Archivio per dervisci

Iniziazione libresca al sufismo

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 aprile 2013 by Michele Nigro

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Certi percorsi culturali, spirituali, iniziatici, possono cominciare da un dialogo, da una e-mail, da un’esperienza casuale e quotidiana frequentando un social network, da un dolore che cerca risposte, dal “tormento di una ricerca e dal bisogno mai sopito di spiritualità e silenzio”, da un libro (e finiscono in quel libro senza andare oltre per mancanza di volontà), da una lettura consigliata che può aprirci la porta su un mondo meraviglioso e affascinante… o sul nulla.

“Dimmi, Maestro, da dove posso cominciare? Quali letture posso intraprendere per conoscere il sufismo? Come sei approdato alla conoscenza dei sufi? Qual è stata la tua prima esperienza con loro? Illuminami!”

“Illuminarti? Ehm, non mi mettere in imbarazzo eh! Forse ho esagerato ma ho fatto una selezione e alcuni libri proprio non potevo lasciarli fuori, scegli tu. Inizio raccontandoti che io l’incontro l’ebbi nel 1984, a Palermo. Di quell’evento resta un ricordo indelebile nel mio cuore e qualche foto e una clip, pubblicati nella mia pagina FB. Lo sheykh era Hasan Cikar, il Ney solista era Kudsi Erguner, che – ho saputo di recente – è stato ed è forse tutt’ora il ponte tra i gurdjieffiani della scuola di Parigi e la confraternita dei Mevlevi. È il derviscio che appare nel film di Peter Brook “Incontri con uomini straordinari”.
All’epoca testi in italiano, ma anche in inglese, circa i sufi e il sufismo erano introvabili; io andai a vedere il Sema proprio perché Battiato ne aveva fatto cenno in qualche suo brano. Passarono diversi anni, quando mi sono trasferito a Milano nel 1990 ho trovato la Feltrinelli che aveva una sezione esoterica di tutto rispetto; nel frattempo mi ero letto “Frammenti di un insegnamento sconosciuto” di Ouspensky e (parte) dei “Racconti di Belzebù a suo nipote” di Gurdjieff, oltre ovviamente a “Incontri con uomini straordinari” sempre di Gurdjieff.
Cosa ho preso da Feltrinelli, che potrei consigliarti? È un bel problema perché ti conosco appena, mio caro discepolo; se il tuo interesse è specificamente indirizzato verso Rumi ti consiglio “Fihi ma Fihi” (C’è quel che c’è): sono resoconti delle conversazioni tra Mevlana e i suoi discepoli trascritti dal figlio, Sultan Walad, che è poi il vero fondatore della confraternita Mevleviyye; infatti ha organizzato in modo sistematico ciò che ha prodotto il padre dopo l’incontro con Shams-i-Tabrīzī. Il “Mathnawì” è impegnativo e bello, mi intimidisce: sei volumi. L’ha tradotto in italiano Gabriele Mandel e pubblicato Bompiani. Conoscessi il persiano lo leggerei in persiano perché è poesia e nella poesia suono, ritmo e significato si completano. Nel “Fihi ma Fihi” c’è il pensiero di Rumi posto in versi; nel Mathnawì, meno bellezza, più argomenti.
Un libro che trovo molto bello è l’antologia redatta da Eva de Vitray-Meyerovitch, che raccoglie molto materiale tratto dalle opere di Mevlana oltre che da altri sufi; lei era una sufi dunque ha operato con illuminata coscienza – ora sì che ci vuole il termine “illuminare”… Morta a Parigi, seppellita all’ombra del mausoleo di Mevlana a Konya in occasione del Shab-i Arus, anniversario del transito di Mevlana. Il titolo del libro è “I mistici dell’Islam”. Eva de Vitray Meyrovitch ha raccolto perle e le ha disposte in maniera meravigliosa, a mio avviso: apparentemente sembra un’antologia organica redatta da un professore, e lei lo era e di alto lignaggio, ma è uno di quei libri che puoi aprire e trovare la risposta pertinente… è più di un’antologia, te la consiglio perché ti offre una panoramica, ed Eva è morta nel 1999, dunque ha selezionato materiali ancora validi…
Dall’altra parte del fiume, per onestà intellettuale devo menzionare “Sufi” e “Pensiero e azione sufi” di Idries Shah, autore che è considerato malissimo tra i sufi “tradizionali” così come negli ambienti gurdjieffiani… ma siccome io non sono né di questa né di quella parrocchia me li sono letti e li trovo interessanti: sostanzialmente emerge la componente metafisica della tradizione sufi e viene messa in secondo piano la componente religiosa.
Un altro libro che ho letto una volta sola ma utilmente dunque potresti anche considerare è “Il Segreto dei segreti” di Abd al-Qadir al-Jilani, edito da l’Ottava, ma non so se è trovabile.
In ultimo ma non per ultimo “I racconti di Nasrudin” se li trovi, ma sul Web se ne trovano ampi stralci, furono pubblicati da Octagon Press di Idries Shah.
A margine e se davvero la cosa ti intriga, “L’immaginazione creatrice – le radici del sufismo” di Henry Corbin, divulgazione del pensiero di Ibn-Arabi, di cui puoi trovare stralci sul Web, anche in italiano.
Azz… ho finito! Finalmente… Buona lettura!”

