Archivio per creazione

Un’intervista per RecensioneLibro.it

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 novembre 2017 by Michele Nigro

intervista recensione libro

Le interviste rappresentano sempre un’occasione per esporre in maniera ordinata tutto quello che disordinatamente circola in noi da tempo. Fissare idee e piccole verità, rispondere per conoscersi e farsi conoscere…

Lo è stato anche in questo caso, rispondendo alle domande del sito RecensioneLibro.it, che già alcune settimane fa ha recensito la mia raccolta “Nessuno nasce pulito”.

Per leggere l’intervista: qui

Segue uno stralcio prelevato dalla stessa:

… Cosa vorresti che i lettori riuscissero a comprendere leggendo le tue parole? Quale segno vorresti lasciare in loro?

Purtroppo, leggendo alcune recensioni, ho notato che stanno passando soprattutto le idee di un disagio critico nei confronti della società e di una malinconica revisione del passato personale da parte di un autore per certi versi “sconfitto”, e che non può fare altro che registrare le varie forme sotto cui si manifesta tale sconfitta. Evidentemente, a una lettura superficiale, questo è il mood prevalente che ne esce fuori, creato dalle parole che ho scelto di usare, e me ne assumo tutta la responsabilità. In realtà “Nessuno nasce pulito” vuole essere una dichiarazione di guerra, un voler fissare dei confini assertivi, oltre i quali poter urlare al mondo: “Da qui non mi muovo! Queste sono le mie conquiste umane, le mie esperienze e queste parole sono la mia terra!”. Non pretendo di lasciare segni: se un solo verso di una mia poesia induce alla riflessione e trasporta il lettore, anche per pochi istanti, in una dimensione altra, ho già raggiunto il mio obiettivo. Come ho scritto in Aspirazione, una poesia che non fa parte della raccolta, vorrei che i miei versi fossero: “… parentesi tra gli orrori del mondo / oasi di riflessione per cuore di donna / silenzio pulsante di senso…”…

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Decennale “Limina Mentis”, volume II

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 settembre 2017 by Michele Nigro

Ho partecipato con due poesie – intitolate Gualchiera Palestra di vita – al vol. II dell’antologia multi-volume ideata per il decennale della casa editrice Limina Mentis di Lorena Panzeri. E come si evince dall’elenco degli Autori in copertina, sono in ottima compagnia.

Interessante l’Interpretazione iniziale del critico letterario Gian Mario Villalta: la necessità di distinguere ancora una volta l’imitazione dell’opera dall’imitazione del processo creativo, distinzione mal riuscita a discapito della prima e a favore della seconda ovvero di una “genialità individuale” che ha causato non pochi danni nel corso della recente storia letteraria. Invece l’imitazione dell’opera (dei Grandi) dovrebbe essere propedeutica all’atto creativo. Scrive infatti Villalta: “Dall’Ottocento in poi il pregiudizio romantico di una dotazione naturale della seconda (imitare il processo creativo) e di una responsabilità negativa della prima (imitare l’opera), poiché conculcatrice del genio individuale, ha portato gravi danni alla didattica, impoverendo i fruitori e i poeti di un patrimonio di abilità e di conoscenza consistente.” Detto in parole povere: bisogna leggere, studiare, analizzare, esercitarsi, imitare appunto. E non solo: magari bastasse solo questo! Scrive in seguito Villalta: “Dove riconosco, e dove posso situare nella mia attuale sensibilità e predisposizione alla poesia, quel processo creativo che mi permetterebbe di scrivere una poesia mia, riuscita e corrispondente al mio tempo? La risposta più semplice è che devo rapportare i processi creativi appresi […] con l’attivazione di diversi livelli di correlazione tra la mia sensibilità, la realtà vissuta e l’ambito delle opere che io riconosco esemplari. Insomma devo operare nell’ambito di una ‘poetica’…”

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Je voudrais pas crever

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 agosto 2017 by Michele Nigro

Sfornate libri, non figli; sfornate idee, storie, poesia, non altri esseri egoisti come voi, se non di più: i “gloriosi” frutti dei vostri lombi sono destinati a dimenticarvi tra le strade della vita, ed è naturale che sia così; un libro non dimentica mai il suo creatore, rimane legato alle sue origini, per sempre; anche se, proprio come i figli di carne, diverrà indipendente e sarà interpretato dalle masse umane pensanti che incontrerà, e reagirà in base alla propria personalità fatta di parole. Quando un figlio cresce vuol dire che voi non state ringiovanendo; quando un libro cresce e gira per il mondo, invece, l’autore è come se conquistasse l’immortalità, anche se il suo corpo morirà. Non importa quanto sia lungo il suo giro, quante persone incontrerà: nel momento del suo concepimento voi di diritto siete diventati abitanti dell’eternità. “Non fate crescere niente su questa terra” solo perché il vostro egoismo teme il confronto con la solitudine. Se pensate che creare un essere umano sia un atto d’amore per cui dover essere giustamente ripagati dall’universo e scrivere un libro no, allora vuol dire che non siete mai entrati in una casa di riposo per anziani abbandonati dalle famiglie.

E che l’intelletto, più di ogni altro dio assetato di prole, vi aiuti in quest’opera di indipendenza dalla paura di crepare senza aver generato.

Je voudrais pas crever, titolo originale della poesia Io non vorrei crepare di Boris Vian

Fuoco eterno

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 novembre 2016 by Michele Nigro

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Per mettere fine
a stillicidi di saperi divini
verso memorie eterne,
la Natura
cattiva e giusta
inventò la Morte.
 
