Archivio per metamorfosi

Nuovo sol dell’avvenire

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 giugno 2018 by Michele Nigro

Finì così, all’alba
di un’estate indecisa,
la nostra sinistra
adolescenza
romantica e sognatrice
di zaini su strade d’idee
e mondi da costruire.
Ora che siamo adulti stanchi
neri di rabbia e disincanto
cerchiamo risposte brevi
al tramonto di una crisi eterna.

Ma tu, nel dubbio
in attesa di un nuovo sol dell’avvenire
non smettere di ammirare le mie gambe
pronte ad andare.

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The Truman Show

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 maggio 2018 by Michele Nigro

versione pdf: The Truman Show

dedicato a tutti quelli che

non hanno una telecamera nella testa

 

Davvero viviamo una vita decisa e organizzata da altri? O meglio, davvero crediamo di vivere la nostra vita, quella scelta da noi, di essere i timonieri delle nostre giornate, di conoscere chi siamo e perché ci troviamo in un determinato posto e non in un altro? Conoscenza e azione sono elementi inscindibili: l’una influenza l’altra; e in mezzo dovrebbe abitarvi un necessario risveglio. Alcuni tirando in ballo, giustamente, il “Mito della Caverna” di Platone, anche se nello show di cui ci apprestiamo a discutere, nessuno è materialmente incatenato. Infatti non c’è peggiore catena di quella mentale. Il libero arbitrio, in realtà, è una leggenda illuministica, basata su un’eccessiva fiducia in ciò che crediamo di sapere. L’autentica libertà si realizza quando giochiamo a carte scoperte, quando prendiamo le nostre decisioni dopo aver conosciuto tutte, o quasi tutte, le amare verità che accompagnano la nostra esistenza, al di là dei sensi e della dimostrazione scientifica. Al di là delle presunte verità religiose che ci vengono impartite fin dalla più tenera età: ci tranquillizziamo sapendo di essere stati creati da una divinità, che tutto è già stato deciso, che la nostra funzione su questa terra è già stata calcolata. Perché preoccuparci dunque? Perché cercare risposte, essere infelici aspirando a qualcos’altro? Ateo è chi non accetta la “sceneggiatura” scritta da un Creatore non televisivo.

The Truman Show, film del 1998 diretto da Peter Weir e interpretato dal bravissimo Jim Carrey, sembrerebbe essere la versione mainstream (e anticipatoria, almeno dal punto di vista della cronologia d’uscita delle pellicole) della Matrix – del 1999 – delle ormai Sorelle Wachowski. Una versione popolare, addolcita dalla implicita comicità di Carrey, ma non priva di implicazioni filosofiche scomode, dolorose, difficili da digerire: noi non conosciamo niente della nostra vita; per anni e anni portiamo avanti un copione che ci fa stare bene, né felici né infelici ma stabili, che rende morbido tutto il nostro andare, un cliché adottato senza battere ciglio. “Noi accettiamo la realtà del mondo così come si presenta, è molto semplice” afferma Christof, il creatore-regista del Truman Show, che con quel suo nome da redentore è in realtà garanzia di artificiosità e inganno.

Facciamo parte di uno spettacolo protettivo che ci accoglie fin dal primo vagito e, se nel frattempo non ci poniamo domande devianti, ci accompagna con dolcezza verso la tomba, lì dove saremo costretti finalmente a essere autentici, immobilmente noi stessi. Uno spettacolo forte di secoli, millenni di esperienza, di sovrastrutture collaudatissime, infallibili. Se Truman è inconsapevole del fatto di essere la star di uno spettacolo mondiale, noi siamo, eccome, coscienti del nostro essere controllati e monitorati: partecipiamo con le nostre “dirette” sui social al grande spettacolo messo in piedi dai vari Christof della new economy, dagli ideatori di un iperrealismo mediatico che sta fagocitando la semplice realtà (si legga, a tal proposito, il post “Cyberfilosofia” di Jean Baudrillard). Se non sei live non sei nessuno, se non rendi partecipi gli altri di ciò che fai e di dove sei (geolocalizzazione), non conti. Sei asocial. Se non sei in diretta, allora non lo stai vivendo! Se non entri anche tu nella Casa, se non ti confessi pubblicamente davanti a una telecamera, non farai mai la differenza. Ci caschiamo tutti prima o poi; tutti danno il proprio contributo, anche quelli che si credono “vergini”, asettici, ribelli, distanti, e si illudono di non fornire materiale al grande show. Persino i neoluddisti

Ma alla fine, contraddicendo il titolo di un romanzo della Mazzantini, “ognuno si salva da solo”: gli altri, questi famigerati altri che tiriamo in ballo ogniqualvolta non siamo in grado di prenderci le nostre responsabilità, possono solo assistere alla nostra esistenza, osservarla con i loro occhi di prigionieri liberi, in quanto essi stessi personaggi dello spettacolo, che ridono di noi perché inconsapevoli di esserlo.