“Grazie Maestro!”

“Non ringraziarmi ora: leggili prima e se ti saranno veramente utili per la tua crescita interiore, solo allora, mi ringrazierai…”

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Voglio vederti danzare!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 dicembre 2010 by Michele Nigro

“… Voglio vederti danzare

come i Dervisches Tourners che girano sulle spine dorsali…”

Non ringrazierò mai abbastanza Ozke e Can per avermi dato la possibilità, tramite le proficue indicazioni contenute nel loro blog e grazie alle informazioni aggiuntive inviatemi in privato via mail, di assistere alla VERA cerimonia Sema dei Dervisci presso la Yenikapi Mevlevihanesi di Istanbul.

Credo fermamente che uno dei presupposti per vivere il vero Viaggio sia l’autenticità dei luoghi e degli eventi a cui si ha la fortuna di poter assistere. Uno dei pericoli paventati nel blog “Scoprire Istanbul” è proprio quello dell’adulterazione del viaggio che finisce inevitabilmente per diventare “prodotto”. La mancanza di criticità da parte del turista fa il resto!

Sarei tentato di tirare in ballo in questo discorso, facendo un parallelismo tra arte e mistica (concetti, per alcuni, facilmente – e non a torto – sovrapponibili), un fortunato e interessante saggio di Walter Benjamin intitolato “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”: la cerimonia Sema “scimmiottata” un po’ ovunque a Istanbul, rischia di causare – citando Benjamin – la “perdita dell’aura” della stessa cerimonia Sema. Cito dalla fonte sopra linkata: “L’aura, secondo Benjamin, era una sorta di sensazione, di carattere mistico o religioso in senso lato, suscitata nello spettatore dalla presenza materiale dell’esemplare originale di un’opera d’arte.”

Cercare di assistere alla cerimonia dei veri dervisci rotanti credo che sia anche una forma di rispetto verso se stessi in quanto viaggiatori-cercatori e non turisti-consumatori.

Non mi definirei un “esperto” di Sufismo o di Dervisci, né tanto meno posso dire di conoscere bene la figura storica e mistica di Mevlana (a tal proposito: è abbastanza diffusa a Istanbul una pubblicazione, anche in lingua italiana, intitolata “MEVLANA” – edizioni ‘Silk Road Pubblications’ – a cura del Dr. Naci Bakirci, che spiega in maniera interessante e completa il mondo di Mevlana e della confraternita mevlevi; i testi sull’argomento sono numerosi e variegati: questo libro, però, potrebbe essere un’idea da utilizzare come “antipasto” tematico…) ma cominciare una ricerca, soprattutto se spirituale, partendo da un “artefatto” non è proprio il massimo!

