Archivio per immobilismo

Le forme, la storia e l’anima

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 marzo 2015 by Michele Nigro

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Osservando questa foto scattata a Napoli, nella mia Napoli, nel 1938 in occasione della visita di Hitler, ho pensato per un istante di trovarmi dinanzi a un fotomontaggio realizzato ad uso e consumo di un’ucronia, ovvero di un racconto fantastico che partendo da un’ambientazione storica reale in seguito devia dal percorso conosciuto a causa di una serie di “se” e conseguenti scenari alternativi ipotizzati (come sarebbe l’Europa oggi se Hitler avesse vinto la guerra; cosa sarebbe accaduto se Ponzio Pilato avesse liberato Gesù e crocifisso Barabba, andando contro la volontà popolare; ecc.).

E invece, come accennavo, questa foto presa in prestito da un post del sito NapoliToday (che a sua volta riprende un articolo di Corrado Ocone pubblicato sul Corriere della Sera), si riferisce a un fatto reale, storicamente documentato, un evento accaduto pubblicamente e quindi confermato da numerosi testimoni. Eppure osservando questa Piazza del Plebiscito inconsueta, lontana dal nostro presente, per certi versi quasi “irreale”, è inevitabile che mi lasci trasportare verso alcune considerazioni non da storico ma da semplice uomo della strada che riflette sul tempo (non quello atmosferico!), sul suo trascorrere, sul cambiamento solo apparente che la storia ci propone attraverso le forme.

Il punto iniziale di questa mia riflessione è rappresentato proprio dalle piazze: quelle storiche e importanti, almeno da un punto di vista architettonico e salvo radicali modifiche determinate da volontà dittatoriali o megalomanie regali autocelebrative travestite da progresso, da cataclismi o da altre insormontabili esigenze urbanistiche, restano invariate e riconoscibili anche dopo secoli; la parte variabile di una piazza, come di una città e di un intero paese, è costituita dalle forme aggiunte, dalle scenografie supplementari del momento più o meno rimovibili: vedere quella Piazza del Plebiscito agghindata con i vessilli fascisti e nazisti, le svastiche e i fasci littori che sormontano l’emiciclo dorico disegnato da Leopoldo Laperuta su “mandato” di Gioacchino Murat, suscita una certa impressione in chi, come il sottoscritto, ha percorso quegli spazi godendo di una libertà ereditata alla nascita. Impressionato non perché scopro, grazie a questa foto storica, che sono esistiti (e purtroppo, anche se in misura minore, esistono ancora) il fascismo e il nazismo, ma con “occhio postumo” metto a confronto “le varie foto” di quello stesso spazio adoperato nel corso della storia in differenti momenti, diametralmente opposti, umanamente incompatibili: dalla visita di Hitler nel 1938 al concerto di Pino Daniele nel 1981! Tanto per fare un esagerato esempio di coesistenza degli eventi (o meglio, dei loro echi) in un luogo, come tanti altri nel mondo, che svolge la funzione di muto testimone di una metamorfosi delle forme voluta dall’uomo. Le piazze cambiano, le forme si alternano: ieri Hitler o Mussolini, oggi altri personaggi più comici, sicuramente meno tragici, ma altrettanto pericolosi e dotati di una carica ideologica che crea altre forme, moderne, adattabili ai tempi, meno eclatanti da un punto di vista scenografico o addirittura subliminali, forse più volgari ma non meno attraenti.

