Gli “Amabili resti” di Elisa Claps

È sorprendente scoprire certe analogie esistenti tra narrativa e cronaca: somiglianze tenute ben separate dalla geografia, dalla differente cronologia, da diversità linguistiche, sociali e culturali, eppure così vicine nei contenuti e per questo motivo “universali”. La brutalità, la morte, il destino di ciò che usiamo chiamare “anima”: esistono punti di contatto tra le varie umanità abitanti questo pianeta che nel bene o nel male travalicano il tempo e lo spazio. Recentemente una di queste “lampadine analogiche” si è accesa nel mio povero cervello mentre guardavo comodamente seduto sul divano di casa un film diretto dal “tolkieniano” Peter Jackson e intitolato “Amabili resti” (The lovely bones) tratto dall’omonimo romanzo (in parte autobiografico) della scrittrice statunitense Alice Sebold. Non starò qui a snocciolarvi trame o a riesaminare in maniera incompetente casi di cronaca giudiziaria (italiana) ancora tremendamente aperti: ognuno di voi potrà, se vorrà, leggere autonomamente il romanzo della Sebold, vedere la trasposizione cinematografica di Jackson e rileggere alcuni articoli (o rivedere alcune utili trasmissioni come “Chi l’ha visto?” della Rai) riguardanti la scomparsa e la terribile morte di Elisa Claps (nella foto). Interessanti, tuttavia, sono i parallelismi che è possibile effettuare in modo quasi istintivo tra la storia di Susie Salmon (la protagonista del romanzo “Amabili resti”) e quella della ragazza di Potenza, Elisa Claps, il cui cadavere è stato ritrovato dopo diciassette anni in una chiesa del capoluogo lucano: la giovane età delle due vittime (quasi la stessa: 14 anni Susie, 16 anni Elisa); l’approccio sessuale come premessa dell’omicidio (l’uccisione avviene subito dopo il puntuale rifiuto da parte della vittima, come a voler sublimare in maniera sanguinosa il mancato atto sessuale/consensuale); la conoscenza diretta dell’omicida da parte delle vittime (il fattore “fiducia” rende la “preda” più vulnerabile); il macabro rituale del taglio di una ciocca di capelli dal corpo delle ragazze (Danilo Restivo, il presunto assassino di Elisa Claps, è addirittura già “famoso” a Potenza e in altre città italiane per il suo “feticismo ritualistico di natura ossessiva”; George Harvey, che nel romanzo stupra e uccide Susie, conserva una ciocca di capelli della ragazzina nel “diario” in cui pianifica i suoi misfatti fin nei minimi particolari); l’iniziale impunità degli assassini che cercano di continuare a vivere una vita noiosa per non destare sospetti (Danilo Restivo, però, sceglie a un certo punto di trasferirsi in Inghilterra per paura – dice lui – di essere linciato dai familiari e amici di Elisa Claps; George Harvey rimane fino all’ultimo al suo posto, anche dopo i sospetti del padre di Susie, interpretando la parte del vicino di casa “buono e gentile”); l’ossessione che spinge i carnefici a cercare nuove vittime con cui soddisfare un recalcitrante bisogno malato (un’ossessione che nel tempo indebolisce la preparazione maniacale del serial killer, facendogli commettere errori); entrambe le ragazzine sono sorprese dalla morte agli esordi di una vita acerba e normale (Susie ha appena scoperto l’amore anche se per poco mancherà l’appuntamento con il suo primo bacio; Elisa è addirittura in procinto di andare a messa!); il mancato ritrovamento del corpo dopo la scomparsa/uccisione: nel caso di Susie il corpo non verrà mai più ritrovato, ingoiato da una discarica; il ritrovamento del cadavere di Elisa nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità di Potenza ha scatenato una serie di ipotesi attualmente al vaglio degli inquirenti. Ipotesi che non possono non stuzzicare la fantasia di chi, scrittore o non, è incapace di soffermarsi sul “semplice” movente a sfondo sessuale.Che ruolo ha avuto il parroco dell’epoca? Cosa sa l’attuale vescovo di Potenza? Chi è il padre di Danilo Restivo e che ruolo avrebbe avuto nel caso Claps? Elisa è stata la vittima di un folle feticista incapace di avere un normale rapporto sentimentale con una ragazza oppure l’omertà che c’è intorno al ritrovamento del suo corpo nasconde il malsano operato di un ampio gruppo di persone conniventi? Danilo Restivo è il capro espiatorio di un delitto magico-ritualistico commissionato da insospettabili della “Potenza bene”? Lo scopriremo solo seguendo le indagini, le indiscrezioni giornalistiche e il futuro processo… Per ora Restivo è gentilmente “ospitato” in uno dei penitenziari di Sua Maestà per fare finalmente luce sull’efferato omicidio di Heather Barnett).