Gli altri, gli ostruzionisti: quelli che ci frenano, ci ostacolano, ci convincono che non ce la possiamo fare, che dicono di conoscerci e noi dietro, come tante pecore, a credere che sia così. Ci fidiamo del loro giudizio. Ma il freno della nostra esistenza risiede davvero negli altri? O è dentro di noi? Il nostro esistere, in realtà, non interessa agli altri: il loro giudizio (o pregiudizio) serve solo a spostare, per un certo periodo di tempo (alcuni ci riescono per una vita intera) il metro di valutazione da sé stessi al mondo esterno, agli altri appunto. Per alleggerirsi l’anima, per non doversi confrontare con sé stessi, per viaggiare più comodi e veloci.

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Evocazioni

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 maggio 2018 by Michele Nigro

I giovani baci rubati

nel museo della follia

non erano quelli tuoi

innocenti, dicevi, come

acquerelli di Turner.

 

La folle folla in movimento

fuori dal chiostro dei silenzi

è ancora la stessa

della città che guariva.

“Il valore del passato”, “Fiori dalle Cicatrici”, “L’importanza del pazientare”, “Profumo di Libertà”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 25 marzo 2018 by Michele Nigro

… un’altra puntata, per leggerla: QUI o QUI!

“Le maree della vita”: antologia poetica

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 gennaio 2018 by Michele Nigro

maree della vita

Preannunciata in un precedente post, è finalmente uscita l’antologia poetica “Le maree della vita” presentata dal Gruppo per la diffusione della cultura e dell’arte “Valchiria” e dal programma “Verseggiando sotto gli astri di…”, e curata da Izabella Teresa Kostka, Lina Luraschi e Mariateresa Bocca, con Prefazione di Fausta Genziana Le Piane.

Tra le opere selezionate anche due miei componimenti: Come seppellire i morti a gravità zero Finirà (pag. 63 – 64).

Dalla quarta di copertina:

(…) Nel nostro Mondo, nel quale vengono venerate soprattutto la bellezza e la giovinezza, abbiamo deciso di rallentare la frenetica corsa quotidiana e, come vecchi saggi, dedicare il tempo al momento dell’inevitabile passaggio verso l’Oltre. Lontani da ogni credo religioso e da qualsiasi corrente filosofica, vogliamo pensare che la Morte stessa non sia mai la fine, ma soltanto la trasformazione del pensiero e dell’energia, portando il Nucleo vitale, ovvero l’Anima, ai livelli superiori della coscienza universale. È come un’eterna marea che ha donato l’inizio ad ogni forma di vita sul nostro Pianeta. Citando le parole del famoso scrittore Marcel Proust: “Le persone non muoiono immediatamente, ma rimangono immerse in una sorta di aura di vita che non ha alcuna relazione con la vera immortalità, ma attraverso la quale continuano ad occupare i nostri pensieri nello stesso modo di quando erano vivi”; speriamo con umiltà, grazie ai versi immortalati sulle pagine di questo libro, di aver lasciato per sempre un’impronta significativa nei Vostri cuori.

Izabella Teresa Kostka

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Pink

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 agosto 2017 by Michele Nigro

versione pdf: Pink

“Tutti i dittatori sono sentimentali.”

Il’ja Grigor’evič Ėrenburg

  

La cosa che temeva di più, col passare del tempo, era di perdere la forza benefattrice derivante dall’amore vissuto, ricevuto e donato; una forza che aveva portato nel mondo con orgoglio e sicurezza d’animo, così come si porta in giro un regalo dall’effetto rigenerante per condividerlo con tutti. Il più bel regalo che la vita gli avesse fatto. Temeva di sprofondare nuovamente nella corrosiva ma appagante cattiveria appresa dai suoi simili e da se stesso, come autodidatta, durante gli anni senza lei. Precedenti alla sua cura.

“Solo ora mi accorgo della differenza, mi ricordo di com’era la mia vita prima dell’unicità di quell’amore. Ho toccato la grazia e ora so che senza amore la vita non vale la pena di essere vissuta” aveva affermato mesi prima, in tempi non sospetti, quando la sua chioma era lunga e folta, come la barba. Ma prima di riconquistare, chissà, un giorno, quello stato di grazia, avrebbe catturato e torturato qualche anima innocente. Forse alcuni milioni di anime senza colpa. Per riequilibrare il karma. “In fondo sono contento di essere libero e solitario. Assaporo il dolore agrodolce di una storia sospesa, come si sospendono le date di un tour perché l’artista è indisposto. Come il dolce malessere dopo un addio!