Da qui l’esigenza di proibire foto e video, durante la cerimonia Sema presso la Yenikapi Mevlevihanesi, a chi decide di “vivere” un momento mistico e non turistico. Combattere la “sindrome da ricordino” con un simbolismo ogni volta autentico e mai riprodotto che diventa filosofia di vita e insegnamento arcaico.

Quindi, cari amici e care amiche di “Scoprire Istanbul”, se decidete di andare alla Yenikapi Mevlevihanesi per assistere alla cerimonia Sema, cercate di tenere al guinzaglio telefonini con videocamera, macchine fotografiche e aggeggini vari perché tanto non riuscirete a comprendere il segreto della vostra esistenza nell’universo riguardando a casa i vostri gloriosi reportage fotografici più di quanto non possiate fare utilizzando semplicemente gli occhi, il cuore e la memoria.

Il movimento è vita e nel movimento dei dervisci rotanti c’è tutto il significato della nostra vita e prima ancora della vita dell’universo in cui viviamo e da cui spesso ci allontaniamo perché distratti dal non autentico che pervade le nostre esistenze artefatte.

Sarebbe arduo risalire al “primum movens” del mio viaggio a Istanbul: la decisione “tecnica” risale a circa un mese fa, ma i veri richiami insondabili sono vecchi di anni o forse giacevano addirittura nei meandri di una psicologia transgenerazionale non da tutti accettata a livello scientifico. Chissà! Antenati normanni che dall’Italia meridionale sono andati a finire a Bisanzio per motivi commerciali e che oggi mi condizionano indirettamente l’esistenza…

Una cosa però è certa: i Dervisci hanno costituito da sempre il vero traino mistico e musicale che mi ha portato, alla fine, verso Istanbul e verso la Yenikapi Mevlevihanesi.

Istanbul esisteva già, prima ancora di partire, nella mia porzione di immaginario collettivo; forse le contaminazioni scolastiche (la storia di Costantinopoli e dell’impero Bizantino che ha influenzato anche la città di Salerno, a me vicina) e l’esotismo musicale di Franco Battiato hanno completato l’opera benefica di contaminazione spirituale e culturale.

Forse la ricerca autentica comincia quando, ritornati a casa, si abbandona il sogno esotico ed esoterico, ormai cristallizzato in esperienza reale: una volta appurata l’esistenza dei Dervisci, soddisfatta finalmente la sete di conoscenza diretta, “abbattuto” il mito, la mente e il corpo possono concentrarsi, senza più “tensioni turistiche”, sull’insegnamento di Mevlana.

C’è un ponte che unisce ufficiosamente tutte le zone mistiche (non “vaticanizzate”) delle religioni del mondo andando da S. Francesco a Silvano del Monte Athos, da Mevlana a Giovanni della Croce… Quello stesso ponte che mi ha permesso di assistere steso sui tappeti della Yeni Cami, senza per questo dovermi giustificare con qualche autorità religiosa, a una delle cinque preghiere giornaliere del buon musulmano. Ciò che è sacro per te, lo è anche per me: indipendentemente dalla “religione di stato” a cui s’appartiene per una questione di ‘registrazione parrocchiale’ e anche se non capisco ciò che dice il muezzin…

E ora… voglio vedervi danzare!

(articolo pubblicato come commento il 6 agosto 2010

sul blog Scoprire Istanbul)

Sufismo occidentale

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 novembre 2010 by Michele Nigro

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Suoni di danze sufi dall’interno
mentre rintocchi di campane cristiane
richiamano come muezzin di bronzo
i fedeli alla messa.
Vivere nella terra di mezzo dell’anima
in un eterno viaggio immobile,
stati d’animo decelerati
nella provincia
prevalgono sulle angosce occidentali.
Stanza di fumo freddo, ricordi
vento dal Mar Nero
e melodie arcaiche di ney.
Non sono ancora tornato.

Pomeriggi perduti

di Michele Nigro

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