“Mamma… li turchi!”

Angolazioni storiche ed elogio del viaggio.

L’esistenza che viviamo si basa su una serie, collaudata nei secoli, di ‘punti di vista’ ovvero di porzioni complementari di verità: la verità risultante, fotografata dall’alto, è pari alla somma vettoriale delle singole verità messe a disposizione dalle piccole e grandi comunità etniche che ci illudiamo di omologare in nome della cosiddetta new economy. Non c’è web capace di annullare le differenze mentali e culturali che rappresentano il sale dell’interazione umana.

Viaggiare significa ricercare e registrare queste differenze: non per creare divisioni xenofobe ma al contrario per accrescere la conoscenza personale (diversa da quella ufficiale approvata dai poteri istituzionali civili e religiosi della propria civiltà di origine) e di conseguenza il rispetto di quelle diversità che devono continuare a esistere tra i popoli. Conoscere i punti di vista storici è fondamentale per abbattere la presunzione derivante dalla convinzione errata di possedere una verità assoluta. E per compiere quest’opera di laicizzazione della cultura storica dominante a volte i libri da soli non bastano: occorre andare sul posto per vedere, toccare, sentire gli entusiasmi ‘faziosi’ e i timori della gente nata e cresciuta in un humus culturale diverso dal nostro, per sondare le convinzioni dell’altro provenienti dalla tradizione, per condividere le sue angolazioni storiche consolidate nel tempo. Senza giudicare.

Passare dal Museo Panorama 1453 di Istanbul alla Colonna di Orlando (raffigurante il paladino Rolando) nella piazza principale del centro storico di Dubrovnik (Croazia) nel giro di poche settimane significa valutare, in maniera trasversale e a dispetto dei secoli trascorsi, l’epopea riguardante l’espansione dei Turchi Ottomani verso Occidente (e in particolare nei Balcani) da due osservatori diametralmente opposti: i termini “conquista” e “invasione” convivono ai lati di una stessa verità storica oggettiva. Il tentativo di formare un grande impero musulmano da parte dei turchi ottomani e la cristianità cavalleresca come ultimo baluardo per difendersi da un nemico proveniente da Levante, s’incontrano per dare vita a una visione eterogenea ma completa della realtà storica. Contrapporre le imprese del sultano Maometto II alla Chanson de Roland significa in fin dei conti raccontare quasi la stessa storia, ma da angolazioni diverse: pur trattandosi di epoche e geografie differenti, di istigazioni religiose diverse ma complanari, di protagonisti non coincidenti (e a volte anche inventati per entusiasmare il popolo) che si muovono in scenari storici paralleli ma intercomunicanti.

Assistere all’ammirazione di giovani musulmani dinanzi all’immagine eroica di Maometto II mi ha fatto tornare in mente l’equivalente ammirazione provata da alcuni giovani cristiani posti davanti alla statua di San Giorgio in procinto di uccidere il drago. Non esiste un unico centro e tutto è relativo. Questa consapevolezza mi ha reso più libero e forte, ma anche più solo. Il senso d’appartenenza si nutre di simboli partigiani da venerare.

“Mamma… li turchi!”

Il museo storico PANORAMA 1453 di Istanbul

e alcune paure occidentali.

