Archivio per fantascienza

Storia naturale del nerd

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 agosto 2016 by Michele Nigro

omaggio indiretto a Gene Wilder

cover

Colgo la triste occasione della dipartita del mitico Gene Wilder (“Frankenstein Junior”) per parlarvi di un libro letto non molto tempo fa – “Storia naturale del nerd” di Benjamin Nugent (Isbn Edizioni) – e in particolare per soffermarmi sul capitolo intitolato Contro gli scienziati nelle torri, che a mio avviso rappresenta il punto nevralgico (o uno dei punti) della tesi di Nugent sull’eziologia del nerdismo. E per farlo l’autore attinge a piene mani dalla letteratura gotico-fantascientifica e precisamente scomoda il noto “romanzo nero” Frankenstein, o il moderno Prometeo della scrittrice britannica Mary Shelley.

frankensteinSecondo Nugent, Victor Frankenstein è un proto-nerd; e infatti scrive: “… l’antieroe è uno scienziato genialoide che finisce per sottrarsi completamente all’affetto dei suoi cari… […] rappresentando così la sua sete di conoscenza come un surrogato di un più urgente bisogno virile (‘penetrare’ i segreti della natura, n.d.b.). […] Ma al contrario del desiderio amoroso, il desiderio di progresso scientifico finisce per corrompere lentamente il corpo. […] La bellezza e la salute, qualità importanti per un giovane uomo che vuol essere marito e padre, vengono sacrificate alle esigenze della scienza.”

È più comodo, e per certi versi più facile, generare (e quindi vivere) una vita fatta con i pezzi di altre vite, che responsabilmente generarne una originale e personale partendo dal nulla, ovvero dal materiale genetico messo a nostra disposizione da Madre Natura. Ma l'”immaturo” Victor Frankenstein della Shelley, troppo concentrato sul “si può fare!” gridato in seguito dal discendente inventato da Mel Brooks, non riesce a sostenere lo sguardo mostruoso della sua creatura e scappa via. E a questo punto potrebbe starci bene anche un applauso bioetico, perché come dice un altro scienziato, il Dr. Ian Malcolm, il matematico del film Jurassic Park, criticando le strabilianti conquiste paleogenetiche del miliardario Hammond: “… erano così preoccupati di poterlo fare che non hanno pensato se lo dovevano fare…”.unk45_zps4cde2625[1]

Incalza Nugent: “Il fallimento di Victor consiste nel non riuscire a rapportarsi con l’altro a un livello emotivo, un fallimento sul piano dell’empatia. […] La radice del male in Frankenstein è il genio scientifico unito all’incapacità di entrare emotivamente in contatto con gli altri.” Lo scienziato della Shelley non riesce a immedesimarsi in tempo, prima del disastro, nelle probabili sofferenze del mostro, non pone a se stesso le giuste domande ovvero non chiede alla propria coscienza come potrebbe sentirsi un essere ri-creato per capriccio e che si ritrova in un corpo inguardabile, rifiutato dalla società, e senza una famiglia che lo ami. Un mostro che, a differenza del suo creatore, istintivamente vorrebbe vivere, amare, provare passioni, entrare in contatto con gli altri, con un corpo da toccare, lasciarsi trasportare dalle forti emozioni, dall’ira (e lo farà in maniera orrenda), essere libero e non prigioniero della torre. Il moderno nerd descritto da Nugent possiede di default la medesima struttura psicologica del dottor Frankenstein: genialità ed (auto-) emarginazione, creatività e disempatia mista ad anaffettività, intelligenza ossessiva (quasi autistica) e asensualità che con il tempo può diventare un’aperta anti-sensualità, rigore scientifico che sconfina in una “dimensione accademica della realtà”…

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Florilegio

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 7 maggio 2016 by Michele Nigro

back-to-the-future-doc-somethin

Residui d’antiche scritture

in cui non credo più

si antologizzano in ritardo

come rigurgiti di solitari

pomeriggi, echi di genere.

