Archivio per mutazioni

Carbonio

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 maggio 2017 by Michele Nigro

“… a chi confessi i tuoi segreti?
ferito al mattino a sera offeso…”

(Le aquile non volano a stormi, F. Battiato)

Dolori grezzi di puro carbonio

compressi nel tempo

diverranno preziosi diamanti d’anima

in parole e nuovi amabili gesti,

non mi avranno ancora

le abbronzate logiche mediterranee

e i rituali connubi dei vincenti.

 

Raccontare vorrei di sera

dinanzi a fuochi spenti

le occulte storie infedeli e

avventure carnali senza eredi,

ma il silenzio che tutto ricorda

m’insegna mute saggezze.

Specchio vs Muro

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 ottobre 2016 by Michele Nigro
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Elogio dei muri.
Molti pensano che sia lo specchio a riflettere e a far riflettere (si dice sempre: “mettersi davanti allo specchio” – come quello della strega di Biancaneve che rivela cose, fatti e persone – per interrogarlo e interrogarsi). Invece ho sperimentato negli anni che il vero oggetto riflettente, della riflessione che cambia gli animi, è il muro (non quello ungherese o di Calais: mi riferisco a muri invisibili, psicologici, oserei dire “terapeutici”, a muri che si materializzano interiormente, senza bisogno di malta, nelle persone che vogliamo indurre alla riflessione). Si tratta di muri costruiti dall’assenza, che non permettono più di nutrire il presente con una costante fisicità a volte dannosa. Sono i muri che congelano le sabbie mobili della falsa amicizia assistenzialista, che interrompono la sottovalutazione del prossimo dato per scontato e la conseguente mancanza di rispetto. Sono i muri che realizzano l’autentica assertività, che debellano le competizioni evoluzionistiche tra presunti esseri “superiori” e “inferiori”. Il muro è il non esserci sempre e comunque per prestare il fianco; è la variazione sul tema, la mutazione di ritmi abitudinari; è l’aquila che non vola a stormi (Battiato docet); è la difesa delle proprie ragioni senza fare rumore, senza quei clamori che alzano polvere. Lasciando gli altri piantati nel terreno delle proprie convinzioni senza l’inutile trauma dello sradicamento o della “rieducazione”. Il muro non è violento, il muro non giudica; il muro è: osserva, non dice, registra, non risponde e quindi non insulta. Esiste ed è sereno.
Davanti all’insopportabile silenzio dei muri la gente riflette di più; davanti allo specchio, vedendo solo se stessa in movimento e non l’altro che nel frattempo sta dietro, crede di osservare la verità, l’unica immagine possibile, quella che chiamiamo erroneamente “realtà” ma che è solo il prodotto delle nostre presuntuose conclusioni. Lo specchio è vanità senza saggezza; è l’eco di noi stessi, di quella parte di noi che ci piace e ci soddisfa; il muro è un maestro severo, a volte crudele che sprona all’evoluzione e alla ricerca, che fa riflettere senza riflettere, che non concede speranze ma crea le premesse per sperare. Così come accade con il vuoto meditativo, anche con il muro, che è muto e non restituisce immagini gloriose o pensieri artefatti, possiamo realmente indagare su noi stessi e immaginare come sono andate le cose, senza illusioni, senza suoni confortanti o interpretazioni imposte da una razionalità di comodo. Le “prigioni” che riabilitano non sono fatte di specchi ma di muri.
Molti però vedono solo una fila di mattoni e restano lì, immobili, orgogliosi, aspettando novità, perdoni, pentimenti, deboli ritirate dettate dal quieto vivere. Altri, pochi in realtà, immaginano, ricordano, si sforzano, proiettano storie alternative su quel muro e piano piano finalmente capiscono. Salvandosi, sperando, rivalutando gli assenti o seppellendoli definitivamente dopo un equo processo, e tornando in un modo o nell’altro a sorridere nel mondo.
Siate muri, non specchi!

Dendrocronologia

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 aprile 2016 by Michele Nigro

arbolB

Circa 540 mesi

16.200 giorni

388.800 ore

23.328.000 minuti

1.399.680.000 secondi fa

giunsi per caso su questo pianeta.

Eppure già esistevo

slegato e sconosciuto

nei suoi elementi

diluiti dal tempo.

Tomografia assiale dell’anima,

puoi leggere e contare

i testardi anelli dell’esistenza

le stagioni trascorse tra amori

e solitudini

gli anni bui e quelli facili

tra ferite e piccole glorie,

datare dolori e traguardi

gli incendi spirituali

e le mutazioni climatiche

del mio sentire,

tronco umano

archivio di carne e gesti.