L’assassino di Susie è ordinato, meticoloso, pulito, educato, progetta e costruisce rifugi sotterranei e trappole per anatre giganti; il carnefice di Elisa sembra agire in preda a un raptus seguito da momenti di lucidità in vista dell’occultamento del corpo e che non escluderebbero l’aiuto da parte di “altri” (anche se le indagini per ora si stanno concentrando su un solo personaggio: Restivo). La famiglia di Susie sembra per un attimo essere vicina alla soluzione ma non riesce a far convergere gli elementi raccolti in direzione di George Harvey (lo farà solo verso la fine e lo farà in maniera errata e rocambolesca, causando la fuga dell’omicida e l’irreversibile occultamento del corpo di Susie); anche nel caso di Elisa le indagini sono lente, strabiche, grossolane, affette da lassismo cronico, e gli inquirenti sembrano essere incapaci di puntare il dito verso l’ovvio (come per Susie, solo i familiari di Elisa si avvicinano incredibilmente alle verità che contornano la scomparsa del proprio caro, senza sortire alcun effetto sullo spirito d’iniziativa degli inquirenti, troppo spesso imbrigliati in reti burocratiche, legislative e garantiste).

E dal punto di vista escatologico?

In “Amabili resti” l’anima di Susie rimane sospesa in un paradiso intermedio (nel film Peter Jackson, già esperto di “Terre di Mezzo”, non ha alcuna difficoltà a rappresentare l’anticamera del Paradiso, un meraviglioso, fantasioso e coloratissimo “Cielo di Mezzo” per le anime indecise e bisognose di un aiutino per “passare dall’altra parte”) e osserva, senza essere vista e quindi senza poter comunicare, la vita dei familiari e dell’assassino successivamente alla propria morte. Indipendentemente dal fatto se si crede o meno in una vita oltre la morte e se si crede nell’esistenza di una certa energia mentale residua (“spirito”?, “anima”?) capace di sopravvivere al disfacimento del corpo, mi piacerebbe poter pensare ad una sorta di “limbo” anche nel caso di Elisa Claps: un punto situato in un non-luogo da cui osservare le umane ricerche all’indomani della scomparsa, gli affanni dei propri cari, il vorticoso movimento spensierato di via Pretoria, a Potenza… A due passi dalla chiesa-tomba. A due passi dalla verità!

Prima di una definitiva salita in Cielo.

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11 Risposte to “Gli “Amabili resti” di Elisa Claps”

  1. Conoscenza dell’incoscio e cuore per la vita e la serenità. Due mondi, apparentemente diversi, ma complementari e validi per la conoscenza del mondo in tutte le sue sfaccettature.
    Disquisizioni di pregio tra intellettuali.
    Come sempre sublime Michele per la sua scrittura.

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  2. […] The busiest day of the year was June 7th with 101 views. The most popular post that day was Gli “Amabili resti” di Elisa Claps. […]

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  3. rosa velarde Says:

    Tutti siamo nati con la nostra carica di ombra. E’ parte della nostra natura umana. Dall’infanzia ne siamo coinvolti. E’ l’argilla o il marmo della nostra opera fondante. Poi, immagino che dipende dal compito scelto per questa vita, (ovviamente penso alla reincarnazione) , la gestiamo liberamente a seconda la neccessita’ ci indichera’. Ognuno risponde, come le note musicali, nella chiave corrispondente alla sua vibrazione. Quindi giudicare e’ ingiusto. Non siamo nei panni altrui. Non conosciamo le ragioni per cui ciascuno fa una cosa o la contraria…Io di solito vedo nelle azioni umane un senso che a me serve da scuola. E’ certo che il senso della mia vita, dall’infanzia, e’ sempre stato in una via luminosa, benche’ ho vissuto epoche di assoluta scurita’ anzi anni di deserto nerissimo, ma alla fine, dopo rendermi alla mia scarsita’, quella negritudine e’ diventata una benedizione speciale. Il concime del giardino piu’ bello. La propria divinita’ infinita copriva i miei occhi per farmi tuffare piu’ profondo verso sfondare nel vuoto. E quando vi sono arrivata, all’improvviso un giorno qualsiasi, quando il dolore sembrava di non essere piu’ sopportabile, una luminosita’ totale, calma, gradevole, carica di risposte spontanee, splodeva come la nascita di un universo intimo ma anche trascendente, pieno di vita e di una gioia profonda indestruttibile che dopo quella prima sperienza, 36 anni fa, non mi e’ mai abbandonata, anche in mezzo dei problemi naturali, dei dolori fortissimi, quella gioia inesauribile mai mai se n’e andata.
    Capisco benissimo le tue neccessita’ per sperimentare il mondo, toccare la madre materia, conoscere gli angoli piu’ scuri,anch’io l’ho vissuto, ma nel centro della materia,nel centro della passione o della paura o della furia, della ribellione, ho ritrovato sempre quel divino svuotamento che mi fa amare anche quello che pareva oprimere e schiacciare la mia anima. In quel punto la “compagnia” interiore si manifasta e mi mostra il piu’ sereno e veritiero delle cose e la differenza tra quello e l’apparenza come avvolgimento della realta’.come velo, che allora come nebbia si sfuma davanti al chiarore tiepido di quel vuoto sacro e pieno di “nulla” in cui sono contenute tutte la cose ma come un profumo sottilissimo di conoscenza.

    E’ un modesto racconto per condividere i motivi che mi spingono giacche’ tu mi hai aperto anche le tue “porte” . Grazie, Michele. Forse il conttatto con quel nome, non e’ in vano. Lo sai che il nome ha un potere speciale sulla nostra psichis? Michele e’ l’arcangelo della Parola capace de creare. Il decreto divino che soffia vita sul mondo tramite il Verbo. Anche quel nome fosse anzi un pseudonimo, farebbe pure il suo “mestiere” sacro

    A presto!

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  4. rosa velarde Says:

    Per niente penso a che l’immaginazione si deva eliminare. Tutt’il contrario! Bisogna troppa immaginazione ma messa piu’ in alto, nell’onda dello Spirito. Con vibrazioni piu’ sottili e delicate. Dato che il potere del pensiero da’ forma alla realta’ che poi ci cala addosso, bisognera’ orientare quella capacita’ per modellare quello che poi ci troveremo di fronte. E’questo il modo di realizzare quel lema che porti nel forum: “E il mio maestro m’insegno’ com’e difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire”…quello e’ molto di piu’ di parole. Trovare l’alba dentro l’imbrunire signfica proprio, riuscira a trammutare l’oscurita nel chiarore, non e’ che lo troverai fatto, e’ che tu lo devi fare se lo vuoi trovare in realta’
    Lamento deluderti, Michele, ma Gurdjeff mai mi ha interessato Lo rispetto, come tutti quelli che hanno collaborato alla crescita in qualche senso,ma non lo ha mai eseguito. Il mio Mestro e’ interiore.

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    • In realtà io non ho nessuna intenzione di fare tutto ciò che dici perché questo è solo un semplice blog, non è la Vita! 🙂 Parli di spirito, vibrazioni, maestro… ma questo post è solo una recensione incrociata libro/cronaca… Tutto qui! I grandi insegnamenti spirituali lasciamoli per la vita vera, per le persone che incontriamo nella quotidianità… Lo so cosa significa la frase che porto nella mia firma del forum di Battiato (“E il mio maestro m’insegno’ com’e difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire”) ma non mi interessa applicare sempre e comunque questa ricerca: a volte mi piace restare nell’imbrunire per il gusto di appartenere alle zone d’ombra del mio mondo (non a caso il mio blog s’intitola “Nigricante”!)
      p.s.: il tuo maestro è interiore… Sei credente? Sei una religiosa? 🙂
      Un abbraccio, ciao!

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      • rosa velarde Says:

        E’stupendo che tu faccia quello che ti piace. Tu lo vedi cosi’, un blog qua, la vita la’. L’ombra qui, la luce, la’…va benissimo se e’ quello che ti fa essere piu’ felice, bilanciato e sano. E’ fantastico!
        E’ la tua sperienza e l’uso del tuo libero albedrio.