Jazz, aria condizionata, gelato nel congelatore, siringhe da fare nei glutei dei vicini di casa, quelli un po’ vegliardi e malaticci, per mantenere in piedi una reputazione da bravo ragazzo attempato. Fisioterapia a domicilio invece del mare, la sequenza delle medicine da prendere, stampata e appesa al frigo che fa troppo ghiaccio, qualche piccola sagra nei dintorni, magari una capatina nel buen retiro di sempre. Questa la prospettiva di un serial killer in fieri?

Chi sarebbe stata la prima vittima? Ce ne sarebbe stata solo una all’inizio? O avrebbe organizzato la marcia su Morte in compagnia di una folla immensa? Conosceva già la risposta: quella mattina aveva rasato con estrema cura le sue inutili sopracciglia. Accorciato i capelli, rasato la barba. Era pronto ad annullarsi nella battaglia finale. Unica soluzione al dolore.

“Il lusso della scelta, paradossalmente, deriva proprio da quel benessere alla cui realizzazione hanno contribuito anche i vaccini e l’alimentazione carnea!” controbatteva in tv uno degli ultimi opinionisti sani di mente. Forse avrebbe cominciato proprio da un vegano o da un no vax del cazzo: uno di quelli che vota partiti di sinistra farlocchi, che legge l’Unità perché è trendy ed esce in strada con i risvoltini per andare a prendere la ragazza. Ingrati e capricciosi figli di puttana!

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Echoes

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 agosto 2017 by Michele Nigro

“The echo of a distant time
Comes willowing across the sand…”

(Echoes, Meddle – 1971, Pink Floyd)

(occupiamo lo stesso spazio dei morti)

 

Persistono echi

rianimati da memorie

di vissute gesta,

vecchie mura impregnate

di lontane esistenze

non seguite da storie scritte

chitarre scordate

vapori di cucina

le risa avvinate.

 

Polvere e ossa di avi

nitide gioventù scomparse

fotografate sulle scale del tempo

da creatori di attimi,

attraversano ancora

con sbiadite forze

i movimenti attuali.

 

Ombre scivolano

leggere e bambine

sui passamano tarlati,

al di là delle datate lapidi

dove siete tutti?

Opere sparse nel tempo

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 agosto 2017 by Michele Nigro

Sentire il riverbero

di trascorse energie

tocco di antichi

entusiasmi sulle cose

il loro effetto fuori moda.

 

Le mani stanche di madre

che curavano i lembi

di famiglie ormai disperse

non lavorano più d’ago

per un domani incerto.

 

Nuove cuciture

su stoffe consunte

come passaggi d’epoca

segnati da assenze.

 

In silenzio, da padre a figlio

mirando l’infinito di oggi

da laiche trappe

si eredita il da farsi.

La speranza ai tempi del colera

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 giugno 2017 by Michele Nigro
a Gabriel García Márquez
Ho già belle e pronte
in paziente attesa dagli anni verdi
tutte le cose ereditate
da usare in vecchiaia,
la cipolla del nonno ferroviere
per quando, assuefatto alla provincia antenata
non avrò più treni da prendere
e futuri in cui sperare,
il tabacco da sniffare, come sacre ceneri di giorni assenti
per quando, evaporata l’ultima goccia di Preludio d’Oriente
non avrò più pelle di collo da odorare
e carte impregnate da conservare,
la cassetta militare di mio padre, tarlata dall’irrisolto
per quando, una volta lette tutte le parole
che andavano lette
e dopo averle rilette
insieme agli altri reperti dell’anima amata
giungerà il momento di mettere da parte, senza lucchetto
i libri dedicati con amore e disperazione
e i biglietti rifiutati dalla storia ufficiale
rispediti al mittente per non lasciare tracce.
Ho già bello e pronto,
è sempre lo stesso, non potrò più cambiarlo
– e se poi mi chiami al tramonto? -,
il numero di telefono dell’altrove
per quando, spezzate nel sogno
le ultime catene invisibili dell’indecenza
ormai libera,
sarai pronta ad invecchiare con me
nell’angolo perfetto della vita.

Carbonio

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 maggio 2017 by Michele Nigro

“… a chi confessi i tuoi segreti?
ferito al mattino a sera offeso…”

(Le aquile non volano a stormi, F. Battiato)

Dolori grezzi di puro carbonio

compressi nel tempo

diverranno preziosi diamanti d’anima

in parole e nuovi amabili gesti,

non mi avranno ancora

le abbronzate logiche mediterranee

e i rituali connubi dei vincenti.

 

Raccontare vorrei di sera

dinanzi a fuochi spenti

le occulte storie infedeli e

avventure carnali senza eredi,

ma il silenzio che tutto ricorda

m’insegna mute saggezze.

Mille Splendidi Libri e non solo

"Un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi"

Poetarum Silva

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