Forma e Sostanza

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 settembre 2015 by Michele Nigro

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Si susseguono

tra l’indifferenza degli archetipi

generazioni liquide.

Immutata e nascosta

è la sostanza che mi riporta a te,

sopravvissuta

a cambi epocali di forma.

Caparbio diamante grezzo

ostinata ombra passeggera,

nel silenzio della notte

dai mandate di chiave

al portone del tempo.

Ultimo tag a Parigi

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 agosto 2015 by Michele Nigro

LA REPUBLIQUE a semi-rigid surveillance airship built for the French, Paris ca. 1908

Come in un passaggio di stato

da gassoso frivolo a solido realistico

la ragazza un attimo prima

vogliosa di vita nuova e sorrisi a buon prezzo

senza appello ritorna donna seriosa e madre.

Inganna pure l’esistente, civetta urbana,

dal basso dei tuoi presidenziali tweet

inviati al nulla elettrico che t’ignora.

Connessa creatura fatta di effimeri pixel

abbassi quello sguardo nato bello e vuoto

illuminato dallo strumento della tua solitudine,

ti vergogni sogghignando del danaroso mausoleo

accompagnatore di giovani peli inesperti

tra i vicoli all’imbrunire della sua gloria.

Il Tao della fisica non ti salverà

dal tavolo con le due femmine deluse…

vogliono restare sole, una accanto all’altra,

a titillarsi i carnosi rimpianti bagnati di saliva recente,

dalle loro solidali malinconie al luppolo

e torve logiche amorose, arrapate di movimento

tra le cosce della notte.

Sorvoliamo la città lineare

con i finestrini della libertà spalancati,

aria calda che non lascia speranza

e la colonna sonora di un nuovo andare.

Taggami ma di baci saziami!

Trainspotter

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 aprile 2015 by Michele Nigro

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Strana invenzione

legata a ricordi infantili

notturni occhi di drago sbuffante

su parallele metalliche, forse infinite

auscultate da orecchie indiane

riverbero moderno

di vaporici entusiasmi.

Bizzarro e pesante

l’andare verso mete invisibili

rivelate da quelle presenze binarie

estensioni di un desiderio, lucenti e bullonate

in attesa di transiti fra l’erba selvaggia e i sassi

odoranti di piscio viaggiatore,

sognate tra miraggi

di ferri estivi roventi

per passione e sole

preannunciate da vene elettriche

sospese in cielo

compagne mute e vibranti di riflessioni

che precedono partenze.

Estate

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 luglio 2014 by Michele Nigro

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Incoerente e tempestosa,

stagione di soli presunti

in lenta mutazione

verso un buio che non vivremo

 di bizzarri esperimenti autunnali,

estate

con le tue piogge fuori luogo

sei promemoria alla mia natura invernale.

Che me ne importa dei bagnanti delusi

se i mari che solcherò non sono fatti d’acqua

se la mia vacanza non è di questo mondo?

video correlato

Je est un autre

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 27 febbraio 2014 by Michele Nigro

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Riemergono dal passato brandelli di vita

e vedo agire tra le nebbie di ieri

un me convinto da un istinto malato,

che non riconosco oggi.

Figliastri di una coscienza forzata,

alternativi a noi stessi

abbiamo vestito i panni dismessi

di personaggi estranei, lontani

interpretando ruoli scaduti

inseguendo i progetti di altri.

Contro natura.

Mi stupisco dei molteplici io

che sono stato

ne ripercorro le gesta e le intime ragioni

rifaccio la strada con loro, per capire.

Per trovare quella giusta.

Io è un altro. Je est un autre: espressione adoperata da Arthur Rimbaud

Alterare lo schema

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 dicembre 2013 by Michele Nigro

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Vestigia di vite passate

m’incatenano a movimenti non voluti

abitudini acritiche, senza evoluzione.

Cambiare giocatori e campo

mischiando carte e scenari

adottando soluzioni disumane

necessari mutamenti d’abito

risposte rimandate o ignorate.

Lascio atteggiamenti diplomatici

e ripetuti perdoni vigliacchi

ai bordi della strada di ieri.

Dialoghi inflazionati

e visioni allignate

sfiancano la natura del piano.

Interrompere le connessioni

divenire piloti di se stessi

e salvarsi da un flusso imposto.

Bloccare le trasmissioni dell’inutile,

un silenzio che è catarsi.

Colgo occasioni lontane

per alterare lo schema,

per essere sicuro

del non ritorno.

“Due mondi” e l’ecologismo postumano di Francesco Verso

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 maggio 2012 by Michele Nigro

Speranza: è la parola che proporrei se fossi costretto da un gioco di sintesi a scegliere un termine in grado di rappresentare il mio stato d’animo dopo la lettura del racconto “Due mondi” di Francesco Verso (collana Capsule – ed. Kipple).