        Ti chiedo scuse se la mia fogosita letteraria ti ha potuto molestare. Non e’ la mia intenzione metterti a confronto, solo parlavo dagli altri motivi che possono dare senso ad un altro scrittore, in questo caso, io.
        Non sono mai stata religiosa, neanche pratico nessuna religione canonica.
        Sono assolutamente libera e cosi’ mi muovo e respiro in Quello che mi sostenta. Vivo dalla Fonte che mi nutre ed illumina i miei tramonti e le mie aurore.I miei mezzoggiorni e le mie notti. In realta’ in Quello non ce ne sono differenze.
        Il diverso sono lampi cangianti dell’Unico.

        Scusa, non voglio annoiarti piu’ ne’ molestare mai.
        Auguri dalla tua scrittura. Sei bravo.
        Un saluto molto cordiale, Michele.

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        • Noo! Non mi hai molestato, figurati… Perché lo pensi? I tuoi commenti sono interessanti: volevo solo evidenziare il fatto che riversi le tue energie spirituali e le tue considerazioni profonde… sulla semplice recensione di un blog. Non che il blog non sia parte di me, anzi. E’ una parte del mio pensiero, ma non il mio Pensiero in assoluto…
          Il fatto è che tu utilizzi un linguaggio molto serafico, misticheggiante, al di sopra della materia, come se fossi in un continuo stato di grazia divina e la cosa mi fa piacere per te, perché vuol dire che sei felice e che sei serena… Per questo pensavo che tu fossi una religiosa o comunque una persona vicina a un certo tipo di esercizio spirituale che influenza il tuo modo di vedere le cose del mondo. Io, pur essendo un estimatore della musica di Battiato, non riesco sempre a vivere in questo stato di grazia e sento il bisogno di sporcarmi le mani con il sangue dei fatti di cronaca e di fare accostamenti anche irriverenti tra metafisica e la “psicopatologia della vita quotidiana”… Tra il divino e la pochezza dell’essere umano; senza pretendere di spiegare chissà cosa e senza mostrare un’aura mistica che non posseggo nella vita di tutti i giorni… Non ho detto che mi piace vivere nell’imbrunire e che non voglio cercare la luce nelle cose che faccio, ma credo che l’imbrunire sia una parte consistente della nostra umanità e non possiamo scartarla…
          Sono belle le tue parole e mi fanno capire che il tuo mondo interiore è ricco, ma io PER SENTIRMI VERO ho bisogno anche dell’oscurità…
          Ti aspetto! 🙂
          Ciao…

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  5. rosa velarde Says:

    La “morte” a la nascita sono le uniche porte di cui disponiamo per iniziare e finire il percorso. Di solito nell’oblio della nostra vera natura non si capisce un hacca. Bisogna intuire, raffinare il fiuto ed alzarsi sul mondo dell’apparente per poter “vedere” le sponde della verita’ roteando gli oceani dell’inganno. In quest’inganni, sempre impregnati, innevitabilmente, dall’odore dei soldi facili e dalla pubblicita’ truculenta, ora siamo sommersi, giusto per i media e la manipolazione talk-show che ci si vende cosi’ tra le righe come tra le onde, siano sonore o visuali ed addittura combinate.
    Il salvataggio c’e nella nostra coscienza che, quando si sveglia, ha la capacita’ di orientare ogni colpo informativo ed organizzare il disco duro della mente nel cervello e nel corpo, anche nei corpi sottili che si aprono alle onde piu’ alte in cui si trovano gli archivi universali, intemporali ed inspaziali…Da quella zona Zero cosmica, si puo’ capire, vedere e comprovare la verita’ di ogni storia, di ogni intenzione, di ogni movimento che mai mai rimane occulto in quelle latitudini piu’ complete e veritiere.
    Lo scopo della seconda morte, morte dell’anima, e’ semplicemente ridurrre l’uomo al comodo posto inoperante che lo fa diventare oggetto d’informazione, mai soggetto di vita. Una vittima soprattutto dalla comodita’ e dall’impotenza. Infelice. Perche’ schiavi infelici nel vuoto della disperazione arrivano all’indifferenza automatica che gli fa consummare tutto,credere sempre il peggio, lavorare per il tiranno che domina i loro gusti e provoca le loro neccessita’, le loro paure, le loro insicurezze…che poi saranno la sorgente dei soldi abondanti…E cosi’ ricordare la “morte” come minaccia solo fisica. Non come uscita e trasmutazione. Dimenticando cosi’ il valore del tempo, dell’opportunita preziosa che roviniamo nel fumo delle ore perdute contemplando gli sprazzi incongrui dell’apparenza.