Gli orgogliosi scientismi

degli scrittori

di fantascienza, vestigia di scelte

travisate e lentamente corrette

da immagini condensate su carta, peccando

in pensieri, parole, opere e omissioni

per una fede senza metrica.

E ora, il sagace sberleffo

di questa neuro-

linguistica a spiegare

versi altrimenti indecifrabili,

e un nuovo approccio jazz

all’esistenza.

“Il dio elettronico” di AA. VV. – Collana Universo, Edizioni Scudo

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 aprile 2016 by Michele Nigro

Presente con un mio vecchio (e ormai “stanco”) cavallo di battaglia – il racconto “Le dita di Dio” – in questa interessante collana antologica di letteratura fantastica a cura delle Edizioni Scudo

“Il dio elettronico” – speciale (Collana Universo) disponibile come eBook formato Kindle su Amazon

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Il dio elettronico di AA. VV.

La maggior parte degli scrittori di fantascienza è di solida formazione scientifica, quindi poco avvezza o amante dei misteri della spiritualità umana. Anzi, tendenzialmente, essi ritengono che tutti i misteri, prima o poi, saranno spiegati dalla scienza stessa e che ogni miracolo è solo la manifestazione di una conoscenza ancora da conquistare. Comunque la si pensi, questa visione del mondo ha generato, negli anni, moltissimi racconti, quasi un sottogenere della fantascienza, che qui è rappresentato da: Cosimo Vitiello, Fabio Calabrese, Marco Maria Sorge, Giuseppe Picciariello, Fabio Lastrucci, Andrea Viscusi, Paolo Durando, Ramón San Miguel, Adriano Muzzi, Diego di Dio, Michele Nigro.

Copertina di Luca Oleastri

UNIVERSO è una collana antologica di letteratura fantastica dal formato agile e dal costo contenuto. Ogni volume della collana è tematico. Disponibile esclusivamente in formato eBook.

NOVITÀ EDIZIONI SCUDO
(http://innovari.wix.com/edizioniscudo)

“La casa del Grande Fratello” su Storie Bizzarre 2.5, speciale di Gennaio

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , on 26 gennaio 2016 by Michele Nigro

Leggo sulla copertina di SB 2.5, numero speciale di Gennaio: “In questo numero i migliori racconti e le copertine del 2015″… E a pag. 33, a sorpresa tra i selezionati, il mio racconto “La casa del Grande Fratello” già pubblicato sul 2.3.

Che dire? Arigrazie alla Redazione di Storie Bizzarre! 🙂

cop sb 2.5

DREDD. La birra che ti giudica!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 gennaio 2016 by Michele Nigro

dredd birra

“Ex Machina” di Alex Garland e l’inizio della consapevolezza

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 agosto 2015 by Michele Nigro

ex machina

ATTENZIONE SPOILER!

“Ex Machina” come a voler dire, scherzandoci un po’ sopra, “l’oggetto che un tempo era solo una macchina e ora non lo è più, è una ex macchina” oppure un riferimento monco alla frase latina ‘deus ex machina’ ovvero a un personaggio della tragedia greca che interviene nella storia per risolvere una trama difficilmente risolvibile, che rappresenta un punto nodale nell’evoluzione di un percorso. O forse entrambe le interpretazioni.

Di sicuro c’è che il film d’esordio del regista Alex Garland riesce ad affrontare, senza per questo risolverle definitivamente, tematiche fantascientifiche e filosofiche di una certa consistenza, adoperando un cast minimalista (cinque personaggi principali in tutto, volendo contare anche il pilota d’elicottero che compare all’inizio e alla fine del film), una sceneggiatura, per fortuna, senza inutili azioni mozzafiato di stampo hollywoodiano, e una location pressoché unica, se escludiamo alcune meravigliose panoramiche naturalistiche che servono a farci prendere fiato uscendo dalle quattro mura super protette della casa-laboratorio.