Durante l’ultimo giorno di permanenza a Istanbul, qualche ora prima di assistere alla Cerimonia Semà dei Dervisci nella vicina Yenikapı Mevlevihanesi, ho trascorso un bel momento presso il Museo storico “Panorama 1453”. Situato fuori le Mura terrestri di Teodosio II, all’altezza della porta Topkapi (facilmente raggiungibile prendendo il tram in direzione Zeytinburnu e scendendo alla fermata “Topkapi”; la struttura museale di forma circolare è individuabile senza difficoltà) appartiene a un modo di “fare museo” relativamente recente per cui il visitatore non subisce più il classico tragitto, a volte noioso, fatto di oggetti e didascalie da leggere pedissequamente (volendo c’è anche quello per integrare le proprie conoscenze) ma viene proiettato in un “evento visivo” (panoramico!) che diventa informazione storica integrata. In un’epoca come la nostra in cui le informazioni sono sempre più veicolate tramite le immagini, riducendo di fatto i tempi di apprendimento e di rielaborazione delle informazioni acquisite in maniera classica, il museo PANORAMA 1453 rappresenta un modo simpatico e moderno di gestire la Grande Storia: vi troverete, grazie a un gioco di immagini statiche artisticamente raffinate – in realtà l’immagine è unica e senza interruzioni, “spalmata” a 360° tutt’intorno al visitatore – e di suoni realistici sconvolgenti, nel bel mezzo (è proprio il caso di dire) dell’assedio da parte delle truppe di Maometto II detto il Conquistatore (Fatih) e della battaglia che ne scaturì per la Conquista di Costantinopoli.

Inutile descriverlo ulteriormente: bisogna visitarlo per capire…

Visitare questo museo farebbe bene anche ad alcuni occidentali ‘cristianissimi’ che a distanza di 557 anni ancora rabbrividiscono dinanzi all’idea del turco che assedia e punzecchia la cattolica Europa, osando spingersi fino a Otranto: per i turchi si parla di “conquista” di Costantinopoli; per alcuni irriducibili – eredi di Carlo Magno! – è invece doveroso usare, anche nei libri di storia usati dai ragazzi, il termine “caduta” di Costantinopoli. “Punti di vista!” – direbbe qualcuno. Fatto sta che questi punti di vista, più che a una precisione storiografica, appartengono a una sorta di “paura” ormai geneticamente allignata nell’occidentale medio e che va oltre la semplice preoccupazione per la microcriminalità normalmente presente in una megalopoli. L’altro giorno, parlando con un medico del mio viaggio in Turchia, mi sono sentito dire: “Vorrei andare l’anno prossimo a Istanbul… ma è sicura?” Sono fermamente convinto che questo bisogno di essere rassicurati non derivi tanto dalle statistiche sul numero di “scippi” che si hanno nel corso dell’anno a Il Cairo, ad Algeri o a Istanbul (microcriminalità presente anche nelle grandi città occidentali), quanto piuttosto da una vocina ancestrale che sonnecchia in ogni occidentale che con la coda dell’occhio aspetta sempre di vedere apparire un antico pericolo proveniente da Oriente. Il nemico, il diverso, l’Altro, l’invasore turco, l’anticristo… L’infedele musulmano: non importa se saraceno o turco ottomano. Anche l’adesione della Turchia all’Unione Europea è accompagnata da dubbi che superficialmente sembrerebbero solo di natura economica e che in realtà nascondono antiche diffidenze dure a morire.

Ho sempre sostenuto la teoria (della Psicogenealogia?) secondo la quale a essere geneticamente trasmissibili non sono solo il colore degli occhi o la forma del nostro naso, ma anche porzioni disordinate e arcaiche di immaginario collettivo: pensieri, paure, pregiudizi, idee, visioni, sensazioni, esperienze, attraversano la storia cavalcando i secoli e rifugiandosi nei patrimoni genetici racchiusi nelle nostre cellule. Anche se non abbiamo vissuto di persona determinate pagine storiche, anche se non eravamo presenti durante la caduta… pardon… volevo dire, durante la conquista di Costantinopoli.

(il commento “Mamma… li turchi! Il museo storico PANORAMA 1453 di Istanbul e alcune paure occidentali” è stato pubblicato nel 2010 sul sito Scoprire Istanbul)

5 Risposte to ““Mamma… li turchi!””

  1. Destino Says:

    “La Conoscenza aiuta la Comprensione”.. sempre e in ogni cosa!
    Grazie, è bellissimo ciò che hai scritto!
    Ciao Michele..

    Liked by 1 persona

  2. […] a leggere questo post di Michele “Dottore in niente” Nigro, poi ne […]

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  3. lo importo su hh… è il summa di tante domande che mi sono fatto negli anni, a cui tu hai dato una risposta superba…

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