Ma l’uomo
condannato a finire
come tutte le cose finite
scoprì il sacro fuoco
della parola.
Arditi tizzoni ardenti
schizzati dal braciere
di Poesia
ustionarono la pelle
della dimenticanza.

Onirica

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 novembre 2016 by Michele Nigro

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La trascorsa notte

ho sognato di scrivere una poesia,

parole piacevoli, vere come oggetti

definiti dalla luce del giorno

formavano impavide

– ed erano lì, dico sul serio, e le toccavo! –

quella rara scrittura onirica

eppure così nitida, viva e

splendente nell’oscurità.

 

Ho sognato di scrivere una poesia,

ma al risveglio

quei segni luminosi

tracciati sulla carta del buio

erano svaniti nella nebbia

dell’oblio mattutino.

 

Era bella, sì

era bella la mia poesia

e non la ricordo.

Rimane il brivido

divino della creazione,

poetica polluzione,

mi resta solo l’involucro

vuoto e dolce di un sogno

abbandonato dal cosciente

sulla soglia del dì.

(immagine: “Nocturno”

Isabel Quintanilla, 1998-99)

Ramingo

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 ottobre 2016 by Michele Nigro

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Colori impastati di silenzio

sotto un sole terso

dalle piogge d’autunno,

passi meditati

al ritmo del cuore

su percorsi raminghi.

 

Visioni donano pace

da quadri campestri

senza cornici,

si nutre l’anima

di primavere inverse.

“Nessuno nasce pulito”: la playlist (vol.II)

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 17 settembre 2016 by Michele Nigro

Come preannunciavo tempo fa in un altro post, rieccomi con il vol. II della playlist creata su Spotify e ispirata alla mia raccolta di poesie “Nessuno nasce pulito”

Per ascoltarla, clicca qui!

Buon ascolto e, come sempre, buona lettura!

playlist-vol-2

#poetryday n.1

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 5 settembre 2016 by Michele Nigro

#poetryday  

poetryday 1

Storia naturale del nerd

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 agosto 2016 by Michele Nigro

omaggio indiretto a Gene Wilder

cover

Colgo la triste occasione della dipartita del mitico Gene Wilder (“Frankenstein Junior”) per parlarvi di un libro letto non molto tempo fa – “Storia naturale del nerd” di Benjamin Nugent (Isbn Edizioni) – e in particolare per soffermarmi sul capitolo intitolato Contro gli scienziati nelle torri, che a mio avviso rappresenta il punto nevralgico (o uno dei punti) della tesi di Nugent sull’eziologia del nerdismo. E per farlo l’autore attinge a piene mani dalla letteratura gotico-fantascientifica e precisamente scomoda il noto “romanzo nero” Frankenstein, o il moderno Prometeo della scrittrice britannica Mary Shelley.

frankensteinSecondo Nugent, Victor Frankenstein è un proto-nerd; e infatti scrive: “… l’antieroe è uno scienziato genialoide che finisce per sottrarsi completamente all’affetto dei suoi cari… […] rappresentando così la sua sete di conoscenza come un surrogato di un più urgente bisogno virile (‘penetrare’ i segreti della natura, n.d.b.). […] Ma al contrario del desiderio amoroso, il desiderio di progresso scientifico finisce per corrompere lentamente il corpo. […] La bellezza e la salute, qualità importanti per un giovane uomo che vuol essere marito e padre, vengono sacrificate alle esigenze della scienza.”

È più comodo, e per certi versi più facile, generare (e quindi vivere) una vita fatta con i pezzi di altre vite, che responsabilmente generarne una originale e personale partendo dal nulla, ovvero dal materiale genetico messo a nostra disposizione da Madre Natura. Ma l'”immaturo” Victor Frankenstein della Shelley, troppo concentrato sul “si può fare!” gridato in seguito dal discendente inventato da Mel Brooks, non riesce a sostenere lo sguardo mostruoso della sua creatura e scappa via. E a questo punto potrebbe starci bene anche un applauso bioetico, perché come dice un altro scienziato, il Dr. Ian Malcolm, il matematico del film Jurassic Park, criticando le strabilianti conquiste paleogenetiche del miliardario Hammond: “… erano così preoccupati di poterlo fare che non hanno pensato se lo dovevano fare…”.unk45_zps4cde2625[1]

Incalza Nugent: “Il fallimento di Victor consiste nel non riuscire a rapportarsi con l’altro a un livello emotivo, un fallimento sul piano dell’empatia. […] La radice del male in Frankenstein è il genio scientifico unito all’incapacità di entrare emotivamente in contatto con gli altri.” Lo scienziato della Shelley non riesce a immedesimarsi in tempo, prima del disastro, nelle probabili sofferenze del mostro, non pone a se stesso le giuste domande ovvero non chiede alla propria coscienza come potrebbe sentirsi un essere ri-creato per capriccio e che si ritrova in un corpo inguardabile, rifiutato dalla società, e senza una famiglia che lo ami. Un mostro che, a differenza del suo creatore, istintivamente vorrebbe vivere, amare, provare passioni, entrare in contatto con gli altri, con un corpo da toccare, lasciarsi trasportare dalle forti emozioni, dall’ira (e lo farà in maniera orrenda), essere libero e non prigioniero della torre. Il moderno nerd descritto da Nugent possiede di default la medesima struttura psicologica del dottor Frankenstein: genialità ed (auto-) emarginazione, creatività e disempatia mista ad anaffettività, intelligenza ossessiva (quasi autistica) e asensualità che con il tempo può diventare un’aperta anti-sensualità, rigore scientifico che sconfina in una “dimensione accademica della realtà”…

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