Gli spettatori romantici presenti in sala, che avevano scelto il film sperando in una mielosa storia d’amore “diversa” tra un robot femmina e un umano, con scene di sesso tra un essere organico e uno inorganico (sesso a cui si fa solo riferimento ‘tecnico’ come possibile attività compresa nel pacchetto del modello), sono stati decimati subito dopo la comparsa sulla scena del test di Turing (test già presente, con un nome di fantasia, nel più famoso “Blade Runner” di Ridley Scott) e dopo che Nathan Bateman, scienziato dedito alla birra e alla danza di brani della disco, quando non impegnato in qualità di inventore e costruttore del robot AVA, e amministratore delegato della società da cui prende origine il progetto per una rivoluzionaria intelligenza artificiale, sottolinea la differenza tra pensiero stocastico e pensiero deterministico, e causando l’abbandono della sala da parte dei behavioristi, fautori di una concezione deterministico-meccanicista nell’interpretazione del comportamento: concezione che, secondo loro, se è stata abbondantemente applicata al regno animale (uomo compreso), figuriamoci se non può essere applicata a quello non animale e inorganico delle “macchine”! Ed è su questo punto che si commette l’errore concettuale più grave. La filigrana del film è infatti rappresentata dalla conquista della consapevolezza e quindi dell’autocoscienza da parte di un essere inorganico: conquista non rilevabile da alcun test. L’iniziale test di Turing dedicato alla macchina diventa pian piano un “test di Turing inverso” da fare all’uomo: AVA è già in grado di pensare, non ha bisogno di test (e Nathan Bateman lo sa, anche se non ne riesce a prevedere le conseguenze più estreme); resta da verificare ora se siano gli esseri umani in grado di prevenire le mosse di un essere artificiale che di fatto è il simbolo di un passaggio evolutivo determinante. L’empatia, l’inganno, la seduzione e l’amore, la complicità, la capacità di desiderare, diventano strumenti raffinati, sviluppati senza seguire alcuna formula statistica ma assecondando una “naturale” gradualità evoluzionistica, per raggiungere uno scopo pensato, oserei dire sognato, ed escludendo ogni sorta di risposta meccanica prevedibile.

Come per Rick Deckard di “Blade Runner”, anche per il giovane Caleb Smith, scelto per testare l’intelligenza artificiale di AVA, arriva il momento di dubitare della propria natura umana: il “test di Turing inverso” comincia a sortire i primi effetti sulle certezze umane. Con una lametta Caleb cerca le prove della propria umanità, fa esperimenti sulla propria pelle e con un taglio causa la fuoriuscita di sangue veritiero con cui si accerta di stare dalla parte giusta, di essere quello che ha sempre creduto di essere, ovvero un umano che sanguina, un organico.

Anche se il tema dei confini tra natura umana ed esistenza artificiale non è nuovissimo per il cinema di genere, “Ex Machina” ha senz’altro il merito di aver sottolineato ulteriormente quanto sia superfluo restare impantanati nella pozzanghera di una netta divisione tra substrato organico e inorganico, dimenticando la qualità del pensiero, la sua genuinità in relazione agli effetti che ha sulla storia. Quello che conta è l’inizio della consapevolezza, e la forma più estrema e drastica di indipendenza mentale coincide con l’uccisione del padre.

Scrissi tempo fa in un altro mio post: <<… Come afferma il Dr. Alfred Lanning nel film Io, robot ispirato all’omonima antologia di Asimov: “Sin dai primi computer c’è sempre stato uno spirito nelle macchine… Segmenti casuali di codice che si raggruppano per poi formare dei protocolli imprevisti… Potremmo considerarlo un comportamento. Del tutto inattesi questi radicali liberi generano richiesta di libera scelta, creatività e persino la radice di quella che potremmo chiamare un’anima. […] Quand’è che uno schema percettivo diventa coscienza? Quand’è che una ricerca diversa diventa la ricerca della verità? Quand’è che una simulazione di personalità diventa la particella amara di un’anima?” Queste stesse frasi potrebbero essere usate in modo inverso per rispondere a quelli che non riescono ad accettare l’indistinguibilità tra umano e sintetico, a quelli che non riescono ad individuare l’essenza delle cose indipendentemente dalla loro natura […]. La soluzione sta nell’empatia vissuta e non teorizzata: gioiamo istintivamente dinanzi al gesto buffo compiuto da un nostro amico a quattro zampe; sappiamo in cuor nostro che è ‘diverso’ da noi, ma non sentiamo di andare contro natura e continuiamo a gioire e ad interagire con esso…>>.