    E’ da anni che non credo nulla sulle “coincidenze” artifiziali della rete bulimica che avvolge il pianeta. Che gioca sfacciatamente coi morti lontani, evanescenti, ei vivi annoiati ,impauriti e svuotati. Solo i fatti compassivi ed intelligenti, capaci di migliorare le cose, solo la bonta’ che esce dal meglio di ognuno di noi, in vivo e diretta, mi cattura l’attenzione. Dal gulag giornaliero solo ne prendo la pieta’, la pazienza e l’impolso per alzarmi dal divano ed andare dagli altri per scoprire che hanno dentro la stessa scintilla che abita in me.

    Per quanto riguarda quello che voglio comunicare mi proppongo sempre questa guida:
    Quello che voglio dire
    Sono sicuro che sia vero?
    Favorisce il bene comune?
    Aiuta qualcuno a migliorare?
    Sprime qualcosa di originale e creativo
    o semplicemente si limita ad eccheggiare
    e fare il boomerang?
    Mi fa felice e migliora me stesso?
    Soluziona qualsiasi problema di comprensione
    personale o condiviso?
    E’ utile?
    Se questo fosse scritto da un altro
    avrebbe per me lo stesso valore oggettivo?

    E dopo quella rivisione lo edito o lo cancello.

    Grazie, Michele, e un giorno splendido per te e lo stupendo germoglio letteraria che spicca in te.

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    • Grazie Rosa!
      Un commento complesso ma bello…
      p.s.: tu avresti pubblicato il post che ho pubblicato sugli “Amabili resti?

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      • rosa velarde Says:

        Benche’ mi piace troppo il modo in cui scrivi, caro Michele, io non avrei mai scritto questo post. L a mia visione del mondo e’ un altra. Non mi credo nulla di quanto ci raccontano in questo senso. Inventano tantisimo per sporcare la mente ed indebbolire le capacita’ lucide degli umani…Forma parte del deterioro della crisi totale. Ed io ho un comprommesso vincolante con la Vita eterna e panoramica, quindi solo mi permmetto di dare agli altri tutto quello che potra’ aiutargli a crescere ed a superare gli stati decadenti che derivano in malattia e sofferenza, che alla sua volta ammazzano il meglio che abbiamo.
        Chiediti se dopo scrivere su questi soggetti ti senti piu’ felice, se hai piu’voglia di vivere e di creare cose gradevoli che migliorino il mondo e diano spinte utili e belle a tutti, te incluso,ovviamente…Alla povera morta non la potrai portare piu’alla vita, la morta immaginaria non e’ mai esistita…invece i vivi hanno bisogno di persone lucide, intelligenti e coraggiose, credo che tu hai quelle qualita’ e forse potresti fare grandi cose per il bene comune seminando pensieri creativi che, facendo rifflettere, avvicinino all’alba e dissolvano le ombre dell’imbrunire cronico, come una malattia. Tu, io e tutti, meritiamo un’altra roba di mondo. Fra tutti ci si puo’ , non ti pare?

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        • Questo post è solo un parallelismo tra un libro/film e un fatto di cronaca: non intravedo tutte le responsabilità che tu giustamente metti in evidenza… E’ chiaro che la rappresentazione del “limbo” fatta da Peter Jackson è fantasiosa ma non significa che sia così o che esista un limbo veramente… E’ solo un modo differente di affrontare una tragedia. Non si tratta di essere più o meno felici dopo aver scritto questo post: non è un blog che fa la felicità… L’intelligenza è fatta anche di analogie e di accostamenti: non ritengo di aver migliorato il mondo o di aver scritto qualcosa di utile. La vita è fatta anche di riflessioni inutili, lungo il cammino verso gli scritti edificanti! Il tuo è un approccio decisamente “gurdjieffiano”: eliminare l’immaginazione come se fosse un inquinante della mente… In parte sono d’accordo con te… In parte!
          Grazie per il tuo commento interessante… Ciao! 🙂

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