo a quattro ruote, non ha disdegnato il ritorno verso Bella in sella al Quad di uno dei convenuti.

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