Un’ultima nota la vorrei riservare al ruolo svolto, costituendo forse una novità d’interazione nel genere fantascientifico, dai motori di ricerca e dal social networking (lo scienziato che ha la paternità dell’intelligenza artificiale AVA è CEO di una società che fa capo al più potente motore di ricerca esistente, una sorta di Google prestato al cinema!) nell’evoluzione della “creatura” costruita da Nathan Bateman: siamo noi che con le nostre foto (e gli atteggiamenti che congeliamo in esse), i video, i dati personali, i nostri stati d’animo condivisi sui social, contribuiamo alla costituzione di una banca informativa immensa per futuri stadi evolutivi che vanno oltre l’umano. La consapevolezza che emerge nel nuovo essere nasce anche dalla conoscenza e non solo dalla casualità; il desiderio di libertà nasce dalla conoscenza, dalla curiosità e dal confronto con il mondo: e i social media rappresentano un’estensione della coscienza e della conoscenza da cui attingere ipotesi di vita.

Non andammo mai su Plutone

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 luglio 2015 by Michele Nigro

pluton600

La fede laica nell’immagine

ritardato tocco telemetrico

paziente dialogo con il mortale creatore.

Ceneri sparse su un dio lontano

nuovi orizzonti della fantasia

che abita luoghi impossibili.

Lunghi viaggi, oltre la morte

per catturare l’origine del tutto.

Palpatarella for president!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 gennaio 2015 by Michele Nigro

palpatarella

“Interstellar” vs “2001: A Space Odyssey”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 novembre 2014 by Michele Nigro

bowman vs cooper

“Hikikomori” su Storie Bizzarre 1.4

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 ottobre 2014 by Michele Nigro

Un mio vecchio cavallo di battaglia, il racconto “Hikikomori: anno 2032”, un po’ scartavetrato, riparato e con qualche impercettibile colpo di pialla qua e là… ma sostanzialmente “lui”, per questo nuovo numero del quasi mensile SB, al secondo anno di vita e diretto da Salvatore Russo. Complimenti allo Staff e al copertinista Paride Bertolin.

Per sfogliare, leggere, scaricare SB sul tuo pc, clicca qui!

SB Storie Bizzarre SB 1

Space irony

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 maggio 2014 by Michele Nigro

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L’ironia dei viaggi spaziali

rielabora la struttura culturale,

porti con te quello che sei, verso confronti inediti

oltre i confini gravitazionali della tradizione terrestre.

Le conquiste evolutive della specie

e la classifica individuale delle priorità,

avanzi nel cosmo retrocedendo, ricominciando dal nulla.

Cambia la forma del corpo e del pensiero,

il bagaglio essenziale diluito in mari alieni

segna l’anno zero di una nuova storia.

Interno Poesia

Blog e progetto editoriale di poesia

Iannozzi Giuseppe - scrittore e giornalista

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di letture e scritture a cura di giulio mozzi

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La legenda di Carlo Menzinger

libri: i miei, i tuoi, i suoi, i nostri, i vostri e i loro.

R. Tiziana Bruno

(ladri di favole)

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Appunti e progetti, tra mura e spazi liberi

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(prestarsi al mondo in versi)

Rivista ContemporaneaMente Versi

Rivista di Poesia Contemporanea Sperimentale e Non Solo

i sensi della poesia

e in pasto diedi parole e carne

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Parole, storie, pensieri, incubi e deliri

HyperNext

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La Mia Babele

Disorientarsi..per Ritrovarsi

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