Il mio vuole essere un invito a non perdere di vista le forme attuali, a studiarle per disattivarle grazie a un confronto storico onesto e aperto, ma mai ingenuo e legato a una presunta unicità del tempo presente (che è sempre riducibile a un’unicità delle forme). Sappiamo compiere quest’opera di studio delle forme e dei loro effetti su di noi? In pochi, temo. Ovvero, una volta isolate le parti immutabili della storia, l’uomo e il suo contenuto primordiale costante, sappiamo osservare in maniera oggettiva le forme che agghindano il nostro tragitto temporaneo su questo pianeta? Per riuscire in questa impresa occorrerebbe stare al mondo con distacco, quasi un necessario ossimoro: partecipare alle forme dell’epoca ma senza perdere di vista l’anima laicamente intesa, la zona immutabile dell’umanità (il solo e autentico “monumento” costante nel tempo, più eterno delle piazze), la sua atavica e inossidabile imperfezione (e che, paradossalmente, rappresenta un confortante punto di riferimento per le generazioni che sanno riconoscerla durante i passaggi epocali), il contenuto che resiste ai secoli, alle ideologie e alle mode.

Così come vi è un’architettura secolare, solida, che “registra” i movimenti bizzarri dell’umanità, allo stesso modo esiste un’interiorità granitica che assiste muta all’influenza delle forme sul nostro agire: con l’unica differenza che mentre il monumento nasce inanimato e non “esprime giudizi”, la nostra interiorità apparentemente immobile può essere rianimata – non senza un certo lavoro! – per svolgere la delicata funzione di “guardiano delle forme”. Le religioni, soprattutto quelle operanti in occidente, in un contesto economico fagocitante e di progresso tecnologico ossessionante, hanno da tempo fallito nel loro compito maieutico e di autentica liberazione dell’uomo, assolvendo magistralmente invece a quello di “complice” del potere sistemico. Una speranza deriverebbe attualmente dal progressivo avvicinamento tra spiritualità e scienza, ma questo rappresenta un capitolo a parte…

Accettare questa sorta di “pessimismo storico” non significa disimpegnarsi nel presente (della serie: “l’uomo è sempre uguale e non cambierà mai niente, quindi perché sudare? Tanto vale attendere la morte godendo dei piaceri dell’esistere!”); si tratta invece di un’accettazione consapevole in grado di prepararci alle cicliche cadute causate dalla “debolezza congenita” della specie a cui apparteniamo. Uno sforzo indispensabile se si vuole imparare ad essere originali in maniera profonda (l’originalità non risiede nel generale ma va ricercata nel particolare, senza perdersi in esso), riconoscendo con serenità di essere in fin dei conti solo delle “copie” di persone già vissute e che ripetono le battute di un canovaccio già scritto e ormai sgualcito perché utilizzato da miliardi di esseri umani nel corso dei millenni; uno sforzo per imparare a sorridere di noi stessi e dell’umanità passata e futura, della ripetitività storica in cui siamo immersi fin dalla nascita, e non restare prigionieri delle forme.

versione pdf: Le forme, la storia e l’anima

Quello che è

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 febbraio 2015 by Michele Nigro

 

Quello che è

Aria incondizionata

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 dicembre 2014 by Michele Nigro

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Tosse nervosa da rigattiere, intercalare tra rabbie non dette

futura bronchite cronica di chi si fuma la vita

sintomo di una partenza rimandata,

sfianca il libero respiro l’irriverenza degli acari lettori

ospiti impaginati nel mio piccolo mondo polveroso.

La finestra è sempre la stessa

di passati space clearing

speranze rilanciate di continuo,

sposto vecchi mobili e sentimenti

per cercare nuove angolazioni

offuscate dal superfluo,

prove evolutive in corso, simulo esistenze

assetato di aria incondizionata

tento di percorrere senza arrendermi

corridoi alternativi d’ossigeno.

Rispettare la lentezza

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 settembre 2014 by Michele Nigro

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È finita la pioggia, lumaca che ignori

il male nel mondo e l’umana cattiveria,

lasciando una traccia effimera nella storia

attraversi lenta e fiduciosa

il marciapiede dell’uomo indaffarato.

Millimetro dopo millimetro, con calma

copri le distanze della tua natura

scritta in codici non più sconosciuti.

Con un semicerchio di passi rispettosi

evito la fine prematura di un andare

ostinato e silenzioso.