“Due mondi” è una storia ‘post cataclismatica’ che il Ballard de “Il mondo sommerso” avrebbe senza dubbio apprezzato: se non altro per il riferimento indiretto all’archeopsiche, all’immaginario collettivo dei postumani protagonisti del racconto, gli Aeromanti e gli Aquamanti, che popolano un futuro pianeta Terra profondamente modificato. Da apprezzare la scelta di non collocare il destino postumano dei terrestri nello spazio, proiettandoli verso obiettivi intergalattici inflazionati.

È un racconto portatore di un chiaro messaggio ecologista e animato da una sorta di mini-quest: l’Autore oscilla tra la fiducia nella scienza, e nella biotecnologia in particolare (Francesco Verso è un autore trans-postumanista “dichiarato”), e la consapevolezza visionaria che dovrebbe accompagnare – per evitare catastrofiche derive scientiste – le azioni degli utilizzatori finali di una scienza che svela meccanismi intimi. Nella ricerca di una Torre del Seme (già in altre occasioni letterarie, il raggiungimento di altre autorevoli torri ha simboleggiato la fine della quest e l’inizio di un’epoca migliore) s’intravede il “destino genetico” della Terra e la possibilità concreta di un futuro. La biotecnologia come problema e soluzione.

In “Due mondi” un forte didascalismo scientifico impregna persino i dialoghi che non costituiscono i punti forti del racconto: tutto deve contribuire a spiegare, nel breve spazio di una novella, un processo di trasformazione che ha attraversato i secoli. Un didascalismo necessario, insomma, che innalza l’atmosfera epica di una storia fantastica ma che poggia su basi scientifiche. Il racconto di Verso è un science fantasy in piena regola che non rischia mai di esondare nel grottesco.

A dispetto di certe scellerate teorie estinzioniste, che intravedono nella scomparsa della razza umana l’unica soluzione possibile ai mali del mondo, in “Due mondi” l’evoluzione postumana e la conservazione della memoria rappresentano gli unici veri strumenti della speranza. Fa piacere, quindi, constatare che nel punto di congiunzione tra i due mondi descritti da Verso a non essersi ancora estinta è proprio la solidarietà: quella esistente tra i “diversi” – gli Aeromanti e gli Aquamanti – e che spesso nella storia umana ‘reale’ ha rappresentato la carta vincente dal punto di vista socio-culturale, genetico, geopolitico… Una solidarietà tra diversi, insolita ma non impossibile, che contrasta con il rapporto crudele esistente, ad esempio, tra Eloi e Morlock nel film “L’uomo che visse nel futuro” di George Pal, tratto dal romanzo di H. G. Wells “La macchina del tempo”.

Rispettata, invece, è la visione ‘purgatoriale’ della tradizione post apocalittica: ancora una volta l’essere umano, seppur evoluto e dimentico del proprio cammino filogenetico, è costretto a toccare il fondo, a sfiorare l’estinzione e a perdersi nei meandri del tempo prima di poter riconquistare quella coscienza collettiva necessaria a una salvifica risalita. Una rinascita umile, vitale, urgente e non dettata da interessi economici e politici. La prospettiva di un ritorno su passi evolutivi già compiuti – dal mare alla terra – in epoche remote ma impresse in una sorta di ‘immaginario genetico’ trasmesso nei secoli da una generazione all’altra. La riscoperta del valore della terra quale panacea di tutte le crisi: il gesto naturale della semina da contrapporre alle sofisticazioni genetiche del passato.

Numerosi sono i rimandi letterari e cinematografici riscontrabili nel racconto “Due mondi” di Francesco Verso: dal panecologismo del film “Avatar” all’epopea umana descritta nel romanzo “Infinito” di Olaf Stapledon; dall’invito a ‘volare alto’ de “Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach alla speranzosa voglia di rinascita del mondo post apocalittico di “Conan il ragazzo del futuro”, l’anime di Hayao Miyazaki tratto dal romanzo “The incredible tide” di Alexander Key. Dalla solidarietà tra “diversi”, ovvero tra volatili e felini, magistralmente descritta nel film d’animazione “La gabbianella e il gatto”, tratto da un romanzo di Luis Sepúlveda, allo scenario ‘acquatico’ del film post apocalittico (e direi anche postumano) “Waterworld” diretto da Kevin Reynolds.

Come accade con la migliore letteratura fantastica/fantascientifica, “Due mondi” propone al lettore una visione sul futuro e una seria riflessione sulle scelte di oggi.

(nella foto: Francesco Verso)

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