L’occhio quasi sempre distratto

capta in tempo il movimento immobile

e un affanno impercettibile.

Baldanzoso guscio perfetto e casalingo

diretto verso avventure erbose e semplici

portami con te, lì dove l’incoscienza

regna sovrana sulla morte.

Settembre

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 settembre 2014 by Michele Nigro

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Presagio autunnale dopo intemperanze estive

sei la promessa di una serietà invernale

ricca di sobrie novità.

Nell’aria profumo di libri scolastici e matite temperate

ritrovi una maglia leggera con odori dimenticati,

conti in sospeso e stanze da pulire,

prime nuvole sui ritorni alla realtà.

La città ti salverà!

Un sospiro sull’uscio di casa congeda l’invadenza d’agosto

si apre un passaggio concreto verso la fine del numero,

elettroni abbronzati rallentano la corsa sulle orbite del fare.

La sindrome produttiva da rientro

distrae l’uomo dai nuovi colori della mente

dagli ultimi coiti speranzosi nel quartiere

prima della discesa letargica e discreta

verso l’immobilità della pelle coperta.

Tra residui sprazzi di festa

giungerà puntuale con la brezza di mare

il freddo sussurro del futuro.

Invisible Touch

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 31 marzo 2014 by Michele Nigro

La-saggezza-e-il-futuro-a18729614

Corpo e mente conoscono da millenni

la strada senza nome verso l’equilibrio.

Soluzioni vicarianti e decisioni istintive

compensano errori evolutivi e stili di vita,

per correggere il tiro di una coscienza immobile.

Cambi d’abitudine, espedienti e virate improvvise

come su navi pirata dell’esistenza.

Dall’inconscio sapienti dispacci

raggiungono a nostra insaputa

la periferia abbandonata di un vivere ignorante.

Padroni di niente, illusi al comando

affidiamo destini e membra a un angelo interiore.

L’antica saggezza rinchiusa nel dna

con un tocco invisibile

dirige i quotidiani passi inconsapevoli.

Grasso che cola

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 febbraio 2014 by Michele Nigro

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L’imbarazzo della scelta

alberga lì dove

il grasso cola.

Quante possibilità sprecate

per mancanza di fede,

solo chi conosce lo schema di gioco

sperimenta spavaldo

aprendo le porte della realtà.

Vite parallele urlano nel buio

assetate di se stesse,

sordi al richiamo del coraggio

armeggiamo tra ipotesi, alibi

e falsi torti.

Vite sospese e caute, in attesa di un sisma

ignorano gli anni migliori dell’incoscienza

credendo alla crisi dei mercati.

Attori recitano per inerzia

la parte delle vittime sane.

Non sperano, non cercano, non immaginano più,

non rischiano

prigionieri ormai di una mortale presunzione.

Fiori di strada

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , on 7 aprile 2012 by Michele Nigro

 

Poesie sgranate

ermetici rosari

rivedute carte

perdute e amate

fonetici calzari

eresie in arte.

Orfani puri

assenti tutori

gerani duri

coscienti untori.

Fiori di strada

follia invidiata

cori di rada

morìa agognata.

Accademici idioti

appassite vigne

anemici zeloti

indispettite tigne.

Immobile

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , on 30 marzo 2012 by Michele Nigro

 

Lascia che il fremente mondo

si strugga su gustosi insulti,

pascia gemente e verecondo

e poi fugga su erbosi virgulti.

Perdonatemi, se resto qui!

Immobile e ignorante

rifiuto immaturo dell’etica.

Svegliatemi, se questo è il dì!

Ignobile e arrogante

aiuto imperituro della scettica.

Sospeso tra giudizi

come malta péi mattoni

mi ritengo necessario

presuntuoso, sogno, in quanto che

se son sceso tra i supplizi

croce alta dei santoni

ne convengo (né contrario,

né orgoglioso): c’è bisogno di